Magazine Diario personale

Il mio nome è Oscar

Da Cucinaedintorni

Non avevo mai visto Titanic prima che le mie figlie mi obbligassero, dopo aver subito a loro volta la pressione del lancio pubblicitario della pellicola rifatta. Ho accettato consapevole del mio ruolo di madre, solo per questo, di solito non mi piace questo genere di film. E naturalmente non ho cambiato idea, mi aspettavo una cosa noiosissima e così è stato.
Ma devo prendere atto che la scena del volo a occhi chiusi di lei ha avuto un certo effetto, ha risvegliato la mia natura romantica, ho anche pianto un po’.
Che mi restasse così tanto in mente però è assai strano, conoscendomi.
E allora ho provato a pensare come mai una cosa tutto sommato banale potesse avere così ampia risonanza emotiva, e riflettendoci senza falsi pudori, a cuore aperto e con schiettezza ho capito che in realtà più che di un uomo che mi regala voli di libertà ad occhi chiusi a prua o a poppa di una nave da crociera, col vento e le onde che mi rinfrancano lo spirito e il corpo, mi sarei potuta accontentare anche di uno che non mi intralci il passaggio o che non mi disgusti massicciamente mentre sto bevendo il caffè già di prima mattina.
Che io sia poco ambiziosa in fatto di relazioni, o autolesionista, o pigra? No, nessuna di queste cose è vera, è la vita che porta ad accettare i compromessi, come una necessità inevitabile, e adesso sono diventati la mia guida spirituale, portano pace.
Ma non credo di essere la sola a vivere di compromessi, di amenità e di mediocrità varie.
C’è una morale fatta da abitudine, non è buona né cattiva, è solo conveniente.


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