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In Africa l'utilizzo del franco CFA ritarda le possibilità di sviluppo economico delle ex-colonie francesi

Creato il 18 novembre 2015 da Marianna06

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Le ex colonie “chiedono il conto” alla Francia. Nei paesi dell’Africa occidentale e centrale che adottano il franco Cfa (sigla che originariamente stava appunto per ‘colonie francesi d’Africa’) si moltiplicano le voci autorevoli che contestano  questa moneta e la considerano un ostacolo allo sviluppo.

Il tasso di cambio del franco Cfa è fisso rispetto all’euro e i paesi che adottano la valuta devono anche versare alla banca di Francia una parte delle loro riserve monetarie come garanzia. Oggi, queste ammontano a circa 20 miliardi di dollari, che molti chiedono siano restituiti nell’ambito di una revisione degli accordi con l’ex potenza coloniale. Tra loro, Mamadou Koulibaly, ex ministro delle Finanze ivoriano, attualmente esponente d’opposizione, che punta il dito contro i bassi rendimenti dei depositi (lo 0,75%), oltre che sugli svantaggi economici più generali.

“Il franco Cfa - ha sostenuto l’economista - non favorisce esportazioni e commercio, non favorisce l’industrializzazione, tiene alti i prezzi. Non ha senso in un mondo globalizzato”. Un’altra conseguenza è quella sottolineata dal senegalese Sanou Mbaye, ex funzionario della Banca di sviluppo africana (Afdb), che ha sottolineato come nell’area del franco Cfa (moneta ufficiale di 12 ex colonie francesi più Guinea Bissau e Guinea Equatoriale) gli investimenti cinesi siano più scarsi che nel resto del continente.

Dall’ambito economico, le critiche cominciano a farsi strada verso le élite politiche. Una dimostrazione sono le parole pronunciate dal presidente del Ciad, Idriss Déby, lo scorso 11 agosto, nell’anniversario dell’indipendenza del paese. “Ora bisogna che questa moneta diventi veramente nostra, nei fatti”, aveva detto in quell’occasione il capo di Stato. “Una moneta - aveva poi aggiunto - che permetta a tutti i paesi che utilizzano il franco Cfa di svilupparsi”.

La prospettiva di una riforma generalizzata sembra in realtà ancora lontana, ma questo non ha impedito la nascita di alcuni progetti locali. 

                 a cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)


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