Il senso del mito

Creato il 18 novembre 2011 da Lamagadioz

Nell’ultimo mese sono successe tante cose. Troppe, tutte importanti, tutte devastanti, tutte insieme che non so come prenderle. Tre tragedie che mi hanno fatto pensare e ripensare all’idea di mito che ha la società di oggi.

La morte di Marco Simoncelli, le devastazioni e alluvioni della Liguria che hanno seminato morte e distruzione e la situazione dell’italia. Tre tragedie, in un modo o nell’altro che hanno messo e mettono alla prova l’animo umano con esiti inaspettati. E’ in questi momenti che nascono i miti, secondo me. O che ci accorgiamo della loro esistenza.

Il 23 ottobre guardavo il motogp con il mio ragazzo, a casa mia in quel di Novi Ligure. Stavamo facendo colazione, e il motogp di Sepang ha preso il via mentre sorseggiavamo il caffè. Poi è successo. Al secondo giro se non sbaglio. Mi ricordo ancora la sua testa riccioluta, immobile sull’asfalto. Troppo immobile. E lo sguardo del mio ragazzo, con una mano sulla bocca e gli occhi impietriti, come a dire no, no, no,no ti prego, no, no, no…che una parte di te sperava che fosse “solo” in coma o svenuto, che poi si sarebbe ripreso, ma l’altra lo sapeva bene che Simoncelli non sarebbe più tornato.

Io non seguo il Moto Gp. Quella mattina ero sintonizzata sulla gara non so neanche io per quale motivo. Io Simoncelli me lo ricordavo solo pe rla parlantina che sembrava una caricatura di quella di Valentino Rossi, e le battute sempre spiritose e quel sorriso stampato in faccia che sapeva di buono, di puro e sincero. Sapeva di uno che era felice della proria vita, e lo credo bene direte voi. Uno che se la stava godendo, che se l’è goduta fino alla prematura fine.

Un mito, in poche parole. Un esempio per i tanti giovani che seguono lui e il Valentino Nazionale.

Io non so quanto ho pianto, quanto ho pianto a rivedere le immagini di lui che vince e spalanca le braccia a mo’ di angelo sulla sua moto, di lui che ride e scherza con tutti e che adesso non c’è più. Mi ha fatto male quella morte, in un modo che non mi aspettavo. Perchè io Simoncelli non lo conoscevo, neanche sapevo se aveva vinto qualcosa, me lo ricordo solo come un burlone, un simpatico e bravo ragazzo. Uno che se passavi per strada e lo salutavi di sicuro ricambiava e non se la tirava. Forse è questo che mi ha colpito. Poi c’è stato il funerale, la chiesa gremita, il piazzale fuori strapieno. C’ è voluto il maxischermo per seguire il funerale. E applausi e lacrime. Simoncelli è entrato nella Storia. E ci fa un immenso piacere. Un bravo ragazzo strappato alla vita diventa per forza un mito. Simoncelli, come i suoi fans scrivevano in tutti i modi davanti al cancello di casa sua, è entrato nella leggenda.

Pochi giorni dopo il diavolo sotto forma di acqua ha devastato uno dei luoghi più belli del mondo, le Cinque Terre e parte dello spezzino e della Lunigiana.. Paesi spazzati via dalla furia dell’acqua. Famiglie rovinate. Morti. Guardavo le immagini di Monterosso e non ci potevo credere, io che a Monterosso ci avevo vissuto con i miei per un’estate intera, a gestire il cinemino del paese. Ho visto il paesello devastato e le parole del sindaco mi sono rimaste impresse nel cuore: “Monterosso non esiste più”. E’ vero, credetemi. La Monterosso di un tempo non c’è più. Il mito delle cinque Terre si è sbiadito.

Tra i morti c’è stato il volontario della protezione civile Sandro Usai, originario della Sardegna. Qualche istituzione al funerale era presente, ma di certo non c’era la folla di Simoncelli. Che paragone stupido, direte voi. Avete ragione, suppongo, anche perchè io per quel volontario, sono sincera, non ho versato una lacrima. Per Simoncelli ho pianto. Non è normale. Sandro è morto per salvare delle vite, Marco è morto mentre correva in moto. Marco è un Mito, mentre Sandro è un eroe silenzioso. Quelli che fanno tanto per tanti, senza fare rumore. Un eroe invisibile. Un mito invisibile non lo si puo’ definire, sarebbe una contraddizione in termini: il mito per essere tale deve essere visto e noto. Eppure i miti sono coloro che fanno qualcosa di grande nella vita che merita di essere ricordato ed essere preso ad esempio: salvare le vite, o morire provandoci, non  basta?

Sandro è certamente stato ricordato dal vescovo e dai suoi cari come un eroe che l’Italia non si dimenticherà. Voi ve lo ricordate? Sapete chi è Sandro Usai?

E poi è arrivato il maledetto 4 novembre che ha distrutto la mia amata Genova.

Quella mamma, Shpresa, morta nell’androne del palazzo della ” maledetta” via Fereggiano,  morta per cercare di proteggere le figlie, Janissa e Gioia, decedute anch’esse nella tragedia, non è forse un mito? Quella ragazza, serena Costa, che è morta annegata in quella “maledetta” via per andare a prendere il fratellino a scuola, non è un mito anche lei? Non merita le nostre lacrime? Certo che le merita, e stasera mentre scrivo ho il magone, significa che qualcosa si è mosso nella mia coscienza perchè quando penso a quella valanga di fango e acqua che ha massacrato la mia città non sto male solo perchè la mia bella Genova è stata deturpata da un’alluvione, ma penso a quelle vite spezzate perchè si trovavano al posto sbagliato nel momento sbagliato. E sono morte mentre cercavano di salvare qualcuno, chi i figli, chi il fratello.

Ci ricoderemo di loro? Io spero di sì. Mi ricordero’  di quel padre che in televisione non riusciva a parlare al pensiero che la figlia non c’era più, portata via a 19 anni dall’acqua, mentre riaccompagnava il fratello a scuola. Una ragazza piena di vita che mandava cv ovunque per cercare lavoro in questo paese fallito, una ragazza piena di sogni come lo siamo noi, come lo era il Sic, anche se il Sic il suo sogno lo aveva realizzato. Forse per questo è diventato un mito, perchè lui ce l’ha fatta e tanti giovani sperano di farcela come noi. E’ più bello essere come il Sic, che non come una ragazza qualunque, precaria e disoccupata che  muore salvando suo fratello. o un volontario che scompare cercando di salvare delle vite.

Sic è un mito, ma anche gli altri lo sono. Mi ricordero’ di quegli eroi silenziosi, quelle centinaia di ragazzi che hanno spalato fango instancabilmente e hanno aiutato come potevano. Eroi vivi, in carne e ossa, che sono fra noi. Gli ultras dello stadio hanno preso la pala e hanno spalato con la sciarpa della Sampdoria e del Genoa appesa al collo, i ragazzi che di solito vediamo occupare scuole e strade si sono rimboccati le maniche per dare una mano. Non  c’è stato spazio per contestazioni e violenza, solo del sano lavoro e altruismo. Segno che in Italia c’è qualcosa di immensamente buono in mezzo a tutto questo fango. Segno che i miti sono anche fra noi, qui e adesso.

Poi allargo la visuale e da Genova salgo fino a vedere la Liguria, il nord Ovest, il nord Italia, fino al centro e giù fino al tacco dello Stivale. Guardo l’Italia dall’alto che sta vivendo la sua tragedia, la nostra tragedia. E qui non vedo miti.

C’è solo un morto, il nostro paese. L’Italia di un tempo non c’è più, il paese come lo conoscevamo è destinato a cambiare. E forse un po’ ci spero, se il cambiamento sarà in meglio. Il Silvio se n’è andato, con immensa soddisfazione da parte di quasi tutti, anche da parte di chi gli voleva bene. Qui non ci sono eroi silenziosi, miti da esaltare, medaglie d’oro da dare. Qui c’è spazio solo per la vergogna.

La politica italiana ha fallito, il Sistema ha fallito. L’Italia rischia la bancarotta e ogni giorno guardiamo lo spread,  diventato una fastidiosa presenza quotidiana (chi se lo filava fino a qualche temp fa?) insieme alle aperture dei mercati che ci danno il buongiorno (che negli ultimi tempi non è mai un buongiorno). La salvezza del nostro paese dipende dai mercati.

Un gruppo di banchieri, professori e avvocati al governo forse ( e dico forse)  ci salverà dal baratro. Ma tanto la tragedia è ormai compiuta, l’Italia come la conoscevamo è morta. Ora tutti sperano che quel gruppo di tecnici faccia il miracolo. Ma quegli uomini non sono mitici, fanno solo il loro lavoro.  Possono diventarlo, se si smarcano dal passato e e dalla politica italiana, lo spero ma ne dubito.

Pero’ l’Italia puo’ ancora rinascere. Lo puo’ fare perchè ha dimostrato di tirare fuori le palle quando serve, di spalare fango a testa bassa se serve, senza lamentele ma solo con l’obiettivo di portare a casa un risultato. Il nostro paese non è fatto solo di santi, poeti e navigatori. E’ pieno di eroi silenziosi.  La rinascita del paese non è in mano ai Monti o ai Passera. Non stiamo a guardare questi che combinano, con le facce perse e assonnate come i parlamentari al Senato che ieri quasi si stavano addormentando con il discorso di Monti. Siamo svegli e vigili e proviamoci noi a farlo ripartire, questo paese.

Possiamo essere noi il nostro mito. Il Sic lo è per tanti giovani, come Serena che lo sarà  di sicuro per suo fratello e la sua famiglia, come  Shpresa che lo sarà per suo marito e per chi ha lasciato e Sandro che lo sarà per la sua terra. Ma anche come tutti quegli eroi silenziosi e vivi tra noi che lavorano ogni giorno e di cui neanche ci accorgiamo, un padre che si spacca la schiena per mantenere la famiglia, una madre che bada alla casa e fa felici tutti in modo miracoloso o fa tre lavori per mantenere il bimbo perchè è rimasta sola. Un ragazzo che nonostante la laurea fa lavoretti per mantenersi ma nel suo sogno continua a crederci. Mio padre che benché stia vivendo un momento difficile, continua a sorridere e a lavorare come un mulo perchè sa che prima o poi si uscirà da questo tunnel tremendo e non passa giorno che non mi baci sulla testa per ricordarmi di essere felice, che è quella la cosa più importante. O mia madre che tra mille difficoltà continua a fare i suoi miracoli, quelle mille cose che sanno di amore e di buono e che solo le mamme riescono a fare.

Questi, secondo me, sono i miti in cui dobbiamo credere e di cui dobbiamo seguire l’esempio.


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