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Il primo calcio

Da Roversi2011

Dice che prevenire è meglio che curare.E dice anche che il primo calcio è il più difficile da dare anche perchè lo stai dando a una persona che ami, anche se non sai più bene per quale motivo.Non saprò mai chi ringraziare per avermi fatto incontrare Elisabetta, quel giorno al supermercato.Lei ha visto quasi subito i lividi sulle braccia, macchie verdastre che pensavo di saper nascondere bene, me li ha letti negli occhi, che sono lo specchio dell’anima.Che per quanto li trucchi, per quanto li fai volgere altrove, non riescono a nascondere la vergogna e la paura a chi l’ha già provata.La prima cosa che ha fatto è stata venirmi incontro nel parcheggio, avvicinandosi piano fino ad abbracciarmi dolcemente, senza nemmeno sfiorare la borsa della spesa.All’inizio pensavo che fosse una stronza maleducata che invadeva il mio territorio senza che io glielo avessi chiesto e l’ho respinta, senza convinzione peraltro.Poi non ho più potuto smettere di ringraziarla per avermi dato la forza di alzare la testa senza farmi sentire sporca e sbagliata.Il giorno buono arriverà, mi ripete, ancora un pò di pazienza, che io misuro in quintali.Peso che mi sono portata sulle spalle attraverso i giorni in cui, Elisabetta mi ha istruito come una madre sa insegnare a sua figlia.L’importante dice, è non pensare che stai facendo qualcosa di sbagliato, insomma, non lasciare che il germe della pietà umana prenda il sopravvento in un momento in cui dovrebbe starsene a dormire sotto strati di praticità e sopravvivenza, perchè deve diventare proprio una questione di sopravvivenza.Mi insegna ad arrivare alla spalle, in silenzio, senza sentirmi predatore ma solo una preda che cerca di salvarsi.Ci son voluti tanti tentativi miseramente falliti a causa del germe dei buoni momenti passati con lui,ci sono volute sedute straordinarie nel parcheggio del supermercato, nelle ore più disparate, urgenti.Ma alla fine sono qui dietro di lui, che sta telefonando, in piedi nel salotto, per una volta sola, preda e non predatore.Ma è quell’unica volta che mi basta.Parte il calcio, in mezzo alle gambe,come lei mi ha insegnato, un calcio con tutta la forza che ho in corpo, ben assestato e da dietro.Si, da dietro, perchè prevenire è meglio che curare e di motivi per sferrarlo ne ho già abbastanza da non aspettare una nuova occasione. La finestra si spalanca ed entra un vento forte e freddo che mi rinfresca la faccia caldissima e sento quella sensazione di sollievo che Elisabetta mi ha promesso che avrei sentito.In un secondo mi sento in una nuova vita, lontano dal parcheggio del supermercato, da lui e persino da Elisabetta.Che non smetterò mai di ringraziare.

 

Fa.Ro.

 


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