Magazine Diario personale

In infradito

Creato il 06 giugno 2015 da Povna @povna

In questi giorni di adrenalina e ansia, mentre tutti loro a scuola corrono e fanno ciò che devono fare, ma un pensiero corre fisso a una data, e una soltanto (il 17 giugno), mentre la tensione sale, così come il rischio attacco isterico, mentre le occhiaie sotto gli occhi si allungano, i vestiti stropicciati anche (ché Esagono pare sempre più uscito da una centrifuga), quando, lo scorso mercoledì, la stanchezza aveva fatto dubitare i Merry Men persino di loro stessi, se sono sopravvissuti indenni, alla fine, tutti, alunni e insegnanti (portando a casa pure alcuni buoni voti, buone pratiche, una bella festa e alcune acquisizioni metodologiche importanti), lo devono soprattutto a una persona, che è Piccolo Giovanni.
Alunno risolto quanti altri mai, in una classe di ex-risolti (prima che l’anno della quinta li trovassi a scavallare la linea d’ombra, con ciò consegnandoli alla smarginatura collettiva, come si è visto, o comunque allo sporcarsi necessario che caratterizza doverosamente l’età adulta), Piccolo Giovanni si segnalato, da sempre, per la sua capacità di mantenere le consegne, essere sbuccione nella voce, ma molto poco poi nei fatti, la giovialità in cui si vive la vita, momento per momento (“è ovvio che ridiamo, professoressa, siamo giovani”), accompagnata però da una capacità unica di portarsi avanti, fare il proprio dovere con una tranquilla serenità esemplare.
Mentre erano deportati, al momento della firma del patto di Mauthausen, e intuendo che quello che stavano per fare li avrebbe consegnati a una corsa contro il tempo che avrebbe triturato tutto il resto, la ‘povna con lui era stata chiara.
“Il tuo compito sarà quello di fornire Giovannina per tutti. Quando salteranno i nervi, e ci salteranno, fidati, tu dovrai essere la nostra roccia. Stare lì, e fare Piccolo Giovanni, ricordandoci con il tuo solo bel carattere che queste non sono cose per le quali ci si deve disperare”.
“Diamine, prof.!” – aveva risposto lui sorridendo tutti i denti – “e poi perché mai bisogna farsi saltare i nervi? C’è la maturità, si fa, agitarsi non la cambia” – e con questa prima, istintiva, profusione di Giovannina aveva scosso la testa cominciando a zufolare.
Così è stato, effettivamente. In tutte queste lunghissime tre settimane, che sembrano tre mesi, e anche tre anni, Piccolo Giovanni c’è stato, sempre. Sorridente, accomodante, impassibile. Ho continuato a giocare il suo campionato (che è per superare la media dell’8), ha atteso sereno alle scadenze. Ha aiutato i medi a studiare senza farne né proclami, né ansie (“Io mi prendo Stuffy, Teofilo e la Peciolina, che lo sa che a far recuperare gli Smarginati son poco bravo”), portandoli, ovviamente, tutti alla sufficienza. Ha scritto la tesina. Ha condiviso riassunti delle materie tecniche, è intervenuto ad aiutare nei progetti (“Che cosa fart ora che avete finito?” – ha chiesto ieri la ‘povna vedendolo al computer, indaffaratissimo; “Non abbiamo finito, prof., c’è da stampare, rivedere, aiutare gli altri” – aveva spiegato lui senza fare una piega, cosa ovvia – “Ma prima mi mangio il mio panino col salame!”).
Tutto questo sembrerebbe far concorrere Piccolo Giovanni ad alunno modello, e infatti così è.
“Lui viaggia come un treno” – ha detto Esagono alla ‘povna durante la seconda prova, giovedì pomeriggio, senza dissimulare un certo orgoglio; “Ci scommetto, è risolto” – aveva replicato la ‘povna.
Ma ogni cosa va commisurata al suo proprio sistema di riferimento. Piccolo Giovanni vive tra i Merry Men da sempre, ne è un membro cruciale, e non potrebbe essere altrimenti.
“Guardagli i piedi” – aveva infatti aggiunto la ‘povna al proprio vicepreside.
Perché, lo aveva già accennato cursoriamente un’altra volta, Piccolo Giovanni è, in questo momento, il loro baluardo, la loro forza, il loro antidoto per non prendersi e prendere troppo sul serio il grande melodramma. Ma svolge questo ruolo, inappuntabile, da una settimana a questa parte, a piedi scalzi.
E a quanti sostengano che tutto ciò non si fa, non sta bene, non è ortodosso, la ‘povna risponde che ne sono consapevoli. D’altra parte, a parte regalargli un paio di infradito (ciò che hanno deciso faranno, come dono, l’ultimo giorno, la ‘povna e l’Ingegnera Tosta), per come stanno messi, tutti quanti – la riscoperta attitudine hobbit di Piccolo Giovanni è l’ultima cosa sulla quale, chiunque di loro, abbia tempo e voglia di sottilizzare.


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