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Il decalogo dell'infelicità

Creato il 02 aprile 2011 da Jitsumu
Se so che devo morire non capisco perché devo essere felice. La differenza tra l' uomo e l'animale sta tutta in questa consapevolezza, per cui l' infelicità è l'elemento costitutivo della condizione umana, che un tempo le religioni e oggi le psicoterapie o i ritrovati farmacologici cercano inutilmente di narcotizzare.Il decalogo dell'infelicitàSull’infelicità  il genetista Edoardo Boncinelli ha le idee chiarissime. Interrogato per il libro "Perchè siamo infelici" ha dato il suo decalogo (si può essere d’accordo o no, ma aiuta a capire qualcosa di più di noi stessi):
1) L’infelicità non è un accidente, è un destino2) Tutti gli uomini sono infelici3) C’è chi se ne ricorda sempre, in ciascun istante della propria vita, e chi riesce a dimenticarsene, a intervalli più o meno lunghi4) Come reazione ad uno stato di infelicità e di prostrazione il cervello produce sostanze consolatorie, spesso proteine, che hanno lo scopo di riportare equilibro. Queste sostanze confluiscono nel circuito della dopamina, o circuito della soddisfazione del desiderio. Il circuito non lavora con la stessa efficacia in tutti gli uomini. Il perché è ancora senza risposta5) L’infelicità ci duole, ma ci spinge. Così come uno stato di moderata soddisfazione, seppure intermittente, è funzionale alla nostra capacità di affrontare le vicissitudini della vita, che non sono tutte invariabilmente positive, così la infelicità è un rinforzo di motivazione. Il suo ruolo fisiologico, quindi evolutivo, è innegabile6) Esistono due tipi di infelicità: quella che ha un motivo reale e quella che non ha alcun motivo. La prima ci accomuna agli animali, la seconda non ha alcun antefatto evolutivo: è “tutta nostra”Il decalogo dell'infelicità 7) Non esiste né esisterà mai un gene della infelicità (o della felicità). Piuttosto quindicimila, ventimila geni. In seicento milioni di anni di evoluzione dei vertebrati, la natura ha imparato questo: le funzioni più importanti per la vita è bene distribuirle su un imponente “parco geni” altrimenti chi nasce con il gene “sbagliato” finisce subito in fuorigioco8) La infelicità è frutto della ragione e della capacità di ricordare: deriva dal confronto fra obiettivi e raggiungimenti9) Il contraltare della infelicità è lo spirito vitale, l’attaccamento alla vita. Non c’è nessun motivo razionale per vivere: la ragione ci aiuta, ma non ci motiva a vivere. Noi viviamo perché siamo animali e il perseguimento della sopravvivenza è il primo e ultimo obiettivo reale, anche se generalmente inconsapevole, di ogni essere vivente10) Che l’evoluzione biologica possa cambiare questo stato di cose è altamente improbabile: se ne riparlerà fra centinaia di migliaia di anni. Nel frattempo, più che la medicina possono le “droghe sociali”. Come diceva Ortega y Gasset: nessuno, se totalmente assorbito in un’occupazione, può sentirsi infelice.

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