Il gatto

Da Leo @poteripou

Io non sono un appassionato degli animali, anche perché sono allergico al loro pelo. Ho avuto delle tartarughe da piccolo però ero più affezionato al mio Tamagotchi; ho addirittura pianto quando me l’hanno rubato. Quel piccolo giocattolo made in Japan ha sempre suscitato in me grande curiosità. Ora molte persone potrebbero disquisire sul fatto che quella è finzione e la compagnia di un altro essere vivente non è paragonabile ad un apparecchio elettronico; convengo con loro. Durante la mia vita ho però avuto continue gioie dal Giappone oltre all’animaletto elettronico: il Drago delle sette sfere, i Pokémon e non ultimo il gatto Doraemon!

Recentemente sono andato a casa di un mio amico per salutarlo dopo molto tempo. Per evitare di cadere in depressione davanti alla visione di un film di Giovanni Veronesi abbiamo deciso di inebetirci su Youtube. Sotto espressa raccomandazione ho potuto vedere per la prima volta in vita mia i video del mitico Maru, il gatto divo del Giappone. Scommetto che per molti di voi non sarà una novità ma io, che tra le altre cose mi concedo settimanalmente ai video di Studio Aperto, non ero a conoscenza. L’emozione è stata tanta, non riuscivo a controllare i sospiri ed i sorrisini inconsulti. La mia passione per gli animaletti giapponesi si era risvegliata grazie alle immagini di quell’amabile gattino; con l’unica differenza che questa volta è reale.
Passato qualche giorno ho capito che mio padre, uomo che sa a malapena accendere il computer per andare a visitare siti di case automobilistiche (così dice lui, come ogni genitore, io dico che è meglio non sapere), ha ragione: internet riesce a distruggere la nostra sanità mentale. Sulla rete le nostre inclinazioni si tramutano in pure ossessioni che ci condizionano e annullano.
Se Instagram ha distrutto la vita molti, devo ammettere che la mia è stata plagiata dall’esportazione della cultura giapponese in Italia, mi sono fritto il cervello al punto di guardare per ore i migliori momenti di Maru.
Adesso forse è il momento di tornare come i nostri padri ai siti delle Porches, le macchine ovviamente.


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