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IL PELE’ DEL SACRO CUORE (tra calcio e letteratura)

Creato il 19 settembre 2012 da Letteratitudine

IL PELE’ DEL SACRO CUORE (tra calcio e letteratura)Dedico questo post al gioco del calcio, il nostro sport nazionale (avevamo già avuto modo di parlarne in occasione del dibattito condotto su questo libro). L’idea mi è venuta quest’estate, nel corso di una breve vacanza a Parigi. Un pomeriggio, nel quartiere di Montmartre, proprio ai piedi della Basilica del Sacro Cuore, sono stato attratto da una folla raccolta attorno a un ragazzo che palleggiava. Mi sono avvicinato e… be’, non vorrei esagerare, ma… non ho mai visto nessuno palleggiare in quel modo. Quel ragazzo sembrava tutt’uno con il pallone… come se lo telecomandasse con la mente. Ma non aggiungo altro. Ho avuto la possibilità di registrare un video che vi propongo qui di seguito. Guardatelo. Poi, se vi va, ne discuteremo insieme…

Avete visto il video? Io, ripeto, sono rimasto molto colpito. E ho deciso di “battezzare” questo ragazzo come… Il Pelè del Sacro Cuore.
Prendendo spunto da questo video, vorrei organizzare un dibattito sul rapporto tra calcio e letteratura. E non è un caso se ho scelto come “immagine/icona” di questo post, la vecchia foto di Pasolini che gioca a pallone (Pasolini era un grande amante di questo sport).
Proverò a coinvolgere nella discussione alcuni degli autori che si sono occupati dell’argomento (a fine post inserirò riferimenti ad alcuni libri in tema). Vi invito, peraltro, a leggere su LetteratitudineNews (dove nei prossimi giorni spero di pubblicare altri contributi) l’introduzione di Carlo D’Amicis al libro da lui curato per Manni e intitolato “C’è un grande prato verde. 40 scrittori raccontano il campionato di calcio 2011-2012“.

Naturalmente faccio affidamento alla vostra partecipazione, cari amici di Letteratitudine.
Seguono, come al solito, alcune domande volte a favorire il dibattito…

1. Avete visto il video? Cosa ne pensate di questo giovane giocoliere del pallone che ho ribattezzato come il “Pelè del Sacro Cuore”?

2. Cosa ne pensate del gioco del calcio? Conserva ancora il suo fascino originario? Finirà con l’essere distrutto, soggiogato, dagli scandali legati alle scommesse, dal business, dallo strapotere delle paytv? Oppure riuscirà, in un modo o nell’altro, a salvaguardarsi e a mantenere integra la propria natura?

3. Perché in Europa e in Sud America il calcio è riuscito ad “attecchire”  più di altri sport?

4. C’è una componente artistica nel gioco del calcio, oppure è solo una competizione sportiva?

5. Calcio e letteratura hanno qualcosa in comune?

6. Qual è lo sport che, più di altri, può avere similitudini con la letteratura?

7. Classica domanda calcistica:  ”meglio” Pelé o Maradona?

8. E Messi? A quale dei due campioni si avvicina di più? Considerata la ancora giovane età, Messi potrà mai raggiungere o superare Pelé e Maradona? (Be’, magari secondo qualcuno di voi lo ha già fatto…)

Vi ringrazio in anticipo per la partecipazione.
Di seguito, i riferimenti ad alcuni libri che hanno a che fare con il gioco del calcio.

Massimo Maugeri

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Pensare con i piedi di Osvaldo Soriano (Einaudi)

Pensare con i piedi
Nei racconti di questo volume Soriano si aggira in tre mondi dall’apparenza assai distanti tra loro. Nel gruppo di racconti dedicati al calcio come arte dell’intelligenza sono in primo piano la passione dell’autore, alcuni personaggi memorabili, come il figlio di un cow-boy fuorilegge appassionato lettore di Hegel che fa da arbitro in una leggendaria partita tra socialisti e comunisti nella Terra del Fuoco. La sezione intitolata “Nel nome del padre” introduce il lettore alla realtà quotidiana dell’epoca peronista, amara ed esilarante insieme, così come la vede un bambino che, all’ombra dell’orgogliosa figura paterna, si rifugia ogni tanto nel proprio mondo fantastico.

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Fútbol. Storie di calcio di Osvaldo Soriano (Einaudi)

Fútbol. Storie di calcio
Centravanti di buone speranze - “ricordo di aver fatto più di trenta goal in campionato” -, fino a che la carriera calcistica non gli viene stroncata da un incidente, Osvaldo Soriano diviene innanzi tutto cronista sportivo e solo in seguito, con “Triste, solitario y final”, del 1973, uno dei romanzieri più amati e acclamati dell’America latina. Ma questa sua passione per lo sport, e per il fútbol in particolare, non l’ha mai lasciato. Scrive con la stessa passione e lo stesso amore di grandi campioni - uno tra tutti Diego Armando Maradona - e di oscuri portieri, di arbitri improbabili, di allenatori in pensione. Storie di calcio, di memoria, di personaggi indimenticabili, come il figlio di Butch Cassidy o il míster Peregrino Fernández, ma “imperfetti” (come diceva lui stesso), che giocano partite senza fine, contro un avversario o contro la vita. Venticinque bellissimi racconti di calcio che attraversano l’intera sua produzione letteraria, con sei racconti in più rispetto all’edizione precedente.

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La passione del calcio di Franz Krauspenhaar (Perdisa Pop)

La passione del calcio

Un racconto rapsodico dedicato alla passione stessa: un sentimento che prima o poi riguarda tutti. Una scrittura accurata e vertiginosa, come è nello stile di Krauspenhaar, che mescola lo sport alla letteratura, la poesia al quotidiano, la cultura alta e quella bassa, disegnando un profilo della contemporaneità italiana attraverso l’evocazione e l’interpretazione di alcune delle immagini del calcio che più la rappresentano: Sivori, Gianni Brera, Maradona, Gigi Riva, i Mondiali. Un romanzo autobiografico sull’Italia calcistica degli ultimi cinquant’anni, un viaggio nella memoria che porta il nostro sport nazionale a farsi metafora di ogni passione.

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C’è un grande prato verde. 40 scrittori raccontano il campionato di calcio 2011/12
(A cura di Carlo D’Amicis - Manni editore)

C'è un grande prato verde. 40 scrittori raccontano il campionato di calcio 2011/12
Il campionato di calcio è un appassionante romanzo.
E allora perché non scriverlo? Perché non trattare Ibrahimovic, Pirlo e gli altri eroi del pallone come personaggi di una fiction a puntate?
Questa la sfida raccolta da 40 scrittori (tanti quanti sono i turni della serie A, con l’aggiunta della prima giornata di sciopero, e con una coppia), che in questa antologia raccontano, domenica dopo domenica, davanti alla tv o su un seggiolino dello stadio, l’edizione 2011-2012 del rito più amato dagli italiani.
Un rito fatto di gol strepitosi e di eccezionali parate, ma anche di radioline accese, pomeriggi in poltrona, chiacchiere da bar: un libro, quindi, che nel ricostruire l’andamento del campionato attualmente in corso, descrive il rapporto – abitudinario e avventuroso al tempo stesso – che ogni italiano, tifoso o no, intrattiene con il grande circo del pallone.

In campo
Francesco Abate, Eraldo Affinati, Cosimo Argentina, Roberto Barbolini, Eugenio Baroncelli, Francesco Bianconi, Giosuè Calaciura, Cristiano Cavina, Giuseppe Culicchia, Mario Desiati, Paolo Di Stefano, Gian Luca Favetto, Roberto Ferrucci, Francesco Forlani, Christian Frascella, Fabio Geda, Fabio Genovesi, Nicola Lagioia, Elisabetta Liguori, Marco Lodoli, Michele Mari, Marco Mathieu, Matteo Nucci, Francesco Pacifico, Darwin Pastorin, Alessandro Perissinotto, Paolo Piccirillo, Pulsatilla, Ugo Riccarelli, Vanni Santoni & Matteo Salimbeni, Giampaolo Simi, Elena Stancanelli, Fabio Stassi, Emanuele Trevi, Walter Veltroni, Valeria Viganò, Gianmario Villalta, Francesco Zardo.

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Ho parato un rigore a Pelé (AA.VV. - Perrone editore)

Ho parato un rigore a Pelé
Come entra il calcio nella vita di un italiano? Quanto conta, fin da bambini, il rapporto con il pallone? Quali esperienze offre, in termini di sogni, di crescita, di amicizia, di sentimenti in genere? Si può amare o odiare il calcio, ma è impossibile non sfiorarlo, in un Paese che davanti alle partite si ferma e a volte si ritrova miracolosamente unito. Palloni di plastica o di cuoio che finivano sotto le ruote di auto parcheggiate. Rigori in cui si giocava la stima di tutti, e magari pure lo sguardo di una ragazza. Episodi anche minimi della vita di ciascuno possono raccontare come il calcio agisca da collante sociale, come incida sull.identità di gruppi e di singoli, di luoghi. Come possa mescolare adrenalina, gioia, calore emotivo, crudeltà, violenza. Se il calcio in Italia è il grande romanzo popolare, chi meglio degli scrittori può provare a spiegarlo? Conversazioni in forma di racconto tra bandiere strappate, ricordi di famiglia e d’amore, accensioni politiche, nostalgia, partite (eroiche) sotto casa.

Raccolta di conversazioni realizzate da Giuseppe Aloe, Giorgio Nisini e Paolo Di Paolo con tredici scrittori contemporanei di diverse generazioni. Hanno partecipato Gianrico Carofiglio, Raffaele La Capria, Antonio Tabucchi, Ugo Riccarelli,Antonio Pascale, Raul Montanari, Gian Paolo Serino, Gianluca Morozzi, Errico Buonanno, Walter Mauro, Roberto Perrone, Alberto Garlini e Dario Voltolini.

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Volevo solo giocare a calcio. Vera storia di Adriano Ferraira Pinto di Pierdomenico Baccalario (Mondadori)

Volevo solo giocare a calcio. Vera storia di Adriano Ferraira Pinto
Adriano, tu hai un dono, non lasciarlo perdere. Gioca. Gioca sul serio. In una squadra vera. Quando rimane orfano, Adriano Ferreira Pinto è un ragazzino. Da anni lavora come operaio in un mattonificio. Estrae a mano mattoni bollenti dal ventre infuocato di una fornace dieci ore al giorno. Un lavoro durissimo, ma che gli lascia la domenica libera. E durante il giorno di riposo può dedicarsi alla sua vera passione: giocare a calcio con gli amici del quartiere. Perché Adriano ama giocare a calcio. Se non fosse poverissimo non farebbe altro da mattina a sera. Ma le necessità della famiglia vengono prima di tutto. Prima della sua felicità, prima dei suoi diritti di ragazzo. Un bel giorno c’è il torneo fra i quartieri della città di Port Ferreira. Lui e il fratello Edievaldo si iscrivono con la loro squadretta di amici. Adriano è il centravanti della Lotto Selvaggio, e segna. Segna a ripetizione. La sera prima della finale, a casa Pinto bussa un signore che di mestiere fa l’osservatore per la União São João, una squadra di terza divisione. In quel momento Adriano capisce che papà aveva ragione… “Volevo solo giocare a calcio” è la vera storia di Adriano Ferreira Pinto, stella brasiliana dell’Atalanta.

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Addio al calcio di Valerio Magrelli (Einaudi)

Addio al calcio
Non mi era mai capitato di pensarci, ma qualche anno fa ho smesso per sempre di giocare a pallone. E come se avessi cambiato sistema respiratorio. Di più: ho fatto il percorso inverso a quello della farfalla. Io, che vivevo all’aperto, ebbro d’ossigeno, sono rientrato nel nero bozzolo, rinchiuso nell’astuccio di una stanza a macinare chilometri in cyclette. Composto da novanta “racconti da un minuto” e diviso in due “tempi” da quarantacinque minuti l’uno, Addio al calcio è un rincorrersi di aneddoti, ricordi, storie di vite più o meno illustri. Pagina dopo pagina, Valerio Magrelli si dispone a un’immersione totale nell’universo di una passione vissuta e insieme sognata. Mentre si susseguono le immagini di campioni antichi e moderni, di trepide comunità adolescenziali o di definitive solitudini, prende forma il racconto del gioco più famoso del mondo. Dal calcio-balilla alla PlayStation, dal fantacalcio al Subbuteo, le infinite incarnazioni dell’ossessione calcistica irrompono fra le mura domestiche, fino a “colonizzare la mente del tifoso non solo la domenica, ma tutti i giorni della settimana”. Attraverso lo specchio deformante di un’esistenza passata in attesa dei risultati, queste istantanee tracciano i confini di una mania capace come nessun’altra di unire padri e figli in un alfabeto comune, in una lingua fraterna. Con una specie di autobiografia sbilenca, Valerio Magrelli offre cosi al lettore la sua testimonianza ironica, malinconica, redenta.

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