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"Il Libro Eterno" intervista: Anna Giraldo

Creato il 27 febbraio 2012 da Ivanalessia
Anna Giraldo è una lettrice “seriale”, ama viaggiare e adora i felini. Non è mai riuscita a tenere i piedi ancorati alla solida terra per più di cinque minuti consecutivi. Tempo addietro, la cosa la preoccupava molto: si impegnava quotidianamente in veri e propri esercizi di serietà. Una noia mortale. Ma, un giorno, la passione per la scrittura l’ha travolta. Da allora si diverte a intrecciare la realtà con le sue storie fantastiche, a cercare nuovi varchi attraverso i quali affacciarsi al mondo. Adesso affronta questo suo viaggio anomalo e non si annoia più.
Nel 2011 ha pubblicato il suo romanzo d'esordio "436", un fantasy ambientato a Londra, e tra pochi giorni uscirà il suo seguito "Thunder + Lightning", entrambi editi da Casini Editore.
Anna è stata così gentile da rispondere alle domande di questa intervista.

Ciao Anna e benvenuta nel blog “il libro eterno”, ti va di presentarti ai lettori?
Ciao Ivana! Ti ringrazio per l’ospitalità e per questa bella opportunità di farmi conoscere ai lettori.
In breve: vivo in provincia di Mantova e sono una consulente informatica con la passione per la scrittura, mi piace viaggiare, mangiare bene e adoro i gatti.
Sono fuori tutto il giorno per lavoro, viaggio molto in auto e questo mi da tempo per pensare. Penso alle mie storie, costruisco trame e personaggi. Poi la sera, a casa, trasferisco tutto sul mio fidato portatile.
Cosa significa la scrittura per te?
Se definissi la scrittura un hobby, sarei riduttiva. Pur confinata alle ore che eccedono il lavoro, la scrittura è qualcosa di totalizzante.
Scrivere mi dà un’altra occasione, mi permette di raccontare il lato B della mia vita. Non devo essere autobiografica perché questo accada, ogni parola che scrivo mette sulla carta qualcosa di me.
Così mi racconto storie, perlopiù fantastiche, è un modo per svagarmi e per conoscere me stessa, e le scrivo, perché in fondo mi piace che anche gli altri le leggano.
Quali sono i tuoi autori preferiti?
Fino all’anno scorso avrei risposto a questa domanda con una certa sicurezza: Gabriel Garcia Marquez, Milan Kundera e Jorge Luis Borges.
Questi tre autori rimangono per me grandi maestri ineguagliabili e non rinnego la mia preferenza nei loro confronti, ma la frequentazione dei gruppi di lettura e del mondo degli esordienti in campo letterario mi hanno permesso di scoprire tanti libri bellissimi di ogni genere e mi è sempre più difficile isolare gli autori che mi piacciono. Ho scoperto David Almond, Jonathan Stroud, Alan Bennet, ma anche tanti scrittori italiani che meritano di essere letti.
Posso elencare alcuni dei libri che ho letto d’un fiato negli ultimi mesi: Respiro di Tim Winton, La notte dell’erba cremisi di Mario Erminio Bussini, Hunger Games di Susan Collins, Cambio di stagione di Maurizio Cometto, Pazzo per la tempesta di Norman Ollestad, e sono sicura che sto dimenticando qualche altro titolo bellissimo.
Ci puoi presentare “436”?
436 è il mio primo romanzo. L’ho iniziato per gioco a metà maggio del 2008 in un periodo in cui non mi andava di leggere e tantomeno di guardare la tv, non era la prima volta che scrivevo, ma per la prima volta mi sono accorta di essere in grado di portare avanti e chiudere un racconto.
436 è una storia che per anni ho immaginato, strutturato, pensato, senza mai rendermi conto che avrei potuto metterla su carta.
Parla di Redlie McFarlane, una diciassettenne italo-scozzese cresciuta in Italia che non conosce il padre e la cui madre non è in grado di darle amore.
Un giorno Redlie viene invitata dalla zia a trasferirsi a Londra. E in questa città Redlie conosce una nuova famiglia e nuovi amici, esseri che da subito si rivelano molto speciali e pieni di attenzioni nei suoi confronti. Incontra anche Sean, in apparenza il bel tenebroso di turno, del quale si innamora senza rimedio al primo sguardo… ma è tutto così facile e scontato? Ben presto strani eventi, sempre più misteriosi e sanguinari, portano Redlie a scoprire verità sconcertanti sul proprio retaggio e sulle proprie origini. Ci sarà una battaglia che Redlie dovrà combattere per difendere l’amore ritrovato, per gli amici, per il suo amato e per sé stessa.
Come mai hai deciso di ambientarlo a Londra?
Amo moltissimo Londra. Quando sono là, mi sento bene.
Non poteva esistere un’ambientazione diversa da Londra per 436 perché la prima visita a quella città ha rappresentato per me una tappa molto importante della mia vita, una conquista in fatto di fiducia in me stessa e negli altri.
A chi mi chiede – Perché? – mi piace rispondere che forse nella mia vita precedente ero una londoner.
Puoi anticiparci qualcosa sul tuo ultimo romanzo “Thunder + Lightning”?
436 era nato come romanzo autoconclusivo ma, una volta preso vita, i suoi personaggi volevano ancora spazio e nuove avventure.
Così ho scritto Thunder + Lightning immediatamente dopo aver terminato 436, senza sapere se l’uno o l’altro sarebbero mai stati pubblicati.
In T+L le vicende riprendono tre giorni dopo la fine di 436 e raccontano una storia invernale e nebbiosa, nella quale tutte le certezze dei miei protagonisti si sgretolano miseramente.
Ci sono segreti che non possono essere rivelati in T+L e mostri da combattere: mostri del cuore e della mente, troppo occupata a temere il giudizio degli altri da non accorgersi che “Stolto è colui che non gode la felicità per paura che finisca”.
C’è qualche personaggio a cui ti senti legata?
Amo tutti i miei personaggi, ognuno ha una genesi speciale che varrebbe la pena di raccontare.
Redlie McFarlane, la mia protagonista, è forse la figura a cui sono più legata, la mia figlia prediletta di carta e d’inchiostro. Redlie è forte, ribelle e anche ironica, nonostante la sua infanzia non sia stata delle più felici. Il suo cuore trabocca di un incontenibile desiderio di dare e ricevere amore, ma non sa come fare, perché nessuno gliel’ha mai insegnato.
Le nuove amicizie a Londra la circonderanno letteralmente di tenerezza, la faranno sentire protetta, desiderata, preziosa, come non si era mai sentita prima. Ma una grande sfida l’aspetta e dovrà crescere in fretta, dovrà diventare donna, imparare a combattere e conoscere il valore del sacrificio in un susseguirsi vorticoso di eventi strazianti.
Redlie McFarlane è l’eroina di 436 e di Thunder + Lightning, più di quanto non lo sia il valente e coraggioso Sean, il suo amato, che le insegna a duellare e che la ricopre di attenzioni e di regali, che si schiera sempre in prima linea con lei. Ma sono la saggezza e la determinazione di Redlie a condurre entrambi alla vittoria.
C’è qualche aneddoto legato alla scrittura dei tuoi romanzi che vorresti raccontare?
Ci sono domeniche in cui mi sveglio con un progetto in mente e, se non ho impegni già presi, rimango anche dodici ore incollata sul portatile a scrivere. In quelle domeniche la percezione del tempo di allunga e si intensifica, come se si trattasse di un viaggio. In effetti è un viaggio, anche se un tantino anomalo.
Il lunedì successivo, tornando al lavoro, ho la sensazione di riprendere le mie mansioni dopo una lunga vacanza.
Penso sempre che scrivere mi serva per passare al setaccio l’energia e i pensieri: soltanto quelli positivi passano oltre.
Come giudichi il panorama del fantasy in Italia?
Prima di iniziare a scrivere ero una pessima lettrice, vittima della mia pigrizia e delle regole spietate del mercato dell’editoria: leggevo i libri esposti in prima fila nella libreria del centro commerciale. E leggevo male, perlopiù i titoli di punta delle grandi case editrici che non sempre erano di mio gusto.
Mi sono accostata al mondo letterario italiano da poco tempo per scoprire veri talenti e conoscere persone molto interessanti con le quali condivido la passione per la scrittura. Quindi è un po’ come se stessi imparando a leggere sul serio soltanto ora.
Non leggo tantissimo fantasy, mi piace la letteratura fantastica in un’accezione più ampia, ma di fatto negli ultimi tempi ho letto di tutto. Ci sono autori italiani molto validi, a volte trascurati dalle case editrici che preferiscono andare sul sicuro e tradurre opere straniere che hanno già fatto successo nel loro paese.
Per fortuna ci sono anche realtà, come quella del mio editore, che scelgono di puntare sugli italiani. Ne sono molto contenta.

Hai pubblicato i tuoi romanzi con la Casini Editore, come ti sei trovata con questa casa editrice?

Sono consapevole di essere stata fortunata e sono grata a Joe Casini per aver riposto la sua fiducia in me e nei miei romanzi.
La Casini è una casa editrice giovane e dinamica, molto attenta alle tendenze del mercato e in continua crescita. Sto leggendo i libri pubblicati nel 2011 e li sto trovando tutti molto ben scritti: mi lusinga sapere che faccio parte anch’io di un team di autori così in gamba.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Nel 2012 mi piacerebbe scrivere il terzo e ultimo capitolo della “saga del giaguaro”, così come un’amica l’ha definita nel suo blog. La stesura di questo terzo romanzo sarà di certo ardua, perché ho ancora tantissime cose da raccontare e un finale mozzafiato che spero di avere il coraggio di scrivere esattamente come l’ho immaginato.
Inoltre ho alcuni work in progress da portare a termine: un racconto lungo ambientato nella Spagna del 1987 e un romanzo che parla di mare e di viaggio con elementi onirici più che fantastici.
Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?
Vorrei concludere con un invito speciale: il 9 e il 10 giugno a San Giorgio di Mantova si terrà una bellissima manifestazione dedicata alla letteratura fantasy. Io ci sarò. Aspetto tutti gli amanti del fantasy a questo importante evento che ospiterà autori e illustratori provenienti da tutta l’Italia.
Ti ringrazio, Ivana, per la bella intervista e mando un abbraccio a te e a tutti i lettori del blog.


Grazie a te Anna!
Per saperne di più, potete visitare la sua pagina facebook
e il mia articolo dedicato ad entrambi i romanzi,

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