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Il Coraggio del Vero Amore

Creato il 09 marzo 2012 da Dietrolequinte @DlqMagazine
Postato il marzo 9, 2012 | CINEMA | Autore: Vittoria Averni

Il Coraggio del Vero AmoreNon tutti i giochi sono così innocenti come sembrano. Ce ne sono alcuni in cui si rischia parecchio. Ci si sfida, “prova a fare questo se ne hai il coraggio” si dicono spesso i ragazzini per incitarsi a compiere qualche azione. E se anche l’amore fosse un gioco? Beh, si potrebbe rispondere “Amami se hai il coraggio”. Almeno così ha risposto nel 2003 Yann Samuell con il suo Jeux d’enfants, tradotto appunto col titolo italiano di Amami se hai coraggio. Giochi di bambini tradotto letteralmente. Ed è proprio per gioco che inizia la storia tra Julien Janvier (Guillaume Canet) e Sophie Kowalsky (Marion Cotillard). Entrambi bambini che desiderano evadere dalla realtà: lui cercando di dimenticare la grave malattia della madre (“metastasi, una parola disgustosa che non vuol dire niente”) e un padre eccessivamente autoritario, lei di sfuggire ai commenti cattivi dei compagni di scuola che la chiamano “sporca polacca”. Così inizia il gioco, una sfida che li porta ad infrangere divieti, tabù, autorità e sentimenti. Un inseguirsi di sfide tra Julien e Sophie, accompagnate da un ritmo prima dilatato poi accelerato, ma sempre distorto; ci si ritrova in uno spazio in bilico tra l’onirico e il ludico, visionario, fantasmagorico, accentuato da colori saturi, reminiscenze musicali retrò (tema del film è la celebre canzone di Édith Piaf, La vie en rose, riproposta in numerose versioni diverse), personaggi grotteschi e disegni pop-up che rendono viva la giostra dipinta sulla scatola di latta che si passano a vicenda con le loro innumerevoli sfide. Ed il ritmo è proprio quello di una giostra che si ferma, riparte, frena, accelera. Ma il gioco ha un certo punto s’incrina. Julien e Sophie sono cresciuti e ora ad essere messo in ballo è l’amore.

Il Coraggio del Vero Amore

Perché non si può rispondere “Gioco!” ad “Amami!”, o forse si? Perché quello messo in scena da Samuell è un mondo visto con gli occhi dei bambini, per i quali si ama giocando e si gioca amando. Ma si può immaginare l’amore come una sfida? Potrebbe diventare una sfida autolesionista. Julien e Sophie non si sono visti prima per quattro anni, poi per ben dieci anni dopo il matrimonio di lui. Le loro vite sono andate avanti, hanno realizzato sogni ed aspirazioni. Ma era davvero questo che desideravano ardentemente? Questi dieci anni di lontananza e di infelicità? Forse il sogno più grande era quello di restare bambini e continuare a giocare con la stessa spensieratezza dell’infanzia. Ed il loro, come tutti gli affetti dei bambini, è un amore eccessivo, esasperato, dolceamaro, disperato, altalenante, distruttivo, che non ha paura di nulla. È un amore che non si sa vivere nella tranquillità e serenità, per essere vissuto davvero da Julien e Sophie deve essere estremo. Ed infatti riprende in modo ancora più spericolato il gioco tra i due, un “gioco che è meglio della libertà, meglio della vita” come dirà Julien in uno dei suoi numerosi monologhi.

Il Coraggio del Vero Amore

Si spinge molto oltre l’immaginario, ma il finale (inaspettato) è una vittoria, il trionfo dell’amore senza fine decretato dalle parole “Non ci lasceremo più. Mai più”. È un amore che per esistere deve essere fermato, cristallizzato in quel momento irripetibile ed unico di un bacio. E la loro vittoria è nella consapevolezza che affinché il loro amore resti così perfetto e immutato deve immobilizzarsi in eterno. Così in quegli ultimi momenti si rivivono e ripresentano a ritroso tutte le occasioni perdute, tutti quei baci non dati che li hanno portati lì. Viene ovviamente da chiedersi se sia proprio questo l’amore, se l’unico modo affinché sia “per sempre”, l’unico modo per preservarlo dalle intemperie, dai tradimenti, dallo scorrere del tempo sia quello di immobilizzarlo in un attimo eterno, di congelarlo, di custodirlo sotto metri di cemento. Di scegliere volontariamente la morte per non perdersi più, per restare abbracciati per sempre. Julien e Sophie scelgono di abbandonarsi totalmente a quel momento perfetto, scelgono di giocare fino all’ultima partita un gioco pericoloso come l’amore, “un gioco che non andrebbe mai giocato, neanche se a proporvelo è il vostro migliore amico”.



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