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Il viaggio

Creato il 05 febbraio 2014 da Enricobo2
Il viaggioSecondo Lin Yu Tang, il mondo moderno (e lui scriveva nel 1936) ha perso la possibilità di viaggiare, proprio per il fatto che ha reso ciò più facile ed alla portata di tutti. Il viaggio è stato trasformato in turismo e la sua poesia ed il vantaggio che ne derivano è andato perduto. Da piacere è diventato industria con tutti i suoi vantaggi e difetti. Quali sono dunque secondo lui, i motivi che uccidono definitivamente il vero piacere del viaggio, i falsi idoli del turismo moderno? Il primo è quello di voler identificare il viaggio con l'accrescimento delle cognizioni. Mentre il viaggiatore, assorbiva sensazioni dall'ambiente che lo circondava, una sorta di assorbimento a pelle, d'istintualità, il turista segue la guida che gli spiega fatti, nomi, date e gli racconta avvenimenti che dimentica immediatamente, ma che in teoria dovrebbero servire ad accrescere il suo bagaglio di nozioni. Un po' il concetto che ho espresso l'altro giorno in Cultura e informazione. Il secondo è quello di viaggiare al fine di conversazione, tornare a casa aggiungendo un pallino al numero dei paesi visitati, portando soprattutto un gran numero di fotografie da mostrare agli amici per poter con loro, enumerare tutte le cose viste con puntigliosa precisione. Ovviamente tutto il tempo passato a fotografare e a filmare, oggi gli strumenti a disposizione sono davvero straordinari ed affascinati, ti impedisce di vedere davvero i luoghi e te ne torni a casa con la foto, ma il posto non lo hai neppure visto nella sua essenza. 
E' importante, ad esempio, quando arrivi ad Hang Zhou  farsi la foto mentre si beve il famoso Long Jin Cha per postarla subito su FB, dimenticandosi completamente di assaporarne l'aroma e il gusto straordinario. Alla fine il viaggio si riduce ad un elenco di luoghi da smarcare ad uno ad uno con una crocetta, dicendo fatto, fatto e  poi via a casa. Questo si tira dietro il terzo terribile errore, quello di viaggiare ad orario. Si programma tutto con cura, voli, treni, barche, si prenotano gli alberghi facendo governare il viaggio dall'orologio e dal calendario. Il viaggiatore invece che volesse sfruttare appieno il piacere del viaggio, si deve innanzitutto perdere e rendersi incognito senza contaminare con la sua presenza di straniero il luogo che attraversa. Deve dimenticare il suo status e le sue conoscenze, ma confondersi nella nuova realtà; deve diventare vagabondo e smarrirsi senza ora, senza appuntamento, senza destinazione, senza conoscere neppure il nome del posto dove arriva. Come dice Tu Lung nel suo Ming Liao Ze, non curarsi di nessuno in particolare è curarsi dell'umanità in generale. Il vagabondo penetra la natura e da questo trae il suo piacere. Un giorno un turista si fece convincere a fare una passeggiata in montagna vicino ad Hang Zhou, da un vagabondo di passaggio, forse un monaco taotista viandante, con la promessa di poter ammirare paesaggi indimenticabili. C'era nebbia e umidità e a malapena si scorgeva il sentiero. 
Dopo alcune ore di cammino giunsero ad una piccola radura tra le rocce. La foschia impediva di vedere alcunché e alle lamentele del turista, il vagabondo insistette per arrivare fino in cima da cui si sarebbe potuto scorgere un panorama indimenticabile. Il sentiero proseguì ancora per un paio d'ore, tra il profumo di muschio del bosco, il verde cupo degli alberi infradiciti e dalle cortecce corrose dietro alle quali correvano a nascondersi scoiattoli dalla lunga coda rossa. Arrivarono in cima completamente avvolti dalla nebbia. A mala pena si vedeva il boschetto di bambù di un tenero verde pallido nascosto tra i massi. "Ma non c'è nulla da vedere qui" protestò con veemenza il turista  e il vagabondo rispose:"Ma proprio questo era lo scopo, salire fin qui dove non si vede nulla": Tutta qui la differenza, quella tra il vedere le cose e il non vedere nulla. Così molti vedono cose ma alla fine non vedono nulla forse perché non hanno nulla o già troppo, dentro, altri che sembrano non vedere niente, ne portano con sé una grande quantità. Forse il vero viaggiatore è quello che ha la capacità di vedere davvero le cose.Come ha detto Chin Sheng Tan, in un commentario alla Camera occidentale, il corredo indispensabile da portare con sé in valigia è solo la capacità di vedere le cose., un talento speciale nel cuore e una visione particolare negli occhi. 
Se non ce l'hai il tuo viaggio sarà solo uno spreco di tempo e di denaro. Conoscere i diversi organi del cavallo non significa comprendere il cavallo, dice il filosofo Chuang Ze. Uno dei modi per dire in cinese la parola Viaggio è 旅行- lǚ xíng, dove nel primo ideogramma leggi il segno di Forza e quello di Grandezza, naturalmente spirituale e nel secondo, la stilizzazione di un incrocio di strade, un quadrivio dove di solito si incontra la gente e sorge un mercato, perché anche il mercante deve avere lo spirito del viaggiatore con le sue curiosità ed il suo pragmatismo di portare comunque a casa con sé qualche cosa. Chiuderei qui, anche perché l'ho già fatta troppo lunga e devo correre a mettere gli ultimi appunti sulla Lonely per completare l'elenco delle cose da vedere senza perdermi nulla, controllare le ultime prenotazioni su Google map, così mi programmo le poche ore libere nelle vicinanze, ho ancora un pomeriggio e una serata da sistemare e poi corro da Mediaworld a prendere una schedina di memoria in più, perché mi sa che nelle montagne del Vietnam ci sarà da sparare a raffica e non vorrei rimanere a secco. Il tablet è già carico nello zaino anche se non sono ancora stato capace a far funzionare whatsapp. Pazienza, parto lo stesso, l'avventura è avventura.. 

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