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Inconscio, incomprensibile eppure profondo: il culto delle Madonne nere – EAN BEGG

Creato il 09 settembre 2013 da Thoth @thoth14

“Sono nera, ma bella, o figlie di Gerusalemme

come le tende di Cedar,

come i padiglioni di Salomone.”

Cantico dei Cantici, 1, 4 – 5

 

Inconscio, incomprensibile eppure profondo: il culto delle Madonne nere – EAN BEGGCon questi versetti, peraltro famosissimi, tratti dal Cantico dei Cantici, incluso fra i testi biblici dell’Antico Testamento, tenterò di introdurre un libro piuttosto particolare e interessante, cioè IL MISTERIOSO CULTO DELLE MADONNE NERE scritto da un autore eclettico, personaggio eccentrico, studioso aperto e lontano da stereotipi e luoghi comuni. Si tratta dell’inglese Ean Begg, che, per essere allo stesso tempo studioso di lingue moderne, psicanalista junghiano il quale ha brillantemente compiuto i suoi studi al riguardo proprio al “Carl Gustav Jung Institut ” di Zurigo, il più prestigioso al mondo, e religioso appartenente all’Ordine monastico di San Domenico, si presenta come una sintesi umana di conoscenza fatta di elementi compatibili e insieme contraddittori. La Gran Madre Cibele, in Asia Minore; le nere vergini legate al sottosuolo ctonio presso i celti e i germani; le occulte dee nere nei templi – ipogeo dei cananei; la madre oscura Tanit dei fenici e dei cartaginesi; la dea nera Kalì degli indù antichi e moderni, ma soprattutto la dea egizia Iside sono, da un passato immemorabile, immagine e incarnazione del femminile, della sua complessità, della sua potenza, delle sue forze nascoste, del suo profondo mistero. Il Cristianesimo ha sintetizzato, inglobato, adattato, rielaborato ma non creato o proposto in esclusiva la figura della donna con bambino, scuri di pelle o completamente neri. La Vergine Maria con la pelle nera o molto scura, con il bambino in grembo o tra le braccia, è presente in molti luoghi di culto e santuari sparsi un po’ in tutto il mondo, meta di pellegrini, di visitatori di ogni genere, di studiosi del mistero, di sinceri cercatori di un senso del Divino che va al di là di ogni concezione scientifica e razionalizzante. Ean Begg ne IL MISTERIOSO CULTO DELLE MADONNE NERE si domanda, per prima cosa, perché oltre quattrocento immagini della Madonna in tutto il mondo sono “nere” o “scure”? E perché sono oggetto di un culto talvolta inconscio e del quale non se ne capisce il senso o la ragione? La terra nera e fertile, sottosuolo umido e caldo che custodisce i germogli della vita, i semi della rinascita, vaso contenitore della Creazione, gigantesco utero al pari di quello in miniatura della donna il quale contiene, alimenta, cresce, espelle il frutto divenuto ormai maturo. La terra nera, ricca di humus, che da frutti e messi, abbondanza e gioia, orrificità e dolore. Sessualità, fertilità, sapienza terrestre, intuito, immaginazione, ciclicità lunare e delle stagioni, essenza di vita e morte simboli sacri, in un inconscio collettivo oscuro e sedimentato da epoche su epoche, ere su ere, di potenza e di maestà sulle quali si innesta l’innocenza edenica o la tenera maternità della donna, della madre, della Madre Universale per eccellenza, cioè la Madonna. Ean Begg paragona il Santo Graal e l’Arca dell’Alleanza al vaso contenitore della vita, utero femminile, saggezza dei primordi perduta o trasmessa in gran segreto a gruppi di iniziati dispersi e spesso perseguitati. Nel libro, molto e con dovizia di particolari, ci si sofferma sull’eredità o trasmissione gnostico – cristiana, che attraversò e scosse l’Europa, l’Occidente per mezzo del culto segreto (e decisamente inviso alla Chiesa Cattolica ufficiale) di Maria Maddalena, toccando il suo apice con il Catarismo all’epoca delle crociate, custodito e preservato dai Cavalieri Templari. Nella tradizione cattolica occidentale, le Madonne nere sono statue di piccola statura, con le fattezze del volto circonfuse di una luminosità intima e latente, che rende ogni particolare immerso in una plasticità viva e senza tempo. Tutte, vestite o meno con abiti in stoffe pregiate, con sontuose corone in capo, troneggianti su baldacchini preziosi e sollevate da terra alla venerazione dei fedeli, tengono stretto in grembo il Bimbo Divino, frutto eterno dell’incontro benefico fra la Terra e il Cielo, delle nozze alchemiche tra la nera oscurità degli Inferi e l’abbagliante chiarezza della Luce Celeste, sintesi infinita e incomprensibile della Pietra Filosofale che, nel colore nero, racchiude il germe della regalità spirituale e il compimento della Grande Opera. Nella tradizione bizantina d’Oriente, invece, le icone delle Madonne nere penetrano i cuori, comunicano alla mente, parlano allo spirito. La fissità dello sguardo, l’espressione dolce e triste a un tempo, l’enigmaticità dei lineamenti, il nero intenso del volto che contrasta e si impone sui colori dei vestiti e lo splendore dei gioielli votivi stilizzati nella pittura o nella realtà invitano alla conversione o al riconoscimento del Divino nella maternità, nell’eterno femminino, nell’unione mistica fra Dio e anima che si compie silenziosa e inavvertibile. Nel libro IL MISTERIOSO CULTO DELLE MADONNE NERE Ean Begg fornisce al lettore una sorta di dizionario geografico che gli permette di individuare i luoghi di culto delle Madonne nere, completo, oltretutto, di tutte le informazioni necessarie sulle loro origini. Monserrat, in Spagna, è uno dei luoghi più conosciuti e più importanti al mondo dove si venera una Madonna nera (chiamata affettuosamente dagli spagnoli “La Morenita”). E poi Loreto, nelle Marche; Tindari, nei pressi di Messina, in Sicilia; Oropa, in Piemonte;  Chartre Eure – et – Loire, in Francia, e molti altri. Inconscio, incomprensibile eppure profondo il culto delle Madonne nere è saldo e si intensifica col volgere dei secoli e degli anni.

Francesca  Rita  Rombolà


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