Magazine Economia

Il furto silente

Creato il 03 luglio 2014 da Vincitorievinti @PAOLOCARDENA
Mentre continua ad andare in onda a reti unificate lo spot propagandistico dei famigerati 80 euro al mese (messi nella tasca destra di pochi, togliendone assai di più dalla  tasca sinistra di molti, compresi i beneficiari degli 80 euro), voglio parlarvi di una cosa cosa che mi sembra non abbia goduto del risalto che invece avrebbe meritato.  Come sapete dal 2013 è stata abolita l'IMU sulla prima casa. Saprete anche  che l'IMU è un'imposta sostitutiva dell'Irpef per quegli immobili che non sono locati e che non scontano la cedolare secca (opzionale ove possibile) qualora affittati. Si da anche il caso che, per effetto dell'eliminazione dell'Imu sulla prima casa e in assenza di meccanismi correttivi appositamente evitati, molti contribuenti patiranno non solo l'aggravio della TASI (poichè, in poche parole, sostituisce l'IMU), ma anche quello (ben più grave) derivante dal venir meno della possibilità di usufruire delle detrazioni per famigliari a carico, qualora il famigliare  superi il limite di reddito previsto di euro 2841.
Mi spiego.
Nel nostro ordinamento fiscale è previsto l'istituto del famigliare a carico. In base alle disposizioni vigenti è considerato a carico il famigliare il cui reddito non superi i 2841 euro. In questo caso, ricorrendo anche altri presupposti, l'altro famigliare (es marito in caso di moglie a carico) può godere di una detrazione di imposta che parte da circa 700 euro che diminuisce al crescere del reddito, secondo un meccanismo di calcolo ben preciso.
La novità del 2013 sta nel fatto che, essendo stata abolita l'Imu sulla prima casa, il reddito prodotto dalla prima casa contribuisce alla determinazione del reddito complessivo ai fini dell'individuazione del reddito del famigliare a carico o meno. Per essere più chiari facciamo un esempio: Anno 2012 Moglie con reddito di 2300 euro (magari per via di qualche lavoro saltuario, come spesso accade, soprattutto in questo periodo di crisi), prima casa intestata alla moglie con rendita rivaluta ai fini Irpef pari a 600 euro. Accadeva che la moglie pagava l'Imu sulla prima casa che, per effetto delle detrazioni d'imposta previste, non è detto che arrivasse a superare i 100 euro di imposta. Però, allo stesso tempo, il marito poteva ottenere le detrazioni per il coniuge a carico (max 700 euro circa), poiché il reddito prodotto dalla moglie non superava i 2841 euro. Quindi un bel risparmio, di cui il coniuge godeva mensilmente in busta paga (se lavoratore dipendente) o in sede di liquidazione delle imposte con il modello unico, se autonomo.
Anno 2013 Con le stesse identiche condizioni reddituali, la moglie non ha pagato l'Imu sulla prima casa, ma dal 2014 pagherà la Tasi.  Allo stesso tempo, però, il marito perde le detrazioni di imposta ( circa 700 euro in caso di redditi bassi) perchè il reddito Irpef derivante dalla prima casa della moglie  (nell'esempio 600 euro) si somma al reddito del lavoro, magari saltuario (nell'esempio 2300 euro), superando il limite di 2841 euro. Limite invalicabile per considerare il famigliare a carico. Superando i 2841 euro complessivi, il famigliare non viene considerato più a carico e quindi viene meno il diritto a godere della detrazione d'imposta.
Sebbene personalmente non conosca i numeri dei soggetti che si troveranno nella condizione di dover rinunciare alle detrazioni per famigliari a carico come nell''esempio sopra prospettato, non sarebbe affatto da escludere che un numero non del tutto trascurabile di contribuenti, in questi giorni di scadenze fiscali, si troveranno a dover rimborsare al fisco le detrazioni di cui hanno goduto già nel 2014 (in busta paga, nel caso di dipendenti), magari per buona fede. Ciò significa che il maggior onere da rimborsare al Fisco (cioè la detrazione goduta durante il periodo di imposta 2013) impatterà anche  sugli acconti da versare per l'anno d'imposta in corso (2014) gravando il contribuente di un onere in alcuni casi più che doppio rispetto alle detrazioni incautamente godute per l'anno 2014. Con buona pace di chi spera che gli 80 euro di Renzi serviranno a stimolare i consumi.
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