Il pianto dei neonati. La tua voce, il mio nome.

Da Jessi

Mammalingua

Questo pianto lo conosco. Lo aspettavo, a dire il vero.

Questo pianto tutto labiale, che quando l’ho sentito per la prima volta volta, due anni fa, non riuscivo a crederci.

Succedeva che ogni giorno imparavamo qualcosa di più della nostra prima bimba, di noi. La voce, il sonno, il dolore, la fame, la noia. Quando credevamo di aver quasi capito tutto, ecco un nuovo pianto.

Un pianto tutto labbra, tutto ‘emme’.

Quando il papà tornava da lavoro, provava a prenderti per tenerti con sè e io provavo a mettermi in pari con i tanti impegni rimasti indietro.

Ma una sera è arrivato quel pianto, quel pianto che non credevo possibile a così pochi mesi. Quel pianto che mi ha fatto chiedere “Ma davvero chiama me?”.

E ora questo pianto è tornato, passato da sorella a sorella. Lo riconosco, e ugualmente sono incredula. Chi lo sente sembra restare un po’ perplesso: “Dice ‘mamma’?!?”

Accade che sì, questo pianto ha un nome, in tutte le lingue, questo pianto ha una sete, in tutte le case. Una fame che se non placata affama per sempre. Un pianto di urgenza, passione, esclusività.

Un pianto che è il nome che hanno dato a noi mamme.

Anima, alito, esci di bocca
Grida pescetto che l’aria ti sciacqua
Mano di mamma balena ti tocca
Vieni nel sole, esci dall’acqua

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Mammalingua (da cui ho preso l’immagine e la poesia)

La comunicazione affettiva tra il bambino e i suoi partner

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