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Il fantasma dell’Opera (1943)

Creato il 13 agosto 2010 da Soloparolesparse

Il fantasma dell’Opera è forse la storia che conta più trasposizioni cinematografiche in assoluto.
IMDb ne conta addirittura 20, la Universal da sola ne ha realizzate ben 3 (che diventano 4 se consideriamo la sonorizzazione del 1903 – comunque uscita in sala – del film con Lon Chaney del 1925).

La versione diretta da Arthur Lubin nel 1943 è sicuramente quella con meno aspetti horror ma ha una sequela di altri pregi che me la fanno comunque amare senza condizioni.

Il fantasma dell’Opera (1943)

La storia si allontana un po’ dalla vicenda originale raccontata nel romanzo di Gaston Leroux.
Buona parte della vicenda è dedicata ai giorni in cui il fantasma nasce, alla storia di Erique Claudin, violinista all’Opera di Parigi che soffre di artrite ed è costretto a smettere.
Da sempre protegge in segreto la giovane cantante Christine e la perdita del lavoro lo spinge a provare a vendere il concerto che ha scritto per raccogliere i soldi che gli servono per le lezioni della ragazza.
Un disguido lo porta ad uccidere l’editore ed esce dallo scontro col volto sfigurato.

Da qui parte la sua avventura di fantasma. Si nasconde nei sotterranei che conosce tanto bene e trasforma la sua protezione nei confronti di Christine in qualcosa di morboso e terribile… eliminando tutti quelli che provano ad ostacolarlo.

 Il fantasma è un elegante Claude Rains che accettò la parte a patto che il trucco sul suo volto fosse estremamente limitato.
Il rapporto del fantasma con Christine rimane decisamente misterioso. Vennero girate scene che chiarivano come Claudine fosse in realtà il padre della ragazza, ma alla Universal il risultato sembrò decisamente ambiguo e sentendo puzza di incesto decisero di tagliare quelle scene lasciando intendere che quello di Claudin fosse un amore esclusivamente passionale.

Il fantasma dell’Opera (1943)

Splendido il sorriso della giovanissima Susanna Foster, che all’epoca non aveva ancora 18 anni. Come splendida è la sua incredibile voce…

Se è vero che gli aspetti horror sono limitati, vennero introdotti alcuni spunti da commedia che funzionano in maniera decisa.
In particolare il rapporto di odio/amore tra Nelson Eddy e Edgar Barrier è giocato con una serie di sketch leggeri davvero simpatici.
Come pure è funzionante il tormentone dell’assistente del teatro convinto da sempre della presenza del fantasma.

Un capitolo a parte meritano le scenografie, grandiose e davvero notevoli.
E’ il caso dell’appartamento di Claudin (che sembra uscito dal Gabinetto del dr. Mabuse), ma soprattutto del teatro dell’Opera.
La struttura fu realizzata negli studi della Universal per il film del 1925 ed è una riproduzione pazzesca del teatro parigino, comprensiva di sotterranei.
Il lavoro fu talmente splendido che il teatro fasullo venne poi utilizzato decine di volte nei film Universal, comprese (ovviamente) le tre versioni del Fantasma.
Stesso identico discorso per l’incredibile lampadario.

 


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