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Il tempo è un bastardo – di Jennifer Egan

Da Chiagia

Il tempo è un bastardo – di Jennifer EganVediamo di non usare l’aggettivo geniale, che non si dica che questa è una recensione entusiasticamente banale.
Ecco, diciamo fragolino.
E’ fragolina l’idea di fondo che regge questa ragnatela di storie della Egan: quella di creare molti diversi racconti che, sparsi per il tempo e per lo spazio, mostrano diversi momenti nella vita dei protagonisti e dei loro amici e parenti.
La Egan sparge per i racconti indizi su quello che il lettore troverà nei racconti successivi, costringendolo in qualche modo a un esercizio di lettura/memoria per ripescare le connessioni al momento opportuno e magari a una rilettura generale alla fine.
Fragolino, no?
Poi è fragolina l’idea (molto discussa e criticata) del racconto con le slides e anche il capitolo finale che ci porta in un futuro non lontano ma già inquietante.
La Egan dipinge con grazia i suoi personaggi, che mi hanno ricordato a tratti sia Franzen che il Coe della saga dei Brocchi: meno Proust (mi spiace per l’autrice), perchè non sono abbastanza fragolino e colto per conoscerlo.
Sasha, Bennie, Drew, Lulu e gli altri sembrano tutti barcollare sotto l’incedere del tempo (che è, appunto, un bastardo) e appaiono inevitabilmente indirizzati a baratri più o meno metaforici, che per fortuna talvolta evitano in extremis.
Un libro strepitoso (Pulitzer 2011), da leggere – è estremamente scorrevole e leggibile – e rileggere assolutamente.
Il problema di libri come questi è che alla fine ti lasciano un vuoto che fai fatica a sceglierne un altro.



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