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Il comportamento come sistema

Da Bruno Corino @CorinoBruno

A chi segue con attenzione lo sviluppo della mia Etoanalisi, non saranno sfuggite le “affinità” tra i vari stili interazionali. In particolare, ho tentato di individuare, ogniqualvolta ne ho avuto l’occasione, cosa avessero in comune e cosa invece li differenziasse un comportamento classificabile come impositivo, competitivo e seduttivo con i loro rispettivi complementari (sottomissivo, adulativo, mimetico). Ho tentato anche di analizzare le affinità di “potere” che ciascuna modalità interattiva mette in atto allo scopo di affermare il Sé. Tutto ciò ho tentato di analizzarlo in rapporto al “tempo”, allo spazio e alle cose o persone. Inoltre, oltre ai rapporti inter-modali ho tentato di far emergere i rapporti intra-modali, cercando di rintracciare in ciascuna di essa delle coerenze interne. A questo punto, ho cominciato a configurare una grammatica degli stili interazionali, con una propria “semantica” e sintassi. Insomma, è venuto fuori che ogni stile o modalità interattiva non può mai essere compreso in sé, ma sempre in relazione a un altro stile o modalità. In altri termini, capisco che cos’è un comportamento prevaricatore se lo metto in relazione a un comportamento competitivo o seduttivo: il “valore” di ogni comportamento diventa comprensibile in rapporto al “valore” di un altro comportamento. A questo punto potrei anche dire che la “struttura” di ciascun comportamento rappresenta un vero e proprio “sistema”. Credo che questa sia la novità più originale che ho cercato di mettere in rilievo.

Arrivato a questo punto, alcuni problemi sono sorti spontaneamente: tale sistema è specifico alla specie umana o può essere esteso anche ad altre specie (in particolari ad altri mammiferi); il sistema è “universale” (almeno per la specie umana) oppure subisce delle variazioni culturali? Ha un’origine e, di conseguenza, anche una sua evoluzione, oppure è configurabile come un sistema statico? Infine, c’è differenza di genere? Ossia vale tanto per i maschi quanto per le femmine? Per rispondere a queste domande mi sembra opportuno instaurare una comparazione tra il sistema del comportamento e quello del linguaggio. Come il linguaggio è una forma di comunicazione “conosciuto” da tante specie animali, così lo è anche il sistema di comportamento. Intendo dire, forme di prevaricazione, competizione o di seduzione sono presenti anche nel mondo animale. A cambiare però, rispetto al mondo umano, è il “dispositivo” a cui quelle forme rispondono. Nel mondo animale il dispositivo è guidato dall’“istinto”, mentre in quello umano è guidato dalla “cultura”. In altri termini, il sistema comportamentale nel mondo umano è “plasmato” dalla cultura. Tra l’altro è proprio su questo criterio discriminante che ho instaurato la differenza tra l’etologia e l’etoanalisi. Volendo precisare ciò che intendo dire, posso servirmi del seguente esempio. Ogniqualvolta uno gatto s’appropria di qualcosa che aveva catturato un altro gatto commette un atto prevaricatore: ciò che il gatto fa valere sono i rapporti di forza. Il suo comportamento non varia in relazione a questo atto: quando può, fa valere la sua forza, quando è più debole la subisce. Da questo punto di vista, la “struttura” della prevaricazione è identica tanto nel gatto quanto nell’essere umano, con la differenza però che l’agire del gatto è determinato dal suo istinto. L’affermazione del sé del gatto (allo stato selvaggio) non subisce alterazioni in relazione alla situazione. Possiamo notare come il suo comportamento può subire delle variazioni minime in un gatto addomesticato (“acculturato”, cioè che vive in un ambiente predisposto dall’uomo). Nel mondo non animale, invece, ciò che un tempo poteva essere considerato come un atto prevaricatore, in un secondo tempo può non essere più percepito come tale. Ad esempio, appropriarsi di qualcosa che appartiene ad un altro, in un momento storico può essere percepito come una prevaricazione. Quando la cosa diventa un fatto tradizionale e consolidato, accettato come un fatto del tutto normale, l’atto non sarà più percepito come un comportamento prevaricatore. Lo stesso discorso si può fare in relazione a ciascuna cultura. L’osservazione può essere estesa anche a relazioni identiche. In due identici rapporti d’amicizia, ad esempio, lo stesso atto può essere percepito in modo diverso. Quindi, ciò che può variare di cultura in cultura, o di relazione in relazione è il contenuto (o la semantica) della prevaricazione, ma non il “come”, ossia la sintassi.


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