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Il caso del sig. LaQualunque

Creato il 31 gennaio 2011 da Dallomoantonella

 

Il caso  del sig. LaQualunque

Analisi di un fenomeno sociale  preoccupante che rischia di venire sottovalutato  e  scambiato   per  un  male  necessario perché  condiviso.

Chi è il sig. LaQualunque  Cetto ?  Perché  Albanese  se ne è occupato nella sua ultima satira? Perché lui stesso  lo definisce il personaggio più schifoso  e rivoltante  che  abbia ad oggi avuto modo di  interpretare?

Forse perché la realtà supera di gran lunga la fantasia,  e questo ce lo ha insegnato la storia.

Il  sig. LaQualunque  si comporta in modo  qualunquista  che non vuol dire distratto; è attentissimo  ai propri interessi, ai propri  piaceri, alla propria  idea  di “saper stare nel mondo”.

Il mondo è un luogo che ci deve dare soddisfazione, dove la sola legge che conta  è quella che ci siamo data;  sembra che in questo mondo ad personam   dove regna  sovrano  il maschilismo  e l’amore per  il  pilu   tutto  ruoti appunto intorno ad una  incontenibile  attrazione per il sesso; la sola cosa  che conta è  avere merce  femminile  in abbondanza,  oltre che una  famiglia  più o meno regolare  in cui  la moglie  possa garantire quel servizio  costante  che il popolo  delle donne ad ore  non può certo  assicurare.

E poi le mogli servono per fare figli, quei figli che in caso di bisogno possono addirittura salvarci  dal carcere,  magari  facendo risultare queste  ignare e  incolpevoli  creature   le sole perseguibili   delle nostre malefatte.

Ironia della sorte;  fatta la legge, fatto l’inganno; la stessa legalità si mette al servizio  del delinquente,  del truffatore, del parassita,  di quello che  la legge la studia proprio  per saperla raggirare…

Assenza totale dell’idea di Stato, assenza totale  del rispetto delle differenze, assenza totale  del rispetto dei più  elementari  diritti civili, personali e sociali.

Il  nostro vicino di casa  o ci è amico, ossia appoggia  quello che è la nostra visione del mondo,  o  è un avversario da abbattere,   non fisicamente ma  psicologicamente.  L’eliminazione fisica  è sconsigliata perché di difficile  gestione e di non utile  strategia; per un uomo morto come vittima  ce ne sono altri cento dopo di lui pronti a prendere il suo posto…Questo non  accade nel caso della  lotta verbale, condotta  a suon di  convegni, comizi, duelli, confronti e campagne elettorali, dove  vince chi la spara più grossa, chi conquista meglio la platea con le proprie  acrobazie   dialettiche  e   ballistiche.

E poi l’importante è non lasciare nulla all’immaginazione; la gente vuole  avere di che divertirsi, solo questo conta; la  cultura, il sapere, i valori, l’impegno, il senso del dovere, l’assistenza ai più poveri…sono  tutte minchiate,  argomenti  degni del più idiota dei candidati alla poltrona  governativa di sindaco.

Questo attacco metodico e chirurgico alla democrazia  è condotto  non certo senza  degna  strategia; per vincere si possono anche mobilitare  adeguati sostegni   che ci sappiano   garantire il successo,  la riuscita finale,  perché la posta in gioco è troppo alta.  Ci si gioca  la propria terra, il suo immobilismo, il suo stare ai margini della legalità,  il suo non riconoscersi parte di un sistema generale  e  politico  dove contano ancora  l’onore, quello serio, la parola data, quella spesa,  l’impegno sociale,  quello  che fanno di un paese barbaro un paese civile  e degno  di stare  accanto  a chi allo sviluppo dei popoli ha dedicato se stesso.

Eppure   il sig.  Cetto  è persino simpatico, è persino  divertente, ha un  qualcosa  di assolutamente   condivisibile;  è per l’appunto l’uomo della porta accanto,  quello che prima pensa alla propria  pancia  e poi  di nuovo  alla propria pancia…e poi è un uomo che vince, dunque piace; non   si cerchi  di educarlo, di fargli cambiare idea, di trasformarlo, di  convertirlo;  lui è in una sola parola  inamovibile,  sa quello che vuole, sa quello che deve fare, è sostenuto da una schiera fedele  di  fedelissimi  che  riconoscono in lui il loro capo naturale.

Il sig. LaQualunque scende in politica per salvaguardare  la propria sopravvivenza, o meglio, per garantirsi  quelle impunità   che diversamente rischierebbe  di perdere, come per esempio potere continuare a non pagare le tasse, potere avere indisturbato due mogli  o comunque due femmine  sotto lo stesso focolare domestico, potere arricchirsi   al di fuori di ogni regola,  dove tutto  sembra nulla,  nessuna irregolarità  è di fatto  irregolare, perché non si è mai visto  che là dove lo Stato è sempre risultato   assente,  questo stesso Stato  possa avanzare dei diritti sulla nostra vita.

L’unica   colpa  che ancora sembra non sporcare il signore  in questione, è quella  del fare uso o spaccio di droga;  forse è questo  conservarsi in un contesto tutto sommato ancora pulito    che   conferisce al sig. Cettolaqualsiasi    la indubbia  ed  onnipresente  popolarità.

Le regole del sig.  Fatti i cazzi tui   sono del resto  elementari, quasi primitive: la  prima su tutte è quella  del non affezionarsi a nessuno; chi si affeziona è un coglione, è un perdente, è uno  che  non  sa stare al mondo, un emarginato, un perseguitato,  un cattivo esempio  da non imitare.

Le persone sono semplicemente delle proprietà;  impera la legge del dare per avere,  del restituire  per avere  ricevuto,  del rispetto dei ruoli, dove l’unico ruolo   che  conta è quello del capo.

In un mondo siffatto non c’è  pericolo di stare fuori tempo;  il tempo presente  è il solo  degno d’essere vissuto, che non è il cogli l’attimo che fugge,  ma  il  fottiti il prossimo ora prima che sia il prossimo a fottere te…

Esagerazione?  Pessimismo  non giustificato?  Parodia   di un mestiere, quello del   politico, che ormai ha toccato i minimi storici  nel cammino  del nostro giovane  e  glorioso  paese?

Nulla di tutto questo, purtroppo.   Semplice e cruda verità.   Certo,  una faccia della verità,  quella che sembra accettare passivamente e senza reagire questo sistema di vita per nulla degno d’essere condiviso.

Dietro il sig.  Qualunquemente e comunquemente   per certo   esiste  e sopravvive  una folta  schiera  di persone normali  che quando  vanno a votare  non danno  la propria preferenza  a questo partito,  lo schieramento  del   degrado più assoluto, della più desolante perdita  di ogni   punto di  riferimento…ma  ancora  cercano e credono  di potersi migliorare, di potere trasmettere ai propri figli un   senso  per quello che si fa, che si è, che si pensa, che si sceglie…

Il sig. del partito del Pilu, aldilà  del suo potere ricordare qualcuno nello specifico piuttosto che altri…è in una sola parola tutta la nostra classe dirigente  attualmente al governo,  o meglio,  chiama  tutti i nostri politici  a questo vaglio, a questa  osservazione doverosa.

Se poi pensiamo che questi politici  li votiamo noi,  il senso  di colpa  si può gravemente allargare…

Il fatto che il personaggio  in questione  sia  poi un personaggio del sud piuttosto che del nord,  non fa che acuire la tragedia della differenza  di questi due mondi  che abitano dentro la stessa famiglia;   ragioni storiche,  ragioni  secolari, ragioni  politiche precise  che  andrebbero una volta per tutte affrontate  e risolte.

La cosa che più sconvolge, quando si esce dalla sala  dopo la visione del film,  è  una certa vaga e neanche tanto  vaga  sensazione sconsolatrice  …

Un vocina dentro di noi ci dice “Le cose non cambieranno mai”  ed un’altra vocina dentro   di noi ci dice “Però io conosco persone   che non farebbero mai  quello che il sig. Qualunque  farebbe e fa…”

Dunque la speranza è davvero l’ultima a morire…

 


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