IL RIVERBERO del FESTIVAL

Creato il 21 febbraio 2011 da Ilsegnocheresta By Loretta Dalola

Mentre l’eco dei festeggiamenti del festival canoro italiano, riecheggiano e rimbalzano ancora nei programmi televisivi, come ad esempio su Rai1 alle 14, in diretta dal Teatro Ariston, Massimo Giletti presenta L’Arena-Speciale Sanremo, che grazie agli ospiti e ai protagonisti del Festival, ai giornalisti e agli opinionisti ripercorre la settimana festivaliera con i cantanti vincitori e non. Oltre ad interpretare i brani sanremesi gli artisti del Festival rispondono alle domande della stampa, raccontando le loro emozioni e svelando i retroscena della settimana appena vissuta.

Dall’altra parte si punta ad argomenti alternativi e leggeri con la chiacchierata contessa Marina Ripa di Meana, che è stata ospite nella trasmissione Domenica 5, condotta da Federica Panicucci e ha raccontato senza” peli sulla lingua”, come è sua abitudine, alcuni particolari della sua vita. La notizia sconcertante è stata la rivelazione fatta riguardo il suo primo incontro con la sessualità, avvenuto quando lei aveva solo 8 anni, con una cameriera lesbica. Esperienza non traumatica, anzi, piacevole e confessa che poi continuava a pensarci. Ricorda anche le difficoltà avute nell’apprendimento durante la crescita, poiché soffriva di dislessia, e quanto fosse difficile il rapporto con la madre che definisce una “bacchettona”.

Racconta di essere stata molto ribelle, e poi quasi si commuove nel parlare della figlia Lucrezia con la quale non ha un buon rapporto. Non si sa spiegare perché lei la rifiuti in maniera così categorica. Ormai è una donna adulta, con un lavoro di attrice che la gratifica e due figlie; dovrebbe capire di più certe cose. La contessa continua dicendo che ha fatto di tutto per la figlia e che la adora, e spera di incontrarla al più presto.

Cambio repentino di atmosfera, ci lasciamo alle spalle l’allegria scacciapensieri, per incrociare lo sguardo pieno di lacrime rabbiose della mamma di Antonella Multari la seconda vittima di  Luca Delfino recentemente  assolto dall’accusa dell’omicidio di Luciana Biggi, l’ex uccisa nella notte del 28 aprile 2006 in un vicolo del centro storico di Genova. Assolto per non aver commesso il fatto. La donna, sua ex fidanzata, fu sgozzata nel centro della città di Genova.
L’uomo sta attualmente scontando una pena di 16 anni e 8 mesi di reclusione per il delitto di un’altra ex fidanzata, Antonella, 32 anni, uccisa con 40 coltellate, nell’agosto del 2007 a Sanremo. La mamma ascolta la ricostruzione dei fatti e al termine del servizio afferma:Questa assoluzione è una vergogna”, la  voce ferma, decisa è  interrotta solo dai singulti, la sua rabbia si sfoga con parole pesanti :”E’ l’ennesima prova che in Italia bisogna farsi giustizia con le proprie mani – ha detto  – E’ uno schifo unico, non ho parole. Io e mio marito, Rocco siamo disgustati. Adesso quel mostro starà dentro qualche anno e poi, giocando a fare il bravo ragazzo, uscirà per buona condotta e sarà di nuovo libero, dopo aver spezzato la vita di mia figlia e quella di un’altra donna”.

I genitori oggi, vivono un’altra forma di incubo, diversa da quella condivisa  in precedenza con la figlia, strappata e uccisa in strada che, aveva  paura di quell’uomo, amato per pochi mesi, lasciato e dal quale cercava con disperazione di difendersi. Numerose le denunce, le intercettazioni, l’esasperazione dovuta al tormentato ed ossessionante tentativo di riconciliazione, sfociato nell’epilogo violento e definitivo. Ora al dolore  della perdita si aggiunge la rabbia di una giustizia che non da sollievo, anzi delude, per la mancata condanna. Parole pesanti : “Questi giudici si devono vergognare, è come se l’ergastolo lo avessero dato a noi” – Tutto questo dopo aver spezzato la vita di mia figlia e quella di un’altra ragazza. Questa sentenza è inaccettabile. Non hanno le prove? Dovevano trovarlo con l’arma ancora in mano”? – “Gli hanno dato possibilità di uccidere ancora, mia figlia si poteva salvare, noi ora lo manteniamo mentre Antonella è sotto terra. Manca solo la sua beatificazione e il quadro è completo. In Italia la Giustizia non esiste”.

Parole durissime alle quali risulta difficile replicare, si resta sgomenti di fronte ad uno sconcerto legittimo da parte dei genitori, certo la violenza non va incoraggiata e la frattura nei confronti della giustizia è tangibile: con il cuore che denuncia una feroce ingiustizia e la ragione che suggerisce commenti più cauti. Sulla sentenza non mi pronuncio perchè non competente e comunque ritengo che le sentenze alla fine vadano rispettate. Quello che  ritengo si debba pretendere, però, è che Delfino, condannato a 16 anni per l’omicidio di Antonella Multari, sconti questa sua pena in carcere sino all’ultimo giorno.


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