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Il Rinascimento secondo i Tudor

Creato il 11 agosto 2015 da Nebbiadilondra @nebbiadilondra

Il Rinascimento arriva in Inghilterra tardi e in punta di piedi, tanto da portare alcuni studiosi ad affermare che gli artisti inglesi non avessero compreso la grande rinascita del Classicimo avvenuta in Italia ed in Europa a partire dal XV secolo. In realtà il Rinascimento in Inghilterra fu compreso benissimo, ma le sue caratteristiche principali furono adattate al gusto locale (come spesso accade quando un elemento straniero è importato in una diversa realtà culturale) e incorporate nelle strutture gotiche preesistenti. E il risultato è quello stile eccentrico ed eclettico noto come stile Tudor, dal nome dal fondatore della dinastia, Enrico VII Tudor (1457-1509). Distratta per anni da lunghi e sanguinosi conflitti come la Guerra dei Cent’anni (1338-1453) e quella delle Due Rose (1454-1485) tra le due casate rivali di Lancaster e York, l’Inghilterra dell’XV secolo non avaveva né il tempo né le risorse per dedicarsi seriamente all’arte, almeno a quella nuova arte imbevuta di classicismo che arrivava dall’Europa. Bisognerà aspettare la vittoria di Enrico VII Tudor su Riccardo III di York a Bosworth Field nel 1485 e il suo successivo matrimonio con Elisabetta di York che pone fine alla guerra tra le due casate rivali, perché l’Inghilterra possa finalmente rilassarsi e guardare a quanto stava succedendo in Italia.

Henry VIII by Hans Holbein the Younger

King Henry VIII, 1536. Hans Holbein, the Younger. ©Museo Thyssen-Bornemisza

Ma, ironia della sorte, fu la Francia, non l’Italia a dominare la cultura artistica del tempo dei Tudor. Tutta colpa di Enrico VIII (1491-1547) e della sua testarda passione per Anna Bolena (1507?-1536) per sposare la quale non esita a tagliare i ponti con il Papato, solo poi per farla decapitare tre anni dopo e tentare la fortuna sentimentale con altre quattro mogli. A nulla valsero i sanguinosi tentativi di Maria I (1516-1558), figlia di Caterina d’Aragona di ritornare al Cattolicesimo: con Elisabetta I (1533-1603) il Protestantesimo diventa una realtà stabile e permanente e Roma si fa più lontana che mai. Se Enrico VII era più simile ad un ragioniere che ad un sovrano per la pignola accuratezza al limite della spilorceria con cui gestiva le finanze dello stato, suo figlio Enrico VIII era (almeno in gioventù) un giovanotto amante dello sport e in possesso di una vasta cultura umanistica, oltre che di un notevole talento musicale e linguistico (parlava correttamente Latino, Spagnolo e Francese). Quello che il giovane sovrano non aveva era un’interesse per le questioni di stato, che era ben felice di lasciare al suo braccio destro, il Cardinale Thomas Wolsey (1473-1530). Enrico VIII sarà stato “sfortunato” in amore, ma fu certamente fortunato con i suoi ministri visto che, oltre al suddetto Wolsey ebbe al suo servizio anche quella straordinaria eminenza grigia che fu Thomas Cromwell (1485-1540). Ma essendo Enrico l’irascibile, bilioso e narcisista personaggio che tutti conosciamo, finì con il liberarsi di entrambi con conseguenze disastrose…

Tuttavia, se Cromwell era contento di gestire il potere nell’ombra, non c’era nulla di modesto o dimesso in Wolsey, che indossava la sua magnificenza con la stessa disinvoltura con cui indossava il rosso cardinalizio. Figlio di un commerciante di Ipswich, forse un macellaio Thomas Wolsey domina la scena politica e religiosa inglese per oltre un decennio. Diventato ricco e potente nonostante le umili origini, il cardinale non esita a mostrarlo e, come la sua personalità e la sua ricchezza, tutto nella sua vita era esagerato. Persino la grandiosa tomba in marmo e bronzo dorato che commissiona allo scultore pistoiese Benedetto da Rovezzano (1474 – c. 1552) e mai completata, che sarebbe stato il primo monumento interamente in stile rinascimentale realizzato in Inghilterra (e i cui quattro angeli bronzei superstiti si possono ammirare nelle sale del Rinascimento del Victoria and Albert Museum). Ma niente mostra la vera natura del Cardinale meglio del magnifico palazzo che si fece costruire nel 1515 appena fuori Londra, ad Hampton Court per mostrare agli ambasciatori stranieri che il Lord Cancelliere di Enrico VIII (nonché Arcivescovo di York ) non viveva meno splendidamente dei cardinali romani. Sfortunatamente per lui, Wolsey cadde famosamente in disgrazia per non essere riuscito a convincere il Papa a concedere al Re il divorzio da Caterina D’Aragona e fu costretto per questo a rinunciare, oltre al suo titolo di Lord Cancelliere e alla sua sontuosa residenza londinese, York Place (opportunamente trasformata nel palazzo di Whitehall in tempo per l’incoronazione di Anna Bolena nel 1533) anche al suo meraviglioso palazzo di Hampton Court. Non che Enrico ne avesse bisogno, che già allora il re possedeva oltre ad una sessantina si palazzi e residenze. Ma al sovrano non erano sfuggite le potenzialità architettoniche dell’edificio, che tra il 1529 e il 1535 fu ampliato con l’aggiunta della Great Hall, la grande sala da pranzo e da ricevimento tipica delle residenze nordiche, delle grandi cucine e di un campo da tennis, il più antico del mondo ancora in uso.

Hampton Court Tudor Facade by Paola Cacciari

   Hampton Court Tudor Facade by Paola Cacciari

Hampton Court è con Greenwich Palace il più grande dei numerosi palazzi reali dei Tudor. Costruito nello stile in voga nel periodo, in mattoni rossi e circondato da un fossato e caratterizzato da un’infilata di cortili interni, Hampton Court è tuttavia decorato nel nuovo stile rinascimentale che stava spopolando in Italia dove, nel XIV secolo la riscoperta dell’antichità classica aveva riportato in auge putti e grottesche. Questi motivi decorativi che appaiono in Inghilterra già dal 1460, raggiungono la massima popolarità attorno al 1520 grazie al movimento di studiosi, religiosi e, soprattutto, dei numerosi artisti italiani ricercatissimi in Inghilterra per la loro maestria. Uno dei motivi per cui il Rinascimento arrivò tardi in Inghilterra fu in parte dovuto alla scarsità di artisti e artigiani locali specializzati nel nuovo stile – scarsità a cui i sovrani Tudor fecero fronte invitando artisti ed artigiani europei ad attraversare la Manica nella speranza che costoro potessero insegnare agli artisti inglesi i segreti del loro mestiere. Tra questi il fiorentino Pietro Torrigiano che, ingaggiato da Enrico VII per scolpire il suo monumento funebre, abbandonò l’Italia dove sarebbe per sempre rimasto all’ombra di Michelangelo (ma non prima di aver rotto il naso all’irritante rivale durante una scazzotta tra artisti) per l’Inghilterra. Wolsey, che aveva visto per la prima volta l’uso dei motivi classici alla corte di Francesco I di Valois (1494 –1547), affida prontamente la decorazione di Hampton Court al toscano Giovanni da Maiano (c.1486-c.1542), a cui commissiona una serie di tondi di terracotta con le teste degli imperatori romani che ancora fanno bella mostra di sé sui muri dei palazzo.

Fragment of terracotta decoration, figure of Cupid London, England, ca 1518-1522 (made) ©Victoria and Albert Museum

Fragment of terracotta decoration, figure of Cupid London, England, ca 1518-1522 (made) ©Victoria and Albert Museum.

Il fatto che ci fossero pochi architetti nell’Inghilterra dei Tudor si spiega con il fatto che, al contrario di quanto avviene in Italia con Leon Battista Alberti, ancora nel XVI secolo, l’architettura non era vista come una disciplina rinascimentale. Per questo bisognerà attendere quasi un secolo, quando Inigo Jones (1573-1652) porterà il classicismo romano e l’opera di Andrea Palladio (1508-1580) oltremanica alla corte di Giacomo I Stuart. Quello che interessava ai costruttori Tudor era il repertorio decorativo offerto dal Rinascimento italiano- repertorio che, dopo la rottura di Enrico VIII con Roma, continua ad arrivare in Inghilterra filtrato dal flamboyant gusto della Francia dei Valois e coadiuvato, oltre che dall’influenza di artisti e artigiani stranieri, anche dalla crescente circolazione di stampe e incisioni.

Spesso utilizzati “creativamente” fuori dal loro costesto originale elemnti come putti, grottesche, trofei e divinità mitologiche, sono per gli artisti inglesi una nuova elettrizzante fonte d’ispirazione per decorare gioielli, tazze e mobilio, o per creare le vivaci decorazioni in terracotta così largamente utilizzate nelle facciate dei palazzi dell’epoca. Ma contrariamente all’Italia, dove la qualità dei dettagli e delle rifiniture è ancora oggi un elemento importantissimo in un oggetto, i committenti britannici erano più interessati alla novità costituita dal Rinascimento piuttosto che all’accuratezza dei dettagli dell’intarsio di una colonna o di una lesena; questi elementi decorativi erano destinati ad essere visti da lontano, parte di uno schema decorativo più vasto: non era necessario fossero perfetti. Inoltre, vista la facilità con cui gli edifici passavano di mano in mano e la velocità con cui erano prontamente ridecorati, gli architetti Tudor semplicemente non avevano tempo da perdere in finezze inutili e in altrettanto inutili dettagli.

Terracotta relief, London, England (probably, made) ca. 1518-1522 (made) ©Victoria and Albert Museum.

Terracotta relief, London, England (probably, made) ca. 1518-1522 (made) ©Victoria and Albert Museum.

Ciò che si richiedeva ad un edificio Tudor era di essere elegante e pratico piuttosto che grandioso, e questo rimane ancora oggi il più grande fascino dell’architettura inglese del XVI e XVII secolo. Con la riforma agraria promossa da Elisabetta I il numero e la grandezza delle residenze di campagna aumentò considerevolmente e la decorazione si fece più elaborata, anche se la struttura di base rimase fondamentalmente immutata. Invece di costruire grandi palazzi per se stessa come amava fare suo padre Enrico VIII, l’oculata Elisabetta lasciò che fossero i nobili della sua corte a costruire lussuose dimore in suo onore. Ma questa è un’altra storia…

Paola Cacciari © 2015 Tutti i diritti riservati

pubblicato su Londonita

Hampton Court Palace http://www.hrp.org.uk/HamptonCourtPalace/

Per saperne di più sui Tudor visitate le British Galleries del Victoria and Albert Museum, Cromwell Road, London SW7 2RL vam.ac.uk


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