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Il kapò rale Silvio

Creato il 27 aprile 2014 da Albertocapece

imagesAnna Lombroso per il Simplicissimus

Abbiamo sottovalutato che una delle malattia del secolo, breve ma ancora in corso più che scorso, è una forma di amnesia collettiva, che riguarda l’oblio delle nefandezze del fascismo, del razzismo, del colonialismo, la rimozione di responsabilità inquietanti nelle stragi, il contributo della politica e dell’imprenditoria nella crisi attuale.

Nella maggior parte dei casi il processo di smemoratezza è stato favorito da quella smania non recente di pacificazione, preliminare a larghe intese certamente, ma soprattutto allo smaltimento rapido e indolore di colpe, oppure a una loro generalizzazione, diffusa almeno quanto la relativa indulgenza.

Così si affida la storia a cronisti scomposti, in odor di vendette, che la stravolgono per ripartire crimini in forma bipartisan e per pareggiare i conti tra fratelli Cervi e ragazzi di Salò, o la lettura istituzionale degli eventi di allora a figure, autorevoli sì, ma talmente inclini alla perdonanza da sdoganare e dare una mano con pari entusiasmo a repubblichini e ad accertati malfattori. Si seppellisce la vergogna coloniale e feroci repressioni razziste sotto il Monumento al boia Graziani. C’è chi si fregia dell’impresa epocale di togliere il segreto sulle stragi, che non c’era più, pensando di sollevare il velo di legittima diffidenza verso organismi e istituzioni cui questo ceto dirigente sta levando credibilità e potere di controllo e vigilanza già compromessi, già discutibili, in nome delle “riforme”, della semplificazione, della lotta alla burocrazia. E per quanto riguarda la crisi, tutti si proclamano innocenti di fronte al verificarsi di un evento “naturale”, un sisma, un fenomeno imprevedibile e così passeggero che se ne appalesa già la fine, come ciechi che pretendono di vedere meglio di noi che la subiamo.

È ancora più ridicola quindi l’accusa del criminale condannato, che non ci concede il premio dell’oblio di lui e delle sue imprese, richiamato continuamente a riempire vuoti televisivi, reclamato come interlocutore privilegiato, invidiato da nuove stelline della politica spettacolo, adorato da disegnatori di vignette e autori di satira perché francamente impareggiabile, rimpianto perfino da qualche comunista – che è l’unico che creda ancora alla loro esistenza in vita. Oltraggiosamente dimentico di aver prestato il suo volto da piccolo Napoleone al neo fascismo, con un razzismo tramite leggi dello Stato, tramite lo svuotamento del parlamentarismo, grazie alla perdita di autorevolezza della politica e delle istituzioni, in virtù della personalizzazione delle regole, delle leggi, del confronto, con la riconferma dei capisaldi del regime: clientelismo feroce, corruzione diffusa, familismo implacabile, ci riprova a dare del kapò a Schultz, accusando insieme a lui, candidato socialista alle europee, tutti i tedeschi di negare l’esistenza dei lager.

Fa parte del suo stile spararle grosse, poi smentire, poi lamentarsi di non essere stato compreso, certo com’è che qualcosa di quel che pronuncia come un fiume di fango in piena resta. E in questo caso in una volta sola compiace più o meno segretamente parecchi target. Compreso quello dei cretini, come al solito, e degli ignoranti. A differenza di noi i tedeschi hanno subito il trauma collettivo della colpa e della sua coscienza e resa obbligatoria la memoria autocritica del nazismo attraverso leggi, rispettate, istruzione, interpretazione storica, cultura.

Ciò non toglie che il processo sia concluso o abbia avuto successo, ciò non toglie che focolai di neo nazismo siano presenti e pronti a divampare in Germania, come, basta pensare a Ucraina e Ungheria, in molta parte dell’Europa, ciò non toglie che a quel trauma si sia aggiunto e chissà se elaborato davvero, quello della riunificazione. E ciò non toglie che pare sia caratteristica di qualsiasi popolo nessuno escluso, la disubbidienza alle lezioni della storia: la coazione a ripetere sopraffazione anche da parte di chi l’ha subita, sfruttamento da parte di chi ha sofferto fame e umiliazioni, rifiuto da parte di chi è stato respinto, repressione della libertà da parte di chi ha visto violare diritti fondamentali. Ma è proprio per questo che bisogna aver cara la verità storica, per ricordarla a chi la tradisce e per farcene forti quando in nome del presente, ci negano il passato che ci ha riscattato e il futuro che ci dobbiamo riprendere.

 


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