Il vino Aleatico di Puglia è stato oggetto di una notevole riscoperta per le sue caratteristiche originali.

Da Marisa

Il vino Aleatico di Puglia Doc è un rosso dolce, che deve le sue caratteristiche all’appassimento delle uve direttamente in vigna o su stuoie, dopo la loro raccolta. Si produce in due tipologie, dolce naturale e liquoroso dolce naturale. L’Aleatico di Puglia Doc è, infatti, un vino dolce da dessert, ma si beve spesso fuori pasto come vino corroborante.

Caratteristiche organolettiche e vitigni.
Il vino Aleatico di Puglia Doc si ottiene da uve del vitigno Aleatico per almeno l’85%, con l’eventuale aggiunta di uve Negroamaro, Malvasia Nera e Primitivo, fino a un massimo complessivo del 15%. Queste uve donano al vino il suo caratteristico colore. L’Aleatico ha, infatti, un bel colore rosso granato con riflessi violacei quando è giovane, tendente all’arancione con l’invecchiamento. Aroma delicato, con un sentore fruttato di prugne e ciliegie, frutti di bosco e spezie. La versione dolce naturale, sia base che Riserva, ha un sapore pieno e moderatamente dolce, scarsamente tannico e sapido, robusto di corpo ed equilibrato, e con una gradazione alcolica minima di 15°. La versione Liquoroso ha invece un sapore più caldo e dolce, e una gradazione alcolica piuttosto elevata, di almeno 18,5°, a differenza dei 15° della versione base e Riserva. Si precisa che la qualifica di “Riserva” la ottiene dopo i tre anni di invecchiamento.

L’Aleatico di Puglia Doc a tavola.
Si gusta soprattutto con dolci a pasta non lievitata, come le crostate (soprattutto con la marmellata di frutti rossi), le zeppole, la pasticceria secca di pasta di mandorle e alcuni dolci tipici quali le caratteristiche mendule turrate, mandorle tostate con lo zucchero, le susamelle e le castagnelle, dessert a base di pasta di mandorle e cioccolato.

Si consiglia di bere l’Aleatico di Puglia Doc entro cinque anni dalla vendemmia, anche se la tipologia Riserva, nelle migliori annate, si può degustare entro i dieci anni. L’Aleatico Doc si serve in calici per vini dolci passiti a una temperatura tra i 12 e i 14° oppure tra i 14 e i 16° nella versione Riserva.

La Doc Aleatico di Puglia è stata riconosciuta con DPR del 29 maggio1973 pubblicato sulla GU del 20.08.1973. Ogni etichetta deve riportare la Denominazione di Origine Controllata, la Regione di provenienza, la Denominazione del prodotto costituita dall’abbinamento della varietà di vite da cui proviene il vino e dalla zona geografica in cui tale varietà è coltivata; Volume nominale del vino; Nome o ragione sociale e sede dell’imbottigliatore; Numero e codice imbottigliatore, che può apparire anche sul sistema di chiusura (tappo o capsula) Nome dello Stato; Indicazione del lotto; Indicazioni ecologiche.

Un po’ di storia.
L’Aleatico di Puglia Doc si produce in tutta la Puglia da tempi immemorabili. Si dice che sia stato introdotto in Italia dai Greci. Per altri invece la vite è di provenienza toscana, probabilmente ottenuta da una mutazione del Moscato nero.

Citazioni.
*L’omonimo vitigno è citato da Pier de’ Crescenzi già nel 1303, ma senza nessun accenno alle sue origini. Pier de’ Crescenzi era un agronomo, nato a Bologna verso il 1233, morto nella stessa città verso il 1320, autore dell’Opusruralium commodorum (Liber cultus ruris), composto tra il 1304 e il 1309 e considerato il più importante trattato di agronomia medioevale, che trattava anche di viticultura.
*Ne parla anche Giuseppe Baldassarre, relatore e sommelier AIS (Associazione Italiana Sommeliers) nel suo libro “Il fascino antico e nuovo dei vini dolci di Puglia”.

Curiosità.
Il vitigno Aleatico ha il grappolo di forma allungata, che si riconosce dagli acini sferoidali con una buccia di colore blu molto pruinosa e di medio spessore. In Toscana è conosciuta una versione di questo vitigno a bacca bianca che si chiama Liatico.

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