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Il senso amaro delle relazioni

Creato il 21 giugno 2011 da Valed @valentinadoati

Amore e vendetta protagonisti di Senso, in scena al teatro Filodrammatici di Milano, per un interessante finale di stagione.

IL SENSO AMARO DELLE RELAZIONI
Un lucido ritratto psicologico femminile: la novella Senso di Camillo Boito (già tradotta in opera cinematografica da Luchino Visconti, e a cui si è liberamente ispirato lo spettacolo andato in scena al teatro Filodrammatici) ripercorre la relazione adulterina vissuta dalla contessa Livia Serpieri con l’ufficiale tedesco Remigio. L’epilogo tragico, determinato dalla vendetta dell’amante tradita, è motivo di riflessione quotidiana per la donna: quasi una tortura a cui si sottopone volontariamente per espiare, attraverso la lacerazione del ricordo, le colpe di cui si è macchiata sedici anni prima.

La novella disegna una protagonista ambiziosa e cinica nel manipolare gli uomini usando il potere della sua bellezza, ma colpevolmente ingenua nel credere alle promesse del soldato. La riduzione teatrale, realizzata da Gianni Guardigli, opacizza la prismatica sfaccettatura della figura della contessa, uniformandola a un orizzonte psicologico orientato alla nevrosi di una donna che reitera ossessivamente il ritorno al proprio passato.La trasposizione, in verità, è più che “liberamente ispirata” alla novella: infatti ne ripropone fedelmente la vicenda, con l’eccezione dello slittamento temporale dell’ambientazione (la relazione al centro della trama è ambientata nella Seconda Guerra Mondiale e non più durante le Guerre d’Indipendenza).
La regia di Francesco Branchetti fa emergere la caratteristica di monologo interiore insita nello «scartafaccio segreto della contessa Livia»: infatti ha posto un deciso accento sul percorso di introiezione, da parte della protagonista, di tematiche archetipiche come la passione, la gelosia, l’orgoglio, la vendetta. Mentre, però, la novella entrava nella psicologia femminile con acuta sensibilità, lo spettacolo compie un «viaggio nel mondo femminile» in cui pesa la mancata resa drammatica di alcuni momenti importanti nella vita della contessa Livia.
Spunti interessanti vengono offerti dagli aspetti tecnici: scenografia, luci e musica. Il palco, infatti, è disseminato di simboli (ci saremmo aspettati una interazione più stretta tra l’interprete e gli oggetti scenici): manichini che sembrano alludere agli uomini della contessa; il letto, metafora della passione che ha portato la protagonista alla rovina emotiva; lo scrittoio, luogo del ricordo e della scrittura delle memorie. Di sicura efficacia le luci e la musica: le sottolineature creano suggestioni misteriose di discesa in zone oscure della psiche femminile.Le evidenti potenzialità di questo spettacolo potrebbero essere esplorate più a fondo anche sul piano interpretativo: Isabella Giannone, attrice che da lungo tempo lavora con Branchetti, offre alla contessa Livia solamente il registro drammatico dell’enfasi e dei passaggi emotivi troppo rapidi per risultare credibili.
Senso è un processo vissuto tutto all’interno di una donna che si fa imputata e accusatrice di se stessa. È lecito che una passione divampante si trasformi in vendetta crudele fino all’omicidio a causa del tradimento? Insieme a Livia riflettiamo sul senso di stabilire dei legami di fiducia e di rispetto; di questa affascinante e contraddittoria figura femminile ammiriamo incondizionatamente il coraggio di non avere paura di guardare negli occhi le proprie «bassezze» o di essere consapevole che «il mio spirito nell’umiliarsi si esalta».visto al Teatro Filodrammatici il 13.VI.2011 Leggi la recensione su PersinsalaSENSO

liberamente ispirato alla novella di Camillo Boito 

di Gianni Guardigli 

regia Francesco Branchetti 

con Isabella Giannone  

(durata 55 minuti)


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