Magazine Carriere

Il futuro comincia adesso

Creato il 22 gennaio 2016 da Propostalavoro @propostalavoro

600px-InMoov_24 anni. Non un'infinità di tempo, appena 4 anni: è questo, secondo il World Economic Forum, il tempo utile che servirà alla cosiddetta Quarta Rivoluzione Industriale, per fare il suo ingresso nelle nostre vite. Appena 1440 giorni.

Dalle sale dell'annuale meeting, che si tiene a Davos, infatti, arriva il rapporto che ci informa di come il futuro stia prendendo forma oggi: robot che svolgono il nostro lavoro, auto che si guidano da sole, stampanti 3D, computer sempre più piccoli, sempre più potenti e sempre più connessi entreranno in tutte le case, modificando il nostro modo di vivere e lavorare. Occorrerà,  però, essere preparati.

Soprattutto, perchè il nuovo modo di produrre non porterà solo benefici: la bilancia del lavoro, secondo le stime, sarà nettamente in perdita. Le nuove tecnologie, infatti, creeranno non meno di 2 milioni di nuovi posti di lavoro, tutti, però, altamente specializzati (soprattutto, nel campo dell'informatica e dell'ingegneria), mentre saranno ben 7 i milioni di posti di lavoro ad essere spazzati via. Povero, il Paese che non sarà pronto.

E a questo proposito, noi come siamo messi? Male, molto male. E' pur vero che, dopo anni di cifre in negativo, stiamo assistendo ad un'inversione di tendenza, per quel che riguarda l'occupazione, ma si tratta di una crescita – per dirla come i sindacati – dopata dagli sgravi fiscali, senza i quali non saremmo tanto certi che si potrebbe assistere ad una tale impennata di assunzioni.

L'Italia, ad oggi, sembra essere del tutto impreparata ad affrontare la sfida prospettata a Davos, soprattutto a causa della mancanza di lungimiranza, da parte di una classe politica, per niente all'altezza delle necessità odierne e che pare viaggare su binari diversi, rispetto al resto del Paese.

Facciamo un esempio? Qualche settimana fa, scrivemmo dell'importanza e delle nuove opportunità della green economy, opportunità che molti nostri connazionali cercano di cogliere al volo e di trasformare in impresa.

Secondo la Coldiretti, infatti, negli ultimi 3 anni c'è stata una vera e propria esplosione del settore verde: +48% di nuove figure professionali (esperti in farmbeauty, nel riciclo dei materiali, nelle energie rinnovabili, ecc.); +603% di energia prodotta da fonti rinnovabili; +97,8% di aziende agricole che producono e lavorano i propri prodotti, rivendendoli a "kilometri zero" o online.

Delle oltre 113 mila imprese legate al verde, una su tre è nata negli ultimi 10 anni, anche per iniziativa di molti giovani. Insomma, un settore antico, ma che sa strizzare l'occhio alla modernità.

E la politica, come risponde? Con un decreto, varato dopo due (due!) anni di dibattito parlamentare, contenente tante promesse: fondi ai Comuni per ecosostenibilità, tutela e messa in sicurezza del territorio; riforma dell'Enea; vantaggi fiscali per gli enti che puntano su riciclo e raccolta differenziata. Insomma, una vera e propria Agenda Verde.

Che, speriamo, non faccia la fine dell'Agenda Digitale, l'ente che fu creato, in pompa magna, dal Governo Monti, per promuovere la diffusione della banda larga e della new economy, legata alla rete e che si trova a vivacchiare in un settore dove lo Stato, nonostante le promesse, sgancia fondi a singhiozzo e i privati vanno in ordine sparso, senza un progetto organico per un'infrastruttura necessaria, oggi e per il futuro.

Ecco, quindi, il vero problema: la mancanza di lungimiranza. Da anni, in Italia, non si programma a lungo termine, nè in economia, nè nel lavoro, preferendo navigare a vista e puntare a soluzioni del momento, buone per vincere un'elezione dietro l'angolo.

Non è così che ci si prepara per il futuro.

Danilo


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog