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Incompresa

Creato il 26 maggio 2014 da Ussy77 @xunpugnodifilm

incompresaAsia si nasconde dietro Aria. Da Cannes tra genitori surreali e bambine rifiutate

Asia Argento torna per la terza volta dietro la macchina da presa. L’intento di raccontare (come se fosse un album di famiglia) un’infanzia allo sbando appare lodevole, la resa lo è meno in una continua ostentazione di un ridondante girovagare per le strade di una Roma notturna.

1984. Aria ha nove anni, vive con i due genitori e altrettante sorellastre: Lucrezia, figlia del padre e innamorata del rosa e di Simon Le Bon, e Donatina, figlia della madre. I due genitori sono in continuo litigio tra di loro e Aria fatica a trovare un posto nella famiglia, anche perché ogni sua proposta viene zittita o fraintesa. Quando i coniugi si separano Aria comincia a rimbalzare da una casa all’altra con conseguenze devastanti (cacciata e costretta a girovagare di notte per i quartieri di Roma).

Selezionato nella sezione di contorno (ma di enorme prestigio) di Cannes 67, Un Certain Regard, Incompresa pone la sua macchina da presa ad altezza bambina e mette in scena un dramma esistenziale kitsch e a tratti trash, nel quale Aria (la protagonista) ci si ritrova suo malgrado. La sua unica colpa? Essere l’unica figlia di entrambi i genitori, che vivono una separazione non estremamente dolorosa, ma decisamente delirante. Da una parte troviamo una Charlotte Gainsbourg, pianista di talento e collezionatrice di uomini più o meno interessanti che la plasmano a proprio piacimento, mentre dall’altra parte lo spettatore si trova a osservare un padre attore, profondamente scaramantico e “cane” (Gainsbourg dixit o pubblico dixit?), che urla, strepita e batte i pugni. Nel mezzo c’è Aria, figlia di 9 anni che sperimenta tutto (alcool e fumo su tutte) e viene rimbalzata in modo costante da un genitore all’altro, rimanendo sempre un gradino sotto le figlie dei precedenti matrimoni dei due coniugi.

Pesca dalla sua esperienza di vita Asia Argento? Stando alla sue parole no. Le uniche fonti di ispirazione sono l’ambientazione (romana e anni ottanta), ma non pare un caso che i due genitori di cellulosa siano entrambi degli artisti e che la composizione familiare sia identica. Asia si nasconde dietro Aria, e questo è evidente.Tuttavia, evitando si soffermarsi sull’aspetto autobiografico della pellicola, si nota come la regista Argento volontariamente abbia costruito un prodotto caricaturale, nel quale le macchiette stereotipate degli anni ottanta si sprecano. Nonostante ciò è interessante lo sviluppo della vicenda, che esibisce con accuratezza gli umori, i palpiti e le timidezze che ogni spettatore ricorda di quel periodo di transizione. Purtroppo non basta e finisce per collocare Incompresa in un terreno ibrido. E il film, non scegliendo uno stile riconoscibile, ma prendendo spunto e stilemi dal grottesco e dal realismo, finisce per rivelarsi un prodotto che trova sfogo nell’imprevedibilità dei personaggi adulti e nella grazia impacciata (e crudele) di quelli infantili.

Manca il coraggio in Incompresa, una pellicola di formazione che vive sul costante saltellare da realtà autobiografica a finzione, che esibisce un’ottima colonna sonora (invasiva ed enfatica), ma che pecca nell’evoluzione psicologica della protagonista. Il colpo di scena finale c’è, ma forse non basta.

Uscita al cinema: 5 giugno 2014

Voto: **1/2


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