Magazine Società

In fondo al tuo cuore - inferno per il commissario Ricciardi, di Maurizio De Giovanni

Creato il 13 luglio 2014 da Funicelli
In fondo al tuo cuore - inferno per il commissario Ricciardi, di Maurizio De Giovanni Incipit:
Cade, il professore.Cade, e mentre cade allarga le braccia, come se volesse cingere la rovente notte d’estate che lo accoglie.Cade, e siccome durante la breve colluttazione ha buttato fuori tutta l’aria che aveva nei polmoni, adesso il suo corpo incoerentemente gli impone di inspirare, anche se quel nuovo ossigeno non servirà a niente, non farà nemmeno in tempo ad arrivargli nel sangue.E nemmeno il naso registrerà il profumo che viene dagli alberi e dai fiori delle aiuole, dalle cucine con le finestre aperte del quartiere, immerso nel calore come in una maledizione.Cade con gli occhi chiusi, senza guardare le luci ancora accese di chi non riesce a dormire nonostante l’ora tarda, e un po’ piú lontano, al di là dei tetti dei palazzi che digradano verso il mare, i lampioni della grande strada che pone fine al reticolo dei vicoli.Cade, il professore. E intanto i suoi pensieri si frantumano in mille piccoli pezzi, lampi di coscienza che non costruiranno mai piú una di quelle frasi armoniose per le quali è giustamente famoso nelle aule universitarie. Ormai sono come frammenti di uno specchio rotto che riflettono nella caduta quello che possono catturare, rimpiangendo quando insieme componevano una sola, bella immagine.Uno dei frammenti cattura l’amore.
C'è passione e c'è amore, in questo romanzo. C'è amore ma c'è anche il dolore che arriva da un amore tradito. O un amore non corrisposto perché i due cuori non hanno la forza di abbattere tutte le paure e i timori che li separano. Ci sono speranze per un amore che si vorrebbe far nascere e c'è la costanza e la forza di chi ha aspettato anni pur di rimanere fedele ad un patto d'amore siglato sui moli del porto di Napoli.
Guardando partire i bastimenti per l'America.
Amore e tradimento. Passione e dolore. Ambizione e sete di potere. L'ultimo romanzo dello scrittore napoletano Maurizio De Giovanni utilizza lo strumento del giallo, ambientato nella Napoli degli anni '30, in piena era fascista, per raccontare delle passioni umane, nei giorni caldissimi di luglio che precedono la festività della Madonna del Carmine.
In una di queste notti il primario di ginecologia Tullio Iovine del Castello, viene muore dopo un volo dalla finestra del suo ufficio. Si scoprirà poi, dai segni sul corpo, che non si è suicidato, ma è stato spinto fuori da una persona che doveva avere una forza enorme.
Sul posto accorrono il commissario Ricciardi e il suo aiutante, il brigadiere Maione. Accostandosi al cadavere, il commissario ascolta “il fatto”: è il dono che è anche una maledizione di Luigi Ricciardi, la capacità di percepire la sofferenza e gli ultimi pensieri dei morti, per morte violenta.
Ricciardi si avvide che il capo era appoggiato al suolo sul fianco destro; derivava dalla dinamica della caduta. Riportò l'attenzione sull'immagine, per ricevere l'ennesima ferita di dolore altrui. Quello del cadavere era quasi un sussurro dolce: Sisinella e l'amore, l'amore e Sisinella, Sisinella e l'amore, l'amore e Sisinella. L'ultimo assurdo pensiero al termine della caduta e all'inizio della morte. Il commissario si passò una mano sul viso, coperto da un velo di sudore, e malgrado il caldo non riuscì a controllare il caldo.
Il professore è morto con un pensiero d'amore in testa, indirizzato verso questa Sisinella (diminutivo di Teresa), che evidentemente non è la moglie, Maria Carmela Iovine.
Trovare il colpevole significa trovare il movente della morte dello stimato professionista e ai due investigatori si aprono troppe piste: questa Sisinella, ad esempio, l'amante di Iovine, per cui aveva chiesto ad un orafo di preprare un prezioso gioiello.
Nella sua ultima sera, Iovine aveva incontrato nel suo studio l'orafo Coviello (un artigiano del borgo), con due gioielli per due donne diverse, ma fuori dal suo studio lo aspettava un'altra persona nella penombra. È lui l'assassino?
Oppure il movente è da cercare nella gelosia?

Anche cercando nella sua carriera e nel suo lavoro si trovano dei moventi: come le minacce subite dal marito di una donna morta durante il parto, che forse si sarebbe salvata se il medico fosse intervenuto subito.
La moglie di Iovine consegna a Ricciardi una lettera di un ex collega del marito, piena di minacce.
Quando Maione fu uscito, Ricciardi si concentrò su ciò che aveva sentito nel luogo della morte del professore. Il sentimento che aveva inondato la sua pelle e l'anima, il dolore estremo della vittima, era tutto per la fantomatica Sisinella. La teoria del commissario era che dietro ogni delitto ci fosse la fame o l'amore, le due forze che garantivano la sopravvivenza della specie umana. Perciò, di volta in volta, cercava di capire quale di queste avesse la diretta responsabilità del crimine su cui indagava. Non si era mai sbagliato: uno dei due aspetti della passione era sempre stato all'origine del movente.Vero, Iovine aveva pensato all'amore, ma era stato un uomo di potere, e la fame di potere è tra le più terribili emozioni che possano scuotere un cuore ..
Un'inchiesta complicata. Perché si intreccia con una storia di tanti anni prima, quando due ragazzini che erano nati l'uno per l'altro, si promisero amore, all'Immacolatella, al porto di Napoli. Dove partono i bastimenti per l'America, per una nuova vita lontano dalle miserie e dalla fame.
Un amore che è stato scritto, in fondo al cuore.
Un'inchiesta complicata anche per le vicende personali che toccano da vicino i due investigatori e che tolgono loro la lucidità necessaria per affrontare il caso.
Ricciardi è ancora stretto tra le due donne della sua vita: l'impossibilità (o almeno, il non sentirsi ancora pronto) nell'abbandonarsi all'amore, lo hanno tenuto lontano da Enrica, che se ne è partita per Ischia, ad insegnare in una scuola estiva. Una partenza che è una fuga, perché in fondo al suo cuore sa che rimarrà sempre quella persona dagli occhi verdi che la guardava dalla finestra di fronte.
Livia, la cantante lirica, non si rassegna al rifiuto opposto dal commissario triste e proprio per lui organizza una festa in maschera, dove canterà una canzone (Passione, di Libero Bovio, Ernesto Tagliaferri e Nicola Valente) per gli ospiti e per Ricciardi.
Ma il colpo più forte è la malattia della tata Rosa, per un colpo apoplettico che la lascia tra la vita e la morte, vegliata dalla nipote Nelide nell'ospedale del dottor Modo.
Rosa, la sua vera famiglia, la persona che l'ha seguito fin da bambino, e che ora dovrà lasciarlo solo:
- Sai, Bruno, lei mi ama tanto, nonostante me. Io sono .. io ho tanti silenzi. Ero così anche da piccolo, non avevo amici, giocavo da solo. E lei mi seguiva sempre; io sapevo che c'era, non avevo nemmeno bisogno di controllare. E anche dopo, quando sono diventato grande e ho continuato a .. ho continuato a starmene da solo, una parte di me sapeva che poteva voltarsi in ogni momento e trovarla lì, la mia Rosa, una statua calda, ferma a seguire con gli occhi quello che facevo. La conosci, lo sai com'è. Testarda, lagnosa, petulante. Ma è tutto quello che ho.
Ma i sentimenti toccano da vicino anche la serenità di Maione che, arriva a dubitare della fedeltà della moglie Lucia, perché la vede entrare furtivamente in un portone …
In fondo al tuo cuore è un romanzo che va nel profondo dei sentimenti, anche quelli più sconvolgenti: la verità sulla morte del professor Iovine viene svelata nelle ultime cinquanta pagine ed è una di quelle storie che pesano anche sulla coscienza degli investigatori, perché costringe ad affacciarsi sull'abisso dell'odio e della sofferenza delle persone:
Quando arrivava a quel punto delle indagini, quando la matassa era dipanata e aveva chiaro il motivo del delitto e come fosse stato attuato, subentrava per un attimo la ritrosia. Come se affacciarsi con piena consapevolezza sull'abisso dell'odio, sulla freddezza della determinazione a uccidere o a volere la morte di un essere umano, fosse guardare un panorama terribile e divorante; un atto necessario ma del quale avrebbe fatto volentieri a meno.
L'agonia di Rosa, la fuga di Enrica, la corte di Livia: per Ricciardi è arrivato il momento della resa dei conti personali, ovvero abbandonarsi all'amore confidando ad un'altra persona la sua maledizione (il vedere i morti nei loro ultimi istanti), rischiando anche di perdere per sempre questa persona. Prima che sia troppo tardi.
Perché la vera sofferenza è rimanere soli. Senza passioni, senza amore. Senza nessuno a cui aprirsi.
Non a caso, le pagine più belle di questo libro non sono quelle che riguardano l'indagine, ma i dialoghi dove si parla d'amore. Quel sentimento che si annida in fondo al cuore.
Le lettere di Enrica, il dialogo intenso tra suo padre e Ricciardi al caffè Gambrinus, perfino il dialogo tra Maione e Bambinella, il suo informatore.
PS: però un finale che lascia tutto così sospeso, è veramente crudele!
La scheda del libro sul sito di Einaudi
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog