Il governo, lo spread e i partiti

Creato il 11 aprile 2012 da Fabio1983
In un paio di settimane i paradigmi che osservavamo come cose assodate sono mutati, e di molto anche. Monti era un novello Margaret Thatcher, sscriveva il Wall Street Journal non più tardi di due settimane fa. Oggi lo stesso giornale lo critica per avere “accettato” le imposizioni di Pd e Cgil sulla riforma del mercato del lavoro. Nel frattempo sono scoppiati i casi politici. Dapprima Lusi, poi Belsito. E così è successo che il governo tecnico sia diventato il parafulmine dei partiti adesso alle prese – tutti insieme – con proposte condivise di nuovi modelli di finanziamento pubblico, quegli stessi partiti che hanno sino ad ora usufruito di leggi a loro favorevoli (e spesso, in effetti ma evitando di rasentare moti antipolitici, a scapito dei cittadini). Proviamo a immaginare – tra crescita pari a zero e attacchi speculativi – al pandemonio che si sarebbe creato se ancora oggi a Palazzo Chigi ci fosse B. Il caso Lega avrebbe provocato molti più danni di quanto non abbia già fatto. Invece, stando così le cose, Monti ammortizza le “abiure” delle maggiori forze politiche e trova in Emma Marcegaglia – c'è chi giura che lo abbia detto sibillino – l'unica (autentica) opposizione. Così i mercati picchiano di nuovo e lo spread vola ancora con buona pace di quanti ritengono che non sia affatto necessario intervenire sui conti pubblici. Ce lo auguriamo, naturalmente. Ma il quadro appena descritto è l'opposto di quanto sarebbe dovuto avvenire. Che poi sia migliore del precedente, anche questo è inoppugnabile.

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