Il tesoro nascosto.

Da Suster
Sarebbe molto più facile se ogni volta che viene a trovarci qualcuno tu non facessi la scontrosa almeno per la prima ora e mezza, se non si dovessero aspettare ogni volta i tuoi tempi e i tuoi modi di avvicinamento, lasciarti decantare in camera, aspettare che tu arrivi da sola, quando senti che l'attenzione si è spostata da te ai discorsi "da grandi", e allora, piano piano, ti affacci, cercando di ricondurla su di te, per tappe, interferendo fastidiosamente.
Sarebbe infinitamente più facile se non si dovesse sempre star lì a corteggiarti, cercando il verso giusto dal quale prenderti, per tentativi, sondando strade, argomenti che possono far breccia nella tua voglia di comunicare e di concederti agli altri, quella voglia che si avverte fremere in ogni tua fibra, ma che tieni al guinzaglio, finché non lo decidi tu, finché finalmente non ti sentirai a tuo agio, finché non ti passa il malumore che forse neppure tu ti spieghi, di non riuscire a dominare la situazione, lo straniamento dovuto alla novità, al dover colmare lo scarto dall'ultimo incontro, riallacciare il rapporto.
I poveri ospiti intanto ricevono in cambio delle loro moine solo bronci e rispostacce, e indispettiti "NO!" e si convincono allora di essere stati esclusi dal tuo mondo, rassegnati mi sussurrano: "Tua figlia mi odia", e io lì che mi dilungo in giustificazioni, sul tuo carattere, sul fatto che bisogna lasciarti il tempo di abituarti alle persone, su come gli approcci troppo diretti ti turbino, e aspetto speranzosa che tu ti sblocchi, per poter mostrare loro l'altra te, quella dalle mille e un racconto, quella che regala frasi da baci perugina facendo sciogliere tutti di commozione, che fa sorridere per la candida sincerità delle tue manifestazioni di gioia e il tuo desiderio di condividere.
"Vuoi vedere la mia camera?" "Non andare via, ti devo far vedere i miei giochi!" "Vieni che ti faccio vedere i disegni che ho fatto per mamma!" "Ma io voglio stare ancora con te, non voglio che vai via!"
Sarebbe infinitamente più facile se tu ti donassi con più prontezza, senza aspettare sempre l'ultima ora per poi rimpiangere che gli amici siano rimasti troppo poco tempo.
Sarebbe sicuramente più facile, ma sarebbe anche meno sorprendente, la meraviglia del tuo sbocciare, e la soddisfazione di chi, infine, si vede concesso un sorriso, un riconoscimento, e infiniti saluti con la mano dal vetro, con promesse e inviti a rivederci presto.
"Grazie per essere venuta, sono stata tanto bene con te! Torna presto! Ti vengo a trovare io la prossima volta va bene?"
E io credo che si sentano come chi ha appena espugnato una fortezza difesa da mille soldati.
Perché a te bisogna conquistarti. Tu non sei gratis.
Se così non fosse stato anche per noi due, non ricorderei fino ad ora, come uno dei ricordi più intensi della mia esistenza, quel tuo primo sorriso, tra le mie braccia, all'età di due mesi.
Era settembre, eravamo in camera, seduta sul letto io, stanca, demotivata, in un gorgo di sentimenti negativi, come chi sente di aver fallito un rapporto, prima ancora di cominciare, senza sapere "cosa" ha sbagliato, e il perché di questo rifiuto, il perché di quegli scatti di rabbia tra le mie braccia.
E poi quel sorriso, come un arcobaleno di speranza, la prima conferma di un riconoscimento, lo spiraglio sulla possibilità di un amore sofferto, di un rapporto tutto ancora da costruire, ma non più negato in partenza. E io alla vista di quel sorriso ho pianto.
Per questo capisco bene come debbano sentirsi, ogni volta, i nostri sopiti, quando tu li allontani, quando tu ti neghi.
E spero però che le persone sappiano vedere sempre sotto quella tua scorza dura, che sappiano aspettare sempre il momento in cui schiuderai loro quello spiraglio.
Non tutti avranno la voglia, o la pazienza di farlo, ma chi ce l'avrà, sarà premiato.
Ne sarà valsa sicuramente la pena.


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