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IL GRANDE E POTENTE OZ (Oz: The Great and Powerful)

Creato il 24 aprile 2013 da Ussy77 @xunpugnodifilm

grande_potente_oz_locandina_bf2a1c8a45c0af779020eb22b17b738bRaimi e le “grandi responsabilità” di Oz

Prequel della favola scritta da Baum e dell’opera cinematografica diretta da Fleming. Prima di Dorothy arrivava nel magnifico mondo di Oz il Mago. Apologia dell’imbroglione dal cuore d’oro e dagl’innumerevoli trucchetti.

Oscar Diggs, mago da fiera e seduttore, illude spettatori e donne grazie a trucchi da prestigiatore e promesse da marinaio. Balzato su una mongolfiera per sfuggire a un rivale in amore, si ritrova catapultato in un magico mondo governato da una strega cattiva. Scopre così che lui è il Mago tanto atteso, che una profezia ha indicato come salvatore del Mondo di Oz.

Il passo da illusionista da fiera a Grande Mago, atteso dalla profezia, pare breve. Ed è su questo personaggio che Raimi (il regista, passato dall’horror a essere un baluardo della Disney) lavora, sfruttando anche il fatto che delle origini del Mago non si è mai accennato in nessuna versione cinematografica e letteraria. E allora il regista comincia a narrare la vicenda in bianco e nero e in 4/3 (recuperando il formato dei primi anni del cinema) per poi allargare la visuale e divertirsi con fantasmagorici colori e visioni celestiali,  accompagnati dal 3D. Magia al potere e immaginazione dietro la macchina da presa. Questo sembra il segreto dell’ultimo lavoro di Sam Raimi, quel Il grande e potente Oz (Oz: The Great and Powerful, 2013), che si presenta come un comune blockuster, per poi lavorare abilmente sulla resa visiva e i sottotesti. Certamente Raimi poteva occuparsi della critica al grande cialtrone e invece stranamente (dopo averlo presentato come un personaggio donnaiolo, codardo e bugiardo) invita gli spettatori e gli abitanti della Città di Smeraldo a credergli. E ci riesce grazie al cinema, al produttore di attrazioni e di magie inimmaginabili. E come ci riesce? Rendendo il film meta-cinematografico. Rendendo onore a Edison e al suo prassinoscopio; ostentando la grande illusione cinematografica, piegandola al suo volere di cineasta vissuto.

Tuttavia non tutta la pellicola risulta pienamente riuscita, a partire da un inizio di pellicola sottoritmo, funzionale al percorso dorato che percorre il protagonista, nel quale incontra (come farà successivamente Dorothy) compagni di viaggio che riescono a guardare all’interno del suo cuore, inizialmente, “arraffone” e bugiardo. Nonostante questo, e la scelta discutibile di destinare la parte del Mago a James Franco, che non riesce a infondere al personaggio una convincente ed eccessiva caratterizzazione per una figura “smisurata” come è quella del Mago, la pellicola gira a meraviglia e mette in mostra un interessante dialogo con l’opera del 1939 diretta da Fleming. Raimi celebra la responsabilità al di fuori dei propri interessi e non è un caso che proprio il protagonista sembra sempre che debba recitare una battuta cardine della pellicola-svolta della filmografia raimiana: Spider-Man (2002). «Da un grande potere derivano grandi responsabilità». Tuttavia ci si ritrova all’interno di un mondo immaginifico, che colpisce per la cura visiva e incanta con luci e personaggi fantastici. Siamo di fronte a un fantasy fatto e finito. Eppure alcuni accorgimenti, alcuni dettagli possono riportare la dimensione fantastica de Il grande e potente Oz a una dimensione mentale e onirica. Dopotutto il protagonista si chiama Oz (come il mondo in cui è catapultato), brama fama e ricchezza (la ottiene senza rendersene conto), ama una donna, ma non può sposarla perché è di un altro uomo (e nel microcosmo raimiano prende le sembianze della sensuale Michelle Williams) ed è sempre accompagnato da un declamatore leccapiedi (e nel fantastico mondo di Oz prende le fattezze di una scimmia volante). E si fosse composto tutto nella mente di Oz? E se il viaggio che ha intrapreso sia in realtà un percorso introspettivo dettato dalla ricerca di consapevolezza personale?  Queste sono solo alcune delle domande che rimandiamo alla sceneggiatura o alla sfaccettatura metaforica e simbolica contenuta nello stesso romanzo scritto da Baum.

Insomma Oz, affabulatore e recidivo imbroglione, conquista spettatori illudendo, eppure invita a credere. A credere in una realtà che langue e a dare retta a chi millanta soluzioni per offrire prospettive. Il grande e potente Oz è smaliziato, semplice e illuminante. E anche politico; eh si. Anche genuinamente politico.

Uscita al cinema: 7 marzo 2013

Voto: ***1/2


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