Il libro di Christine. Hans Christian Andersen era un blogger?

Creato il 04 ottobre 2012 da Tazzina @tazzinadi

Il libro di Christine di Hans Christian Andersen e Adolph Drewse, Mondadori.


Adolph Drewsen, alto funzionario e rampollo di una famiglia di industriali della carta, il 30 ottobre del 1859, pensò bene di regalare questo libro alla nipotina, Christine Stampe (l'ho sempre pensato che i nomi e i cognomi avessero un significato letterale) per il suo terzo compleanno. Ebbene, quando questo libro uscì, nel lontano 1984, anche io ebbi la ventura di ricevere in dono questo stesso libro dai miei genitori. Forse per quello stesso Natale (dei miei 4 anni). Di questo libro per anni non ci ho capito assolutamente nulla, sapevo solo che era mio e che aveva qualche cosa di molto particolare. 


Quell'affare marroncino è un troll (esistevano già allora, dunque!) "ritagliato su una base costituita da una ruota affiancata da cigni". Ritagliato da Hans Christian Andersen in persona: lo scrittore danese di fiabe che forse conoscerete bene tutti.


A questo splendido, incantevole, misterioso libro pieno di idee e imponderabilmente felice c'è una dotta postfazione a cura di Francesco Saba Sardi che spiega alla perfezione perché Hans Christian Andersen, a giudicare da questa meraviglia di carta, sarebbe stato forse un bravo blogger contemporaneo. "La nascita di questo libro (...) si situa in un momento cruciale di quella che Walter Benjamin chiamava epoca della 'riproducibilità tecnica dell'opera d'arte' ed è questa un'altra delle ragioni che inducono a definirlo importantissimo".


Compilare questo tipo di album nella società borghese di metà Ottocento era pratica diffusa per intrattenere amici e parenti e dare sfogo alla propria creatività. La peculiarità di questo particolare album consisteva (e consiste) però nel fatto che si trattasse di una vera incontrovertibile festosa opera d'arte a tutti gli effetti. Nonno Drewsen ci provò da solo ad assemblare immagini e parole un bel po' di volte, con discutibili risultati, per le altre sue (sventurate) nipotine, Rugmor e Astrid, bontà loro. Ma quando fu il turno di Christine ruppe gli indugi e si rivolse "Al Grand'Uomo! Alla Delizia d'Europa (e del Mondo tutto, dovrei anzi dire)". 


Immagini e parole unite insieme con la tecnica del collage in una serie solo apparentemente casuale. C'è un ordine infatti molto preciso, la volontà è di creare il movimento, il teatro, il cinema, una giostra di storie, idee, avventure e fatti divertenti. Animali, persone strane, situazioni inconsuete, palazzi, città e cose varie attinte alle più varie fonti del tempo.



Quel tondino a sinistra è una bruciatura finta-vera.


La curiosità che è venuta a me è di riaprire oggi questo libro, dopo quasi trentanni, e di "capirlo", come si suol dire. Di cascarci dentro consapevolmente e di immaginarlo, per un gioco impossibile, trasposto nella contemporaneità. Cosa si fa adesso quando si vuole mettere insieme immagini e parole in un movimento a ritmo quasi quotidiano per divertire, per parlare, per creare, per comunicare? si fanno in genere tante cose e tra queste anche si può aprire un blog. Insomma, nulla si crea e nulla si distrugge. 


Ad Andersen per questo e altri lavori non furono risparmiate le critiche. Molti hanno voluto vederlo come uno scrittore al servizio dei potenti, spacciatore di "oppio" dei popoli e via dicendo. Ma oggi sappiamo che la sua fu invece l'opera libera di un genio all'avanguardia in un epoca di grandi trasformazioni anche tecniche. Un'opera semplicemente molto amata e da tutte le classi sociali trasversalmente. Cosa che, ci spiega l'estensore della postfazione, gli permise di trascorrere una seconda parte di vita finalmente agiata, spesso ospite in castelli e dimore gentilizie di facoltosi ammiratori. A Odense gli fu eretto anche un monumento e la sua povera casa natale fu trasformata in un museo. 

Se potete leggerlo, e guardarlo, è una pura esperienza di magia, lentezza e tenerezza.



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