Il dado è tratto

Da Lorenzorobertoquaglia

Ormai è chiaro, siamo in campagna elettorale. In settimana Rete 4 ha mandato in onda in prima serata il primo film della serie di Don Camillo e Peppone, segnale questo inequivocabile che la tenzone elettorale è iniziata. Del resto sempre in settimana, dagli Stati Uniti il Premier Monti rilasciando tre interviste a tre reti televisive diverse, è partito col dire che non si sarebbe candidato per finire col dire che se gli italiani lo chiamassero, non farebbe mancare il suo contributo per il bene del Paese. Non è ancora chiaro in che modo gli italiani dovrebbero arruolarlo. Nei fatti, tipico linguaggio da campagna elettorale.   
Ma quale panorama politico si presenta davanti agli occhi di noi italiani?
Nel centro destra il PDL è sempre più in crisi nera e non trova ancora il bandolo della matassa: candidare Berlusconi o non candidare Berlusconi alle prossime elezioni? Posto che sarà Berlusconi a decidere cosa deciderà il PDL.  Certo all’ex Premier, che ieri ha compiuto settantasei anni, non sarà piaciuta la discesa in campo finalmente ufficializzata del Presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo che, con la sua Fondazione Italia Futura, cercherà di occupare proprio lo spazio elettorale dei delusi del PDL.  Italia Futura poi, sostenendo apertamente il Monti Bis strizza l’occhiolino ai centristi dell’UDC di Casini e a Futuro e Libertà di Fini che si propone con il suo nuovo movimento Mille x l’Italia.  Questo è ciò che sta accadendo nel Centro Destra italiano spaventato dall’antipolitica che pervade ormai larghi strati della società civile e che trova nel movimento dei grillini un possibile sbocco elettorale. Non è un caso che Grillo abbia bollato la scelta statunitense di Monti di non escludere un suo nuovo impegno politico come un rigor montis.  Per ora la Lega Nord rimane estranea a possibili alleanze con gli ex alleati, ma non è escluso un possibile ripensamento di Maroni perché è chiaro che da soli, in elezioni politiche nazionali, la Lega non otterrebbe un gran risultato.
Spostandosi un poco a sinistra, il PD per prima cosa deve masticare e digerire il grosso boccone, che si sta rivelando di sapore agro, delle primarie, che del resto ha ideato, preparato e cucinato da solo. Quindi, una volta che gli italiani avranno chiaro quale leader e quale programma avrà il PD, speriamo che accada presto, si potranno valutare le possibili alleanze. Che sostanzialmente si possono così sintetizzare: o guardare al centro e fare una coalizione “salva Italia” con Casini, Fini e Montezemolo, tipo quella che ha governato in Germania in questi ultimi anni, con Monti premier oppure guardare a sinistra dove però si trova Di Pietro in disaccordo con la cura Monti che invece il PD ha contribuito a sostenere e dove si trova, ancora più distante politicamente, Vendola con SEL che non vuole neanche sentire parlare di Monti & co.   
Mentre tutto questo magma politico ancora bollente si sta muovendo intorno a noi, una domanda mi preme ricordare a tutti gli italiani che tra sei mesi dovranno decidere a quale gruppo politico affidare il futuro dell’Italia: ma con quale legge elettorale andremo a votare?
Perché è chiaro che se le regole del gioco non cambiano, il Parlamento sarà in mano per altri cinque anni a persone scelte e nominate non da noi, ma dai partiti politici e quindi mi risulta difficile credere che un Parlamento così eletto possa affrontare con successo una fase costituente e di vero rinnovamento della società italiana.  I tempi tecnici per modificare la legge elettorale ancora ci sono , ma i giorni stanno terminando e l’impressione è che alla fine questa legge faccia comodo ai più, al PDL che l’ha proposta e votata a suo tempo insieme alla Lega e anche al PD che l’aveva bocciata ma che ora forse la sta rivalutando.
Senza una nuova legge elettorale, temo che tutti gli sforzi che i partiti stanno facendo per proporsi con un nuovo abito “pulito” e in ordine per la competizione elettorale siano inutili. E’ bene che i nostri politici lo sappiano, questa volta gli italiani non sono disposti a fare sconti a nessuno. Se i nomi dei candidati saranno i soliti noti, vincerà l’antipolitica e l’astensionismo e questo non dobbiamo augurarcelo per nessun motivo.   
Ultimo pensierino provocatorio, ma non tanto: e se noi italiani invitassimo a candidarsi Premier in Italia un leader straniero? 


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