Renzi ha scaricato Letta. Dopo i convenevoli di rito, tra cui le dimissioni volontarie di Letta e le consultazioni di Napolitano, il giovane leader andrà al Colle e cercherà in parlamento la fiducia del paese. Già, non alle urne. Renzi lo ha detto chiaramente, “siamo ad un bivio: o le elezioni, ma senza legge elettorale e senza aver cambiato le istituzioni”, o una “legislatura costituente”, che faccia le riforme e punti dritto al 2018. Renzi chiama questo cambio alla poltrona di Palazzo Chigi come una “buona regola della politica”. Insomma, un po’ un gioco di palazzo. Che se ieri si chiamava “manovra da prima Repubblica”, oggi diventa buona politica. Infatti, abbiamo visto più volte dare una scossa al governo, cambiare premier, sfiduciare un proprio governo e sostituirlo senza passare dal via. Cioè le elezioni. Niente di strano e nulla di irregolare, ma – e non si può non notarlo – lontano dalle promesse di “cambiamento” che l’inquilino di Palazzo Vecchio ha avanzato fino ad oggi. “Un governo Renzi è pura fantascienza”, diceva solo qualche settimana fa. Lo ha ricordato Civati nel suo intervento alla direzione, aggiungendo: “così ci dimentichiamo della rappresentanza”.
Qualche commentatore ha sottolineato che con questa manovra Renzi abbia fatto ritrovare centralità ai partiti, ora in grado di scegliere chi governa il Paese. Forse è vero: dopo anni di tecnici (o simili) si cerca un governo politico. Ma il problema non è sul merito, piuttosto sulla forma: cioè il percorso attraverso cui il Segretario raggiungerà palazzo Chigi.

“Non è una scelta obbligata”, ha affermato Civati alla direzione, e forse è davvero così. Renzi ha scelto di prendersi la sedia del Governo. E’ convinto di poter far bene e di cambiare l’Italia. Ben venga: se si riuscirà davvero ad ottenere un governo forte e pienamente politico sarà una buona notizia.
Ma gli ostacoli sono molti a partire dalla stesura di un nuovo programma: questo dovrà necessariamente contenere delle ricette per la crescita e sviluppo dell’Italia, non solo il ricambio delle isituzioni. Non basta – e questo Renzi lo sa – quanto detto e proposto durante le primarie. Perché domani bisognerà trovare una coalizione che sostenga il governo e i programmi di legislatura si scrivono, in parte, insieme.
Trovare una nuova coalizione è il secondo scoglio che si oppone al Sindaco (forse a breve ex Sindaco, o terrà tre poltrone insieme?). Scrivere la legge elettorale con Berlusconi è una cosa, governarci un’altra. Renzi sa di non poterlo fare, ma i rapporti con il Nuovo Centro Destra e Scelta Civica non sono gli stessi su cui poteva contare Enrico Letta.

Giuseppe De Lorenzo
