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Il declino veste rosa

Creato il 04 marzo 2014 da Albertocapece

Italia nuovo governo

Anna Lombroso per il Simplicissimus

L’associazione nazionale D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza invia una lettera al Presidente del Consiglio per chiedere  un incontro per un confronto sugli interventi e le azioni politiche necessarie per affrontare il problema della violenza maschile contro le donne. “Abbiamo preso atto, scrivono,  che il Suo Governo non ha un ministero che si occupi delle politiche di genere, sottolineiamo con preoccupazione che, fino ad oggi, l’incarico non è stato nemmeno attribuito in delega. La scelta di nominare otto Ministre all’interno del suo Governo è sicuramente un segnale positivo, siamo però convinte che le quote rosa non risolvono il gender gap che colpisce le donne nella società italiana”.

E che ministre verrebbe da dire, che quote nere come la pece, una che dice che le armi, F35 compresi, servono a preparare la pace, una che sfrontatamente perora al causa delle scuole private,  da aiutare o con finanziamenti diretti o sostenendo i genitori che le scelgono per la loro fortunata prole. Una incurante del fatto che mostrare contrarietà nei confronti dell’aborto, come ogni donna fa, da una funzione istituzionale, significa compiere una lesione a una legge dello Stato che ci ha protetto da clandestinità, criminalizzazione e morte, e che sostiene che l’unica vera famiglia è quella composta da un uomo e una donna, che si amino o no è irrilevante. Una che ha licenziato e affamato le sue maestranze, donne e uomini, annientando diritti e conquiste, grazie all’esperienza maturata da una dinastia di padroni avidi e irresponsabili, trasferendo le unità produttive altrove in modo da penalizzare altre donne e altri uomini con salari minori e risparmiando in sicurezza, ambiente, leggi e regole.  Un che vanta una cieca abnegazione all’”ideologia” imperialistica europea tramite  l’appartenenza a tutti i possibili forum, associazioni, organismi per giovani ambiziosi e che di fronte alla crisi Ucraina ha emesso la frase decisiva: “bisogna abbassare i toni”.

Adesso di aspettiamo che gli insegnanti rivolgano una lettera aperta  a Renzi sui dieci comandamenti della Giannini: 1. sì al taglio di un anno alle superiori; 2. riforma della scuola media inferiore; 3. no ai concorsoni, bisogna trovare nuovi strumenti per le assunzioni nella scuola; 4. no al monopolio della tecnologia; 5. gli Invalsi sono un buono strumento, ma vanno migliorati e perfezionati; 6. gli scatti stipendiali devono essere concepiti in base al merito, allo studio, all’aggiornamento costante, perché gli automatismi legati all’anzianità rappresentano “il frutto di un mancato coraggio politico del passato”; 7. finanziamenti per la scuola statale e paritaria; 8. riconoscimento del diritto allo studio per gli studenti e al merito per i docenti; 9. valutazione di un piano di messa in sicurezza delle scuole e occuparsi anche di edilizia scolastica; 10. ritorno dall’anno prossimo del “bonus maturità”.

E poi i sovrintendenti scriveranno un appello per valutare l’opportunità di mantenere o meno gli organismi che dovrebbero garantire tutela, manutenzione, vigilanza, osservanza dei criteri di conservazione.

Per non parlare dei lavoratori che in assenza di autorevoli rappresentanze potrebbero tramite tweet rivolgere dolenti e accorati moniti per concordare qualche intervento sul Job Act, qualche addomesticamento delle misure più infami, qualche accomodamento  in amteria di festosa flessibilità.

I malati sono più penalizzati ma magari la D’Urso potrebbe mandare i suoi inviati per raccogliere suggerimenti da indirizzare al Governo.

Ma una volta quando c’era un governo impopolare, nel senso che lavorava, ammesso lo facesse, contro il popolo e i suoi interessi, la strada da percorrere non era quella dell’opposizione? Quando poi approvava qualche legge particolarmente lesiva non si scendeva in piazza, non si raccoglievano firme, non si indicevano referendum? e non si smetteva di comprare giornali di regime, non si metteva a tacere il famigerato Fede? Pare che ormai l’unico leader di opposizione sia diventato Crozza, malgrado una bonaria simpatia nepotistica per il monarca. E deve aver proprio ragione un illuminato teorico della democrazia che sostiene che contrattazione sindacale e peso della rappresentanza hanno talmente perso vigore da essersi convertiti in mercanteggiamento.

Tra i tante appelli e tante lettere aperte infatti manca quello della cittadinanza che ormai ha ceduto tutto, è stata espropriata di tutto e al suk nel quale è stata trasformata la democrazia non ha più nulla da vendere e da comprare. E allora ci resta l’esproprio proletario.


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