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Il silenzio del rock – le nostre storie -

Creato il 26 gennaio 2012 da Postscriptum

Il silenzio del rock – le nostre storie -

Lo scorso 6 Gennaio su Repubblica.it è apparso un articolo di Gino Castaldo intitolato Il grande silenzio del rock in cui il famoso critico musicale chiariva come tutto il genere rock sia ormai bloccato da un mercato che non riesce più a conquistare, da ascoltatori sempre meno interessati e, nel complesso, quanto il rock sia oggi impoverito di ideali e potenza comunicativa.

Noi di Post Scriptum abbiamo allora deciso di scrivere questo post un po revival in cui raccontiamo come siamo venuti a conoscenza del genere per cercare di esorcizzare la delusione nei confronti della sua ormai inesorabile scomparsa (o comunque impoverimento letale).
Il rock non è solo musica ma anche una forma mentis, uno stile di vita, un movimento di pensieri e idee che esonda dai contorni del campo musicale per invadere la letteratura, il cinema e la cultura in generale, per questo raccontiamo le nostre storie, storie di rock.
Ci piacerebbe anche che utilizziate i commenti per raccontarci le vostre di esperienze con il rock, come lo avete conosciuto e quale brano vi ha colpito più di altri, che libro o che film vi ha cambiato la vita: perchè rock vuol dire anche, e soprattutto, cambiamento.

La lettura di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, a circa quattordici anni, è stata, nella mia timeline, ciò che ha diviso il prima dal dopo. In ogni cosa: dalle letture, alle infatuazioni (iniziò a piacermi un determinato tipo di ragazzo e ancora non mi sono liberata dallo stereotipo), dal modo di scrivere alla musica.
Il “rock all’italiana” credo di conoscerlo da sempre, anche grazie a mio padre, con Edoardo Bennato, Adriano Celentano delle origini, Gianna Nannini, la PFM. Del rock “vero” e straniero, invece, avevo poca conoscenza e tutta riferibile a quel che passava il convento, in altre parole le radio e Superclassifica Show con Maurizio Seimandi (direi, a memoria, John Bon Jovi). Da “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” in poi è stata, quindi, tutta una scoperta: dapprima Red Hot Chili Peppers, poi i Clash (per la versione cinematografica dell’opera di Brizzi, dove risuona “Should I stay or should I go”), poi parecchi altri. Per i miei gusti musicali, le scoperte fatte non sono sempre state piacevoli, ma sicuramente interessanti.


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