Magazine Cinema

Il Mattatore

Creato il 14 gennaio 2014 da Fidelio

Vittorio GassmanNella vita ci sono poche certezze, ma una di queste ruota attorno ad alcuni personaggi a noi noti come Christian De Sica o Ricky e Gianmarco Tognazzi. Avrete sicuramente fatto caso che in una qualsiasi intervista rispondono ad almeno una domanda rivolta ad evocare le loro figure paterne e non hanno modo di evitarla. Questo è dovuto, d’altronde, alla pesante eredità dei loro cognomi ma anche alla fortuna di poter raccontare in prima persona degli aneddoti di attori e registi che hanno segnato il panorama internazionale del cinema. Questa volta ho scelto le parole di un figlio di un altro pezzo grosso, Alessandro Gassman ricorda il padre Vittorio: “È probabile che essendo molto dotato, ed essendo stato obbligato a fare un mestiere che non aveva scelto, sia riuscito a farlo con successo e con grande qualità ma che a un certo punto si sia reso conto di aver buttato via altre cose. Non era nato per esibirsi e non amava essere guardato, eppure ne aveva fatto la sua arma vincente. Se avesse fatto un mestiere non pubblico sarebbe stato un uomo più felice, ha pagato il prezzo del successo. Metteva in soggezione chi non lo conosceva davvero, era molto discreto e delicato a suo modo. Una personalità come la sua, malgrado la sua vera natura, a volte poteva risultare poco sensibile; ma invece era irruenza innata, energia smodata e pienezza di vita. A mio padre piaceva scherzare e amava lo spirito goliardico, ma quando si trattava di lavorare non scherzava più e se qualcuno persisteva si incazzava alla grande. Con Ugo (Tognazzi) ha fatto litigate epiche, me lo raccontava Franca Bettoia (moglie di Tognazzi) e mi pare si trattasse del set La marcia su Roma. La terza volta che Ugo arrivò in ritardo, forse di soli dieci minuti, ma dovendo ancora prepararsi e truccarsi, arrivarono quasi alle mani e immagino come Ugo tentava di rabbonirlo. Mio padre ha lavorato con i quattro grandi: Mastroianni, Tognazzi, Manfredi e Sordi e proprio con Alberto c’era grande stima e un film come La grande guerra, con quella storia e con quel finale indimenticabile, non sarebbe venuto così bene se i due protagonisti non fossero andati d’accordo. Nel 1994 io ho avuto il privilegio di portare in scena con lui, Camper, uno spettacolo teatrale e penso che un attore di quelle qualità avrebbe potuto spendere le sue energie finali anche diversamente, perché alla fine della sua carriera aveva raggiunto la perfezione: togliendo la forza giovanile era diventato sublime.”

(fonte: Vittorio Gassman – La Biblioteca di Repubblica)

W.A.


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