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Il nuovo camping abusivo a San Giovanni in Laterano e la Comunità di Sant'Egidio che dice: "non riqualificate le strade se per farlo dovete spostare i clochard"

Creato il 02 agosto 2014 da Romafaschifo

Mentre Roma, nel lassismo più totale di chi dovrebbe garantire - a fronte di tasse spaventose richieste ai cittadini - un rigido, rigoroso e integerrimo controllo del territorio, si sta riempiendo di campeggi abusivi su ogni area verde più o meno pregiata (Piazza Indipendenza, San Giovanni in Laterano - la Cattedrale della nostra città, nel video qui sopra! - e addirittura Villa Borghese), arriva il monito della Comunità di Sant'Egidio.

Piccola premessa: secondo questo blog la Comunità di Sant'Egidio, ma non tanto la Comunità di Sant'Egidio bensì tutto quel vasto, vastissimo, strato di popolazione, più o meno intellettuale e più o meno influente che ragiona come detta Comunità, rappresentano non una soluzione al problema del disagio, ma sono parte del problema stesso. Siamo abbastanza convinti che queste realtà, che rappresentano un autentico cancro per la nostra città che ne ospita la sede, non siano particolarmente interessate alla risoluzione dei problemi di disagio, perché senza disagio non avrebbero, loro, più senso, non avrebbero più ruolo. Non avrebbero più potere. Un po' come i sindacati in Italia, avete presente? Non sono interessati realmente che le cose per i lavoratori vadano meglio, non sono interessati allo sviluppo, alla crescita economica e dunque al benessere economico dei loro iscritti. Perché chi è nel benessere economico, chi sta sereno, tranquillo, guadagna bene e produce tanto e con qualità non ha alcun bisogno di iscriversi ai sindacati che infatti ormai sono istituzioni scomparse o completamente trasformate in tutto l'occidente evoluto. Così queste comunità: i barboni devono essere lasciati in strada, devono continuare a squalificare l'ambiente urbano, devono umiliare romani e turisti e devono essere assai visibili. Così risulta evidente la necessità e la presenza di chi se ne piglia cura. 

E allora ecco il monito di cui si diceva sopra: Comune di Roma, smetti di fare opere di riqualificazione dell'arredo urbano, smetti di riasfaltare strade d'estate, smetti di aggiustare i marciapiedi perché, per farlo, rischi di dover spostare e sgomberare le persone che con i loro "ricoveri precari" si sono pigliati un pezzo di suolo pubblico realizzandovi la loro baracca che, come tale, non deve essere toccata, deve restare lì a vita. Perché questa è la risposta secondo certuni al disagio: gente che dorme in baracche per strada! Che lì deve stare e che non va spostata neppure se quel tratto di strada deve essere interessata da lavori pubblici, a vantaggio di tutta la cittadinanza contribuente. 

Chiaro che non credete a quello che vi diciamo. E allora vi invitiamo a cliccare qui. Ma davvero è difficile non credere visto e considerato che dagli stessi signori è provenuta, anni fa, la fatwa per chi voleva vietare il rovistaggio nei cassonetti. Guai a te, Comune di Roma nazifascista che non sei altro, se vieti ai poveri disagiati di rubare le immondizie (che sono, in tutto il mondo, una risorsa per la collettività e generano reddito poi da distribuire a tutti, in primis ai disagiati). E il Comune abbassa la cresta perché certe Comunità sono più potenti di lui. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: in città ci sono alcune decine di migliaia di carrelli rubati ai supermercati pieni di metalli e monnezza che girano spinti da balordi che depredano ogni cassonetto. Roma si è riempita di mercatini abusivi dove questa monnezza viene venduta. Un autentico racket gestito chissà da chi e protetto dalle caritatevoli comunità. E non manca molto alla partenza di focolai epidemici, ne siamo certi. A Via Carlo Felice si vendono oggetti trovati nelle immondizie attorno agli scivoli e alle altalene dei bambini: probabilmente aspettiamo che parta qualche epidemia di scabbia, tifo o colera per porre rimedio. Ma anche in quel caso arriverà qualche bel comunicato stampa: "l'accoglienza degna della città di Roma non può impedire alle fasce più povere di vendere liberamente l'immondizia in strada solo perché questo provoca qualche morto di colera. Occorre tolleranza e ci auguriamo che qualche piccolo caso di epidemia non ingeneri un clima ostile verso il fasullo racket dei bisognosi che a noi tanto aggrada".

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