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IL GIOCATTOLAIO di STEFANO PASTOR

Da Carlo Deffenu
IL GIOCATTOLAIO di STEFANO PASTOR "Le famiglie perfette esistono solo alla televisione, sono un'illusione. L'illusione più grande di tutte. Il compito di una famiglia è quello di proteggere i propri figli. Ma che succede quando la famiglia è una minaccia?" Inizio questa recensione estrapolando una frase dal romanzo di Stefano Pastor "Il giocattolaio", e lo faccio perché il titolo originale dell'opera era "L'illusione" (il romanzo ha partecipato e vinto l'edizione 2011 del Torneo di GeMS) e perché di illusioni, appunto, si parla nel libro.Partiamo dalle mie illusioni. Mi spiego meglio: il cambio di titolo, il richiamo in copertina (Guarda. Entra. Scegli. E spera che non ti costi troppo) e la foto, mi avevano fatto credere di trovarmi davanti a un romanzo con qualche debito di riconoscenza a "Cose preziose" di Stephen King. Immaginavo la bottega di un giocattolaio dove chi entra per comprare un giocattolo rischia di ritrovarsi tra le mani qualcosa di diverso da quello che desiderava. Mi sbagliavo: era solo un'illusione. Il giocattolaio Peter (vi ricorda qualcosa Peter Pan?) è tutto meno che un uomo pericoloso e con qualche mistero di troppo. E allora di cosa parla il romanzo? Parla di bambini e adulti. Anzi, parla di figli e padri, di figli e madri, di figli e famiglie esplose, disperse o miseramente allo sbando. Il tutto immerso in un luogo chiamato in modo neutro "Il Quartiere", dove negli ultimi mesi sono scomparsi dei bambini, e dove la crisi ha fatto scappare la gente. C'è miseria, desolazione, disperazione. Interi palazzi e case abbandonate al degrado, alle ombre, ai vagabondi senza una meta da raggiungere. I bambini protagonisti girano come trottole impazzite alla ricerca di un senso, una strada, una casa, una carezza...e si perdono nei meandri di un labirinto senza fine e, ahimè, senza pace. Non vi voglio raccontare la trama. I libri si devono leggere e scoprire. Posso solo dire che la scrittura è secca, essenziale, quasi telegrafica, come va tanto di moda ultimamente (niente King quindi...qui non si spreca fiato) ma una cosa è certa: il romanzo poteva essere asciugato ancora un po'. Le prime 100 pagine sono lente e...ripetitive. Un loop che porta un po' allo sfinimento e ti fa desiderare più di una volta di mollare il tutto. Trovo ad esempio sacrificabile tutta la parte sulla sparizione del piccolo vicino di casa di Mina, una delle protagoniste del romanzo. Il meccanismo della storia scatta solo verso pag. 170. E quando scatta...ve lo posso assicurare, sono dolori per tutti. Qui l'orrore arriva e fa male. Malissimo. La parte migliore del libro.Un libro triste, disperato, allucinato...un po' troppo sovraesposto...i caratteri dei personaggi sono sempre estremi. Più di una volta ho provato fastidio per le loro reazioni ma, questo, non è sempre un difetto: vuol dire che il meccanismo-tagliola mi ha catturato alla grande. La fine è catartica solo in apparenza. Le ferite non si dimenticano. E' pura illusione pensare il contrario. Titolo: Il giocattolaio - Fazi Editore. Pagine: 397Copertina: 6 (si poteva fare di più...il viso della bambola...altra illusione...fa pensare a ben altro!)Stile: 7 (con punte da 9...vedi la parte finale).Trama: 8Personaggi: alcuni convincono più di altri...io ho amato Massimo e Marco...soprattuto l'ultimo. Consigliato: a chi a pochi soldi (costa  solo 9.90 euro) e a chi non ha paura di tornare a scuola. Iniziamo l'appello!

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