Magazine Diario personale

Il piano 616.

Da Frncbrun @frncbrun

Erano buie le strade e di gente se ne vedevano ben poche passare. Ma io continuavo a camminare, determinato ad andare avanti per scoprire dove sarei potuto arrivare. Era come se dovessi farlo per forza, sentivo di doverlo fare.
Cazzo, era come se prendessi un certo andamento nel camminare, era ritmo. Da lontano delle luci colorare segnalavano qualcosa di popolano, un evento probabilmente. Continuando a camminare sempre lungo quella stradetta striminzita, cominciai ad avvertire leggeri bombii susseguirsi l’uno dall’altro s’un tempo ben costantemente alternato, all’interno della cassa toracica. Più avanti realizzai che questo era accompagnato da della musica in sotto fondo, e di gente ora, c’è n’era anche assai. Erano tutti presi da questo avanzare di melodie armoniche accostate da un ritmo bel accentuato. La musica che ormai facevo da guida, mi porto davanti ad un lungo grattacelo, non mi trattenni ed entrati continuando a seguire quelle melodie. Perfino il portinaio che non accorgendosi di me, si dilettava a danzare.
Eclettico, tutto sembrava estremamente acceso da una mescolanza di luci ed ombre. Seguii per corridoio che portava all’ascensore, una volta entrato, l’ istinto mi consigliò di premere l’ultimo numero, il 616.
Durante la salita, sembrava che quella musica mi stesse “cantando” con il suo volume in costante aumento, che ero vicino alla sorgente. Le porte scorrevoli dell’ascensore si aprono, lasciandomi affogare letteralmente tra le note di quel brano. L’ avevo trovato.
Non distinguevo le luci di diverso colore, ne distinguevo la gentaglia che avevo attorno. Vedevo solo una massa nera in continuo movimento, ballavano come se fosse il loro unico modo di vivere. Ballavano come se fossero schiavi della musica. Non sapevo se unirmi a loro… una, riuscii a distinguerla perché mi volse lo sguardo. Si avvicino e prendendomi la mano… ovviamente mi invitò a ballare. Non potevo fare altro.
Sono stato trascinato da questa musica travolgente, infatti non sapevo, se tener conto della gnocca davanti a me che mi aveva tanto calorosamente invitato, o continuare a farmi trasportare dal ritmo. Beh, per essere curioso e guardarla, tanto era sparita, o almeno, non la vedevo più, forse era immersa tra la folla. No, invece rivolgendo lo sguardo verso l’ alto, notai, notai… i DJ, e lei era proprio li accanto a loro.
Quante possibilità avevo di essere notato ancora da lei? Tante a quanto pare. Mi mirò con lo sguardo e con il gesto della mano mi indicò di avvicinarmi.
Il bestione davanti le scale, senza pensarci un attimo, mi fece passare come se fossi un cliente fisso, ed ora ancora la ragazza, mi riprese per mano e mi portò accanto a i due DJ. Uno di loro due si girò e mi diete una stretta amichevole; simpatico il ragazzo. La ragazza si presentò, il suo nome era Ashley. <<Ashley, che bel nome>> le dissi, avvicinandomi il viso al suo per via della forte musica. Mi chiese di dove ero, risposi solo, <<Non della zona…>>, non mi chiese il nome, lei con un sorriso, mi invitò a sedermi su uno dei divanetti posti ai lati della stanza, si sedette accanto a me e mi diede un lungo bacio. Oh, che sensazione di totale annullamento interiore, era come se mi stesse risucchiano l’anima. <<Ashley>>, disse uno dei DJ bloccando il momento, si presentò, lui era Treat, e dietro l’ altro, mi diete un pacca sulla spalla, per poi presentarsi. Trick, un ragazzo dalla carnagione scura e i capelli a spazzola. [...].



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