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“Il Tatuatore” di Simone Turri e Daniela Mecca: uno spietato killer terrorizza Chicago

Creato il 10 aprile 2015 da Alessiamocci

“Si svegliò di soprassalto a causa di un incubo terrificante: un pagliaccio dai capelli viola che tentava di avvicinarsi con la sua lingua lunga e famelica. Fuori pioveva a dirotto e il suono della pioggia che picchiettava all’esterno, aumentava la sua malinconia. Pensava ai momenti tristi appena trascorsi e a quelli che sarebbero giunti di lì a poco”.

Per gli amanti del thriller in stile americano, segnaliamo l’uscita del nuovo romanzo di quella che ormai potremmo denominare “la coppia del brivido”. Dopo “Il fiore nero” tornano Simone Turri e Daniela Mecca con “Il Tatuatore” (Editrice GDS, 2015), una storia di omicidi efferati in cui vi è un killer da individuare, ambientata a Chicago. Il protagonista è James Sunderland, agente speciale dell’Fbi, un tipo brillante e sulla quarantina, con un doloroso passato alle spalle. James è colpevole di avere “sposato” il suo lavoro, e di avere sempre dedicato poco tempo alla moglie Marita, morta in un incidente d’auto. Questo rimorso che si porta dentro, insieme al grande amore che ha sempre nutrito per lei, lo tiene ancorato ai fantasmi del passato, impedendogli di andare avanti con la sua vita. E il futuro potrebbe avere le sembianze della bella collega di origini portoricane Sarah Gomez, da sempre innamorata perdutamente di lui, ma non ricambiata. Se solo James gliene desse la possibilità; se solo riuscisse a guardarla in modo diverso.

La città è messa a dura prova da cruenti omicidi che colpiscono indistintamente una donna matura, una giovane ragazza e un uomo. Le vittime sono state tutte sgozzate, private del sangue, fatte a pezzi e incollate ad un elemento di supporto. Sulla scena del crimine, una maschera da clown lasciata ai piedi dei cadaveri, suggerisce un medesimo “modus operandi”. Un pazzo terrorizza la città, e bisogna assolutamente trovarlo. Il tempo sta per scadere, occorre fare presto. Anche perché ormai si tratta di una tacita “guerra” innescata fra James e il supervisore Morgan, una faida iniziata molto tempo prima che sa di corruzione e di degrado. James deve assolutamente risolvere il caso, prima che il suo acerrimo nemico, dalla dubbia moralità, gli tolga l’incarico.

Con l’aiuto di Sarah e del patologo Duncan Harris, sempre ligio ad analizzare la scena del delitto, James cercherà di trovare un nesso fra le vittime. Che cosa le accomuna? Bisogna partire proprio da quei tatuaggi che l’assassino infligge ai corpi delle vittime. Scritte fondamentali per arrivare al colpevole. “Guardami; Ascoltami; Cercami”, sono l’appello disperato che il killer fa al suo interlocutore. Ma a chi si rivolge? Cosa intende dire, e, soprattutto, chi è il suo vero bersaglio?

Nel corso dell’indagine, James avrà alti e bassi, con il ricordo di Marita, onnipresente, a vegliare su di lui. Persone a lui care potrebbero essere in pericolo. È ora di agire.

James Sunderland sente di avere a che fare con un individuo astuto ed organizzato, che si trova sempre un passo avanti. Avverte di essere entrato in un labirinto da cui è difficile uscire, dove si sospetta di tutti, ma ogni illusione di essere giunti a scoprire il mistero viene puntualmente disillusa.

Il fatto che l’opera sia stata architettata come un thriller in stile americano è sicuramente un valore aggiunto, in questo “giallo” che si complica sempre più, e del quale vorremmo giungere presto a scoprire l’assassino. Le descrizioni dei due autori sono molto meticolose, soprattutto per quanto riguarda gli ambienti e l’abbigliamento delle persone.

James è un personaggio tormentato, ed incarna l’eroe moderno. Non è un superuomo, bensì un essere umano con tutti i dubbi, i dolori e le debolezze che lo caratterizzano. Da apprezzare il fatto che gli autori disseminino l’opera di indizi, e che quindi, con un po’ di logica, sia possibile giungere ad individuare il colpevole. A volte uno scrittore di thriller “decide” che l’assassino sia un certo tale, e lo pone lì, al centro della trama, senza sentirsi in dovere di dare più di tante spiegazioni al lettore. Chi ama il thriller, queste spiegazioni le pretende poiché si diverte a cercare di capire ed anticipare l’investigatore. E Simone Turri e Daniela Mecca hanno ricomposto tutti i tasselli del puzzle, senza dimenticare nulla.

Molto brava, questa coppia, ad immedesimarsi nella mente del killer. Infatti i pezzi migliori sono proprio quelli dove cambia il font, e vengono descritte le mosse della “bestia”. Si fiuta la paura della “preda”.

James, si “risveglia” solo nella seconda parte, e riscatta il ruolo passivo che ha avuto nella prima. Converrete con me che andare per boschi, con un’indagine così delicata in corso, non è quella che si definisce esattamente un’idea geniale.

Siamo tutti grandi estimatori di serie televisive dove avvengono brutali uccisioni e si praticano autopsie. Reduci dei libri di Patricia Cornwell e di Kathy Reich, possiamo affermare che la parte più “debole” del romanzo sia proprio quella che riguarda rilevamenti ambientali ed ispezioni cadaveriche. Per esempio, si afferma che un cadavere dopo 5 o 6 ore dalla morte già emani odore di putrefazione. E stupisce come, al contrario, di questo odore di morte, non se ne parli all’interno dell’obitorio, quando invece dovrebbe essere la prima cosa che si avverte.

Qualche lieve imprecisione linguistica non compromette la buona riuscita della storia. Non deluderà “Il Tatuatore” gli amanti del genere.

 

Written by Cristina Biolcati

 


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