Il discorso di Davutoğlu all’Assemblea generale delle Nazioni unite (2012)

Creato il 30 settembre 2012 da Istanbulavrupa

Stamattina mi sono messo pazientemente a leggere i discorsi del ministro degli esteri Davutoğlu in occasione dei vari incontri multilaterali a margine dell’Assemblea generale dell’Onu a New York, oltre ovviamente a quello pronunciato – in assenza del premier – in seduta plenaria. In estrema sintesi, la visione di Davutoğlu è sempre la stessa: trasformare la Turchia in centro geopolitico del continente afro-eurasiatico e in potenza dalle aspirazioni globali (molto attenta ai temi della sicurezza, della pace e dello sviluppo, oltre che alla sua identità islamica).

Senza entrare nei dettagli dei vari discorsi, già prender nota dei raggruppamenti a cui si è rivolto è un utilissimo e illuminante esercizio: Alleanza delle civiltà, Organizzazione per la cooperazione islamica, Organizzazione per la cooperazione del Mar nero (la Turchia è presidente di turno nel secondo semestre del 2012), Paesi meno sviluppati (di cui la Turchia ha la guida per un decennio), Mediation for Peace (con Brasile e Finlandia) [di quest'iniziativa - e del documento prodotto - parlerò con calma nei prossimi giorni].

Mentre in seno all’Assemblea generale ha contestato l’incapacità della comunità internazionale a risolvere i conflitti e le crisi: che anzi aumentano di anno in anno (Palestina, Nagorno-Karabakh, Cipro, soprattutto Siria) ; ha conseguentemente invocato – senza però proporre soluzioni pratiche – la riforma del Consiglio di sicurezza di cui si parla da un paio di decenni almeno; ha proposto un’iniziativa normativa per fare della denigrazione delle religioni un crimine.


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