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Il futuro del teatro

Creato il 28 settembre 2011 da Nonzittitelarte

gianluca floris tenoreNon c’è da sbagliare. Il futuro del Teatro lirico dipende da un piano industriale che nonc’è. L’assessore regionale alla Cultura Sergio Milia l’aveva fatto capire chiaramente una settimana fa, nel corso di un tavolo con il sindaco di Cagliari: senza piano non possiamo esporci e far da garanti con le banche per il debito da venti milioni di euro. Piano industriale sia, allora. Lunedì sera il cda del Lirico ha dato mandato di elaborarlo all’attuale sovrintendente, Gennaro Di Benedetto. Che da oggi inizierà a incontrare le parti sindacali. Poi, entro il 30 settembre, dovrà predisporre un disegno per il risanamento dei conti. Un disegno che punterà probabilmente sul taglio dei costi, quelli del personale in primo luogo. Scelte amare, insomma.

Eppure c’è chi una ricetta indolore, l’ha presentata più di un anno fa. Si tratta dello scrittore-tenore-regista Gianluca Floris, l’unico che sinora ha prodotto una bozza di piano industriale, colui che prima della nomina di Di Benedetto qualche mese fa, era sembrato in pole position per conquistare la Sovrintendenza. Come penserebbe di salvare il Lirico, Floris? «Fondamentale – dice lui – è l’utilizzo della forza lavoro del Teatro stesso come risorsa per aumentare la produzione, sia a livello qualitativo che quantitativo». Da evitare, invece, «un piano che preveda tagli agli stipendi e la riduzione in termini di impegno orario dei lavoratori». Per il tenore «con i soldi disponibili a bilancio, con una serie di budget prefissati e non sforabili sarebbe possibile ripartire con grandi prospettive. Per realizzare un piano industriale valido – aggiunge – servono coraggio, attaccamento alla città, competenza e volontà politica ». E con il maxi debito della Fondazione come la mette? «Con la rata di un mutuo da un milione e mezzo di euro l’anno, con i fondi disponibili a bilancio, ce la si può fare». La ricontrattazione del mutuo, in ogni caso, è imprescindibile. Non esiste altra strada. Il ministero dei Beni culturali era stato chiarissimo: l’ente non si può permettere di chiudere l’anno con un nuovo passivo di gestione.

L’aveva fatto presente con una lettera recapitata un mese fa. In sostanza: bisogna ripianare i debiti altrimenti la fondazione va incontro al commissariamento. Il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, aveva preannunciato che «l’unico ente che può farsi garante della situazione è la Regione». Mentre a chi aveva ipotizzato un’impegno diretto della finanziaria della Regione, la Sfirs, aveva risposto che si trattava «di uno scenario non praticabile perché noi siamo una fondazione mentre la Sfirs può operare solo con le società». Aveva anche rigettato, il sindaco, l’eventualità di impegnare il teatro stesso a garanzia della ricontrattazione del mutuo, perché «il teatro è un bene del Comune, quindi indisponibile». L’ancora di salvezza per la fondazione è la Regione, dunque. Che pone una condizione necessaria per il suo intervento: un piano industriale. Un piano che tenga conto di tutto e tutti, compresi maestranze e parti sociali. Tutti dovranno essere d’accordo. Altrimenti non se ne fa nulla. Il piano che si appresta a produrre l’attuale Sovrintendente Di Benedetto potrebbe comportare tagli sui costi, degli stipendi e delle ore di lavoro. Quello nel cassetto di Gianluca Floris da più di unanno non sacrificherebbe neanche un posto di lavoro.

28 settembre 2011

di Roberto Murgia

Sardegna 24

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