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IMMAGINI DAL SILENZIO di Giorgia Carena a cura di Giovanna Lacedra

Creato il 02 aprile 2014 da Roberto Milani

IMMAGINI DAL SILENZIO di Giorgia Carena a cura di Giovanna Lacedra"IMMAGINI DAL SILENZIO" dalla poesia di Emily Dickinson la mostra fotografica di Giorgia Carenaa cura di Giovanna Lacedra.
FUORISALONE 2014
Palazzo FretteVia della Spiga 31Milano.ART FINDS ITS HOME AT FRETTE
Fuorisalone, dall'8 al 13 aprile a Plazzo FRETTE in Via della Spiga 31 a Milano.
Cocktail party su invito e art performance accompagnata dal MAG Trio (Angelo Corvino, drums, Michele Tacchi, bass e Gianfranco Calvi, pianoforte) 
venerdì 11 aprile dale 20.30 alle 22.30. Book signing domenica 13 aprile dalle 18 alle 20. Mostra aperta tutti i giorni dalle 10 alle 21. Last entrance 20.30.evento FBhttps://www.facebook.com/events/222868441242980/



GIORGIA CARENA: IMMAGINI DAL SILENZIOdi Giovanna Lacedra
“Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere.” Questo Emily pensava delle parole. Ne conosceva il vigore, la spietatezza e la grazia. L’irruente magnificenza del dire senza voce. I versi nascevano cesellando sillabe. Erano il suo strumento per raccontare la vita.“Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere.” Potrebbe dirlo anche Giorgia, pensando alla fotografia. Perché l’immagine ha la forza dell’immediatezza. E sa dar forma ai contenuti. Fotografare, del resto, non è altro che scrivere con la luce. È frugare il buio per afferrare la bellezza. Tradurre in immagine tumulti emozionali. E ancora, raccontare la vita.
Ma cosa accade se un giorno una fotografa decide di raccontare l’anima di una poetessa? Cosa accade se quei versi diventano visioni? La gestazione di quel sentire– che noi chiamiamo creatività – spinge Giorgia a cercare un corpo. Un corpo da dare a quelle parole. Un’immagine che incarni il silenzio di Emily. “One and One – are One” come scrisse lei stessa. Parole ed immagini si compenetrano: il silenzio della poesia nel silenzio della fotografia.
Immagini dal Silenzio è la serie fotografica che Giorgia Carena dedica ad Emily Dickinson. Ventidue liriche scelte diventano un corpo, uno sguardo, un’azione. E danno un volto alla solitudine.L’anima selvaggia non si lascia più celare da un viso eburneo e da capelli raccolti. È consapevolmente rabbiosa. È oltremodo affamata. E desidera gridare.Quindi si spoglia, scioglie i capelli e fende le ombre. Si accovaccia nella penombra, tra un libro, una candela e un geranio. “ Mi ero scelta la stanza più piccola…” e foglie di menta le cadono addosso. Una corda le lega i polsi. L’amore si prostra alla negazione .“ Mio- qui – nella visione – e nel divieto!” , mentre una sottana bianca si arrende sul pavimento.Le mani gocciolano “ …la supplica, di un poco d’acqua – da dita che passano vicine”.Ma lei persevera. “ Di asse in asse”. Verso l’esperienza. E con lo sguardo rivolto alle stelle.La nudità, sottolineata da una luce radente che ne disegna le forme e rileva i volumi, ha la stessa forza di un’emozione che non si è più capaci di trattenere.Sottratta al buio dalla luce della fotografia, la poesia è ora viva.Ed è nuda, in tutta la sua contemporaneità.Questa donna non è altro che una Emily contemporanea: una creatura ipersensibile, che vaga scalza nel proprio mondo interiore. È un’eroina atipica del tempo presente, che probabilmente ha spento il computer e staccato l’Iphone per provare a ritrovare se stessa. Disconnessa dal mondo globale, ad un passo dalla follia.
Immagini dal Silenzio è una mostra in cui l’immagine riattualizza la poesia, perché quando la poesia sgorga appieno dal cuore della vita, valica il tempo per appartenere ad ogni epoca. Così, le parole di Emily sono sue e nostre. Sono Ottocentesche e Postmoderne.E lei stessa, infondo, potrebbe essere qui.Non è da escludere, infatti, che muovendoci nei diversi ambienti di Palazzo Frette – tra profumi, seduzioni cromatiche e morbidezze –, possa capitarci di intravvedere una presenza diafana o di riconoscerne il passaggio in una vestaglia bianca adagiata su una sedia. Potrebbe persino accaderci di imbatterci in lei, mentre vaga a piedi nudi tra il letto e lo scrittoio.A quel punto, cosa le diremmo? E soprattutto: ci risponderebbe? Probabilmente no… Perché tutte le parole che Emily ha consegnato al mondo vivono in pagine di silenzio.

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