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India

Creato il 23 novembre 2011 da Obyinlondon

IndiaEh, giá, sono in India.

Perché? …boh.

Il motivo é che una mattina di Novembre londinese (con i suoi nove gradi centigradi) vengo approcciato dalla mia granitica capa che con il pugno sulla scrivania mi apostrofa: “Come ti permetti di avere ancora due settimane di ferie residue da consumare a Novembre?! Vai subito in vacanza!”. La adoro quando fa cosí.
Indeciso sul dove andare guardo il mappamondo e mi dico: “Allora, voglio andare in una nazione a me inedita, in cui faccia caldo, in cui costi poco la vita, ed in cui ci sia il Taj Mahal“. Dopo attento vaglio di tutte le nazioni che corrispondono a questi requisiti ho infine deciso per l’India.

Vi risparmieró la trafila della caccia al biglietto piú economico (=“British Airways vuole £670 mentre Oman Air solo £390, peró con la seconda faccio scalo nel Golfo e non é garantito che riparto con entrambi i reni. Ok va bene Oman Air”), visto turistico (=“documenti, fotografie, bollettini, certo che questo consolato appena ci entri é come essere giá in India…”), dell’assicurazione di viaggio (=“questa copre apoplettica morte, cancellazione volo, calamitá naturale, rivolta civile ed invasione aliena, puó andare?”), dei vaccini (=“epatite: check. Poliomerite: check. Tifo: check. What about Ebola?”), delle medicine (=“antimalarici, antidiarroici, antipiretici, antigravidanza, whoops that’s a bit too much”) e passiamo invece al piatto forte: l’esperienza in sé.

Delhi: Delhi é un casino assoluto, una via di mezzo tra Napoli e le Paludi Morte del Signore degli Anelli: caotica, rumorosa ed inquinata; straccioni moribondi e truffatori disposti come aquile ad ogni angolo aspettano soltanto di avvistare qualcosa che rassomigli vagamente ad un turista per attaccarlo con le loro tecniche specializzate (alcune donne sguinzagliano orde di bambini che vi supplicheranno tirandovi per le maniche [ma voi provate a far sventolare una moneta e chiamerete a raduno i barboni di mezza Delhi tipo piccioni al parco...] alcuni giovani vi approcciano fingendovi di aiutarvi salvo poi darvi false indicazioni per farvi entrare nell’ufficio dei loro “amici”); ci sono cani randagi ad ogni angolo che aspettano solo di essere importunati per potervi passarvi con gioia la rabbia, e tutta la cittá in generale é coperta da un persistente odore di orina; Insomma l’unico pilastro di certezza sono le vacche: si fanno i fatti loro e non vi rompono mai le scatole.

Agra: Agra é stata molto diversa. E’ una piccola cittá quindi i turisti ci vanno per visitare il Taj Mahal ed immediatamente se ne vanno a fanculo altrove; tuttavia dato che avevo un giorno extra ho assunto un guidatore locale per mostrarmi la vita “off the beaten track” ed… é stato abbastanza shockante. La vita fuori cittá é molto dura e la gente fa tutto per strada: si tagliano i capelli per strada, mangiano per strada, persino si lavano per strada… ma di sicuro sembravano felici. Alla mia vista impazzivano letteralmente di gioia: grandi saluti, curiositá attorno all’auto per vedermi da vicino, tutti che volevano stringermi la mano (fa niente se avevano appena finito di pisciare per strada…), grandi sorrisi e nessuno mi ha mai chiesto denaro. I bambini in particolare mi adoravano e quando ho dato loro le barrette di avena che avevo portato da Londra é stato come se avessi dato loro i pezzi di un’astronave. L’altra cosa bella di Agra é che ho soggiornato a casa del buon Colonnello Lamba e sua moglie (qua il loro sito, in caso capitaste ad Agra); una sera é saltata la corrente (un evento piuttosto comune a quanto mi dicono) e mi hanno invitato a bere il the con loro, e mi hanno raccontato storie di vita in India: come acchiappare serpenti velenosi, come portare i bufali a fare il bagno nel fiume, come fosse lavorare nell’esercito Indiano al tempo della seconda guerra mondiale, e cosí via. E’ stato davvero unico, ed interessante.

Purtroppo ad Agra sono anche stato male. E’ stato piuttosto brutto (ho avuto il tris completo: diarrea, vomito e febbre – olé). La cosa peggiore é che é successo proprio poche ore prima di prendere un treno delle 5.10 per Jaipur (un viaggio di quattro ore e mezza…), ero uno zombie, ma non ho avuto scelta quindi mi sono costretto a scendere dal letto… sono arrivato all’hotel di Jaipur disidratato e moribondo (praticamente sembravo giá un locale), ma fortunatamente avevo portato una farmacia ambulante con me e mi sono ripreso in fretta… dopo un giorno chiuso in camera per riposarmi. E’ sempre orribile quando stai male in un posto che non riconosci come casa.

Jaipur: Jaipur é davvero una bella cittá (e credo anche piú ricca, dato che ho visto pochi mendicanti, un solo truffatore, nessun moribondo accasciato per strada, etc). Ho fatto amicizia con un guidatore di rickshaw di 22 anni che mi ha mostrato la cittá (é una di quelle persone che non ha mai lasciato la sua cittá ma da come parla ti dá l’impressione che abbia visto il mondo). A Jaipur finalmente ho iniziato a godermela. Abbiamo visitato fortezze, fatto shopping al bazaar, dato da mangiare a scimmie al tempio, importunato l’elefante tirandogli la proboscide, visto incantatori di serpenti, scambiato parole con i monaci del tempio. Questo é sicuramente piú vicino a quello che mi aspettavo di trovare in India. Le persone stesse sono piú aperte e amichevoli, e quando ti parlando puoi anche non dare per scontato che finiranno per mandarti in qualche negozio o chiederti dei soldi: nella maggior parte dei casi sono solamente curiosi di sapere da dove vieni, vogliono parlare in inglese, o vogliono una foto con te.

Al ritorno verso Delhi il treno é rimasto bloccato per tre ore nel buio piú totale, nel mezzo della campagna indiana, per avere messo sotto una vacca (…welcome to Incredible India…).

Questo viaggio ancora una volta é un’esperienza. Metterci Londra alla partenza ed all’arrivo aggiunge quel “salto” che mi fará cambiare come persona. Ad esempio non saprei cosa pensare oggi di quei barboni all’uscita della tube: hanno tutte e due le braccia, tutte e due le gambe, sono in buona salute, spesso hanno anche il lusso di essere sovrappeso, peró ti mandano a fanculo se regali loro una barretta di cereali perché loro volevano una birra, o meglio ancora dei soldi (n.b. per comprarsi una birra). Forse hanno bisogno di qualche settimana nel circondariale di Agra per ritrovare l’allegria. E che dire dei giovani che hanno partecipato ai riots per noia? E dei fat-cats che creano bolle finanziarie sulle spalle dei cittadini per infilarsi in tasca il bonus milionario?  Diciamo che forse ci sarebbe bisogno di un po’ piú di India per tutti. Ma questo non per guardare in faccia la povertá. Per imparare ad essere felici di quel che si ha. Guardando la nostra societá sembra ci siamo immessi in una scalata consumistica senza fine: piú si ha e piú si vuole. La guerra all’ultimo iphone, all’ultimo ipad…  in realtá abbiamo il 200% di quello che ci serve, il 99% di quello che vogliamo. Abbiamo tutto, eppur raramente a Londra ho visto persone per strada sorridere come ne ho viste in India.

La cosa piú bella da imparare é comunque che, per quanto lontano puoi viaggiare, trovi sempre brave persone, esseri umani che ti riconoscono come un essere umano, che provano le tue stesse emozioni, con le quali chiacchieri e ridi fino a dimenticarti che sei lontano da casa. In fondo, il mondo é fatto dalle persone, e sono le persone che fanno di questo mondo un bel posto.

Eh sí, lo so — volete le foto. Eccole.

Delhi – https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10150482709201929.430788.611931928&type=1&l=d4c7330c7f

Agra – https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10150490390421929.431682.611931928&type=1&l=3a9b2c6930

Jaipur – https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10150499180571929.432774.611931928&type=1&l=0fc6e3d0a4

Peace.

[email protected]; Lorena Minigutti; [email protected]; [email protected]; ‘[email protected]’; ‘[email protected]’; ‘[email protected]’; [email protected]; Magali ([email protected]); [email protected]; [email protected]; [email protected]

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