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Il mio migliore amico

Creato il 19 luglio 2015 da Alessandro Moccia @cinemainpixel

locandinaIRIS (canale 22) ore 21:00

La leggerezza non è per tutti. Non vuol dire prendere la vita con sufficienza, ma darle un valore terreno. Non è superficialità, ma umiltà, è mancanza di pretesa, è ammettere di non essere in grado di spiegare tutto, ma una piccola parte. Il mio migliore amico è uno di quei film “leggeri” in questo senso, non punta né troppo in alto né troppo in basso e alla fine arriva a tutti, anche a chi non cerca necessariamente profondità di intenti, ma nemmeno si accontenta dei soliti luoghi comuni.

Daniel Auteuil interpreta con parsimonia un antiquario incapace di restaurare un rapporto umano duraturo, un uomo solo che non è mai riuscito ad avvicinare a sé una persona che non sia la figlia o un collega di lavoro. Vive esclusivamente della sua attività e non sembra turbato dalla mancanza di affetti, fino a quando non si ritrova costretto da una scommessa a dimostrare di avere un amico del cuore. Da qui nasce una corsa contro il tempo, in cui François fa di tutto per trovarlo e non perdere quel vaso comprato senza che ne fosse affezionato, metafora non tanto velata del suo approccio con il mondo. Non sa cosa vuol dire avere un amico e quindi si affida ai cliché più banali ritrovandosi immerso in situazioni imbarazzanti e umilianti, come al bar dove scappano tutti non appena grida di aver pagato per loro, o quando cerca di rendere casuali incontri programmati, o ancora quando si mette alla ricerca di un vecchio compagno di scuola mai più rivisto, come se il tempo da solo bastasse per rendere vera un’amicizia.

In tutto questo viene aiutato da un tassista (Dany Boon) che è esattamente il suo opposto: cordiale, affabile, di una bontà fanciullesca, sempre sorridente, ma in realtà ferito da un passato doloroso. Tra i due ovviamente nascerà un’intesa legata da una solitudine comune di fondo (anche se con radici differenti) che culminerà nel più classico dei finali accomodanti. In un racconto senza scossoni o cadute di tono, tutto scorre in modo lineare, a volte fin troppo, ma la bravura degli attori e l’intelligenza dei dialoghi rende il film una gradevole compagnia serale, una di quelle che ti porta il vino a casa, ti ascolta senza intervenire troppo, ti parla di sé con discrezione e rispetto e quando giunge il momento non indugia a congedarsi con la promessa che non sarà l’ultima sera, ma solo una delle tante.


Archiviato in:Il cinema dal divano Tagged: Daniel Auteuil, Dany Boon, Il mio migliore amico, Julie Gayet, Patrice Leconte

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