Oggi il "deficit democratico" non avviene per colpa di qualcuno in particolare, ma perché non è completata la trasformazione da Stati nazionali a Stati federali degli Stati Uniti d'Europa. Siamo a metà del guado: e se non si completa la traversata, si vede che cosa si perde (tanti piccoli privilegi, che ci facevano stare al calduccio, ma che sono un po' obsoleti e soprattutto rischiano di essere inutili, in futuro), ma non che cosa si guadagna (la sicurezza di stare dentro un vaso di ferro, l'Europa unita, invece che in un vaso di coccio, stretto fra due vasi di ferro: Usa e Cina, dove il vaso di coccio è la somma di stati nazionali non integrati, un mosaico magari bello ma fragile).
Per competere a quei livelli, mica bastano i bassi salari o il “pelo sullo stomaco” dei Robber barons! Serve quell’integrazione di comunismo-verticista, anti democratico, e di turbo-capitalismo da chicago boys, da Cile-Pinochet? Cose che fanno impallidire perfino una post-democrazia… That’s globalization, stupid! Va inventato qualcosa di nuovo, per rendere l'Europa efficace ma democratica: il federalismo europeista: gli Stati Uniti d'Europa.
Anche gli Europei vorrebbero eleggere il loro Obama vs. Romney. Per decidere. Per incidere sui processi decisionali. E non essere schiavi di burocrazie e "ipse dixit" calati dall'alto.
Siamo come un elastico tirato da due capi all'opposto: da un lato, c'è chi è legato al "Vecchio Mondo", l'Europa degli anni '60 con il suo Welfare; dall'altro, Foxconn, i Marchionne, il turbocapitalismo, che ci ricordano che il nostro modello ha creato una "coperta troppo corta". In mezzo, gli europei, sballottati dagli Spread e da capitalisti duri-e-puri, mentre le Sirene marxiste cercano di riportare tutti a sognare un'Europa no più esistente in un'ipnosi collettiva...
P.S.: Gli USA si avviano a votare per le elezioni USA, in un duro confronto Obama vs. Romney. L'Italia, invece che fa? Al funerale di Rauti, i fischi contro Fini fanno pensare a un Paese che vive ancora nelle ideologie del dopo guerra, nell'eterno scontro ideologico, sempre uguale a stesso, repliche di Déjà vu... L'America guarda già a dopodomani (al G20 e ai G2 con una Cina che - anch'essa - cambia leadership, inuna situazione economica accelerata e pesante). L'Italia è imbalsamata nelle retrospettive anni '50. Come se un incantesimo di una fata malvagia ci impedisse di guardare al futuro, ma al contrario ci imprigionasse dentro uno specchietto retrovisore, a recitare recriminazioni vecchie di decenni. Mentre là, fuori, il mondo galoppa, e ci guarda basito
- Repubblica.it: Il mondo guarda alle elezioni Usa
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