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Il lavoro in proprio dà sempre buoni frutti perché i miracoli non esistono / L'angolo del Griot

Creato il 03 giugno 2012 da Marianna06

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Cari amici, facciamo un rapida capatina nella bush, quella non lontana dal “nostro” solito villaggio africano, dove incontriamo questa volta una iena e un gatto selvatico.

Entrambi hanno un grosso problema.

Avevano ciascuno dei due un figlioletto proprio, che misteriosamente era  morto tempo prima.

Così pensano, per sconfiggere le misteriose forze del male, che sarebbe stato  molto meglio, forse, mettersi alla ricerca di un posto più sicuro, nel quale vivere.

E lo fanno.

Si addentrano in foresta. Però separatamente. Cioè nessuno sa dell’altro.

Combinazione ,sia alla iena che al gatto selvatico, piace proprio lo stesso luogo nel quale accamparsi e mettere su “capanna”.

Anzi incontratisi in seguito, per caso, in passeggiata, si dicono anche reciprocamente soddisfatti della fortuna occorsa loro.

Per organizzarsi bisogna, però, fare diversi lavoretti .

Per esempio, strappare l’erba. Poi spazzare il terreno, poi ancora tagliare alcuni alberi per farne pali e ugualmente segare i bambù da legare ai pali.

E, infine, procurarsi le frasche per coprire il tetto.

Poiché nessuno sa dell’altro, e ciascuno va sul posto in momenti differenti, la capanna, giorno dopo giorno, con il lavoro uno dell’altro, viene su perfetta  nel ripetersi ritmato e successivo delle diverse azioni alternate.

E l’uno e l’altro, i due compari per l'occasione, in quanto trattasi di bestie diversissime , si dicono meravigliati ma felici quasi si trattasse ogni volta, dopo aver trovato qualcosa di fatto, di un autentico miracolo.

Terminate tutte le operazioni necessarie e facendo ormai la capanna bella mostra di sé,tanto la iena quanto il gatto la dividono, in tempi diversi, in due spazi abitabili allo scopo di avere un ambiente ciascuno per il proprio consorte,dal momento che l’intenzione è quella di mettere su famiglia e riavere dei figli.

Così accade che, nello stesso istante, tanto la iena che il gatto selvatico entrano in capanna per abitarla definitivamente.

E appunto, come abbiamo detto prima, nessuno sa dell’altro.

I rumori sospetti che inevitabilmente i due fanno, ciascuno nel proprio spazio di capanna,  proprio perché imprevisti, li allertano e li spaventano terribilmente.

Così  letteralmente terrorizzati e pensando al peggio, dalla propria uscita scappano all’aperto in bush per darsela a gambe.

Prima, tuttavia,  i due, che ovviamente si ritrovano nello stesso posto e con la stessa intenzione, si lamentano tra loro, terribilmente rammaricati di aver trovato un “qualcosa” di miracoloso e d’essere purtroppo costretti, gioco –forza, a lasciarlo.

I due non si rendono affatto conto purtroppo che sono stati essi stessi, con il loro “olio di gomito”, gli artefici della costruzione della capanna.

Perché i miracoli non esistono. Nemmeno nella bush.

E , allora, i due sciocchini riprendono, ancora una volta, a girovagare alla ricerca di un nuovo  posto sicuro per potercisi finalmente stabilire.

E magari, secondo loro, rivivere il"miracolo".

 

   A cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)

 

  


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