India: stupratori tornano e le danno fuoco

Creato il 03 gennaio 2014 da Molipier @pier78

Scritto da: Genny Sangiovanni 3 gennaio 2014 in Attualità, Esteri, News Inserisci un commento

Neanche 13 anni e già due stupri alle spalle. Questa è la storia di una ragazzina indiana che a Febbraio avrebbe amaramente festeggiato il suo compleanno.

Vicino Calcutta, lo scorso Ottobre, un gruppo di giovani l’ha stuprata due volte per poi tornare e bruciarla viva. Quando la notizia è stata diffusa si pensava che la ragazza avesse 16 anni.

Non che gli anni in più rendano meno squallida la storia. Due giorni e due stupri. La seconda volta stava tornando dal commissariato in cui aveva sporto denuncia. L’identificazione e l’arresto dei sei giovani non è bastato a mettere fine al terrore.

Il 23 dicembre scorso, un uomo l’ha raggiunta in casa e l’ha minacciata di gravi conseguenze nel caso in cui non avesse ritirato la denuncia, testimoniano i familiari. Lo stesso giorno, qualche ora dopo, le è stato dato fuoco.

Si è pensato ad suicidio, ma in ospedale, poco prima di morire, ha denunciato l’attacco da parte di due uomini vicini ai suoi stupratori. Le ustioni sul 65% del corpo non hanno dato speranza alla piccola vita spezzata. È morta il 31 dicembre. Dall’autopsia è emerso che era incinta ed il feto è stato sottoposto ad esame del dna per capire chi degli arrestati sia il padre.  I familiari hanno richiesto la pena di morte per i colpevoli.

Le proteste sono esplose a Calcutta, i cittadini hanno manifestato la loro rabbia alla polizia per non averla protetta. Rabbia aumentata per la denuncia dei familiari che affermano che i poliziotti hanno cercato di cremare rapidamente il corpo per non far eseguire l’autopsia e chiudere finalmente la vicenda. Il tutto affiancato da un’intimidazione a lasciare la zona.

Infatti madre e figlia a Novembre avevano seguito il padre a Calcutta (dove viveva per lavorare), proprio per sfuggire alle minacce di morte dopo la denuncia. Ma, evidentemente, non è servito.

Il primo dell’anno, centinaia di persone sono scese nelle piazze, compresi politici locali, per denunciare la violenza e l’atteggiamento della polizia che, non ascoltando le richieste della ragazza, aveva definito la sua denuncia come una “molestia”.

Niente di nuovo per la cronaca indiana. Quello della ragazzina di 12 anni è solo l’ultimo di troppi eventi di violenza brutale contro le donne (e bambine) che finiscono in tragedia.

Il governo indiano, intanto, con la commissione del governo per gli Affari economici, ha approvato il progetto che doterà i mezzi di trasporto pubblici di telecamere e dispositivi Gps per tutelare le donne.

Restano i freddi dati. L’India detiene la maglia nera nel mondo per la violenza sulle donne. Il National crime records sui reati sessuali mostra che dai 2.487 casi del 1971 si è passati ai 24.296 nel 2011. La nuova legge dell’Aprile 2013 che punisce numerose forme di violenza contro le donne, tra cui gli attacchi con l’acido, lo stalking e il voyeurismo non dà ancora risultati sperati.

Infatti non basta una legge.

Anita Dua, a capo della ong Lakshya, ha riportato che negli ultimi 12 giorni un’altra donna è stata stuprata due volte da un gruppo di uomini a Kanpur e “quando ha tentato di depositare la denuncia alla polizia, gli agenti  le hanno chiesto di lasciare la stazione e le hanno dato  5mila rupie perché non parlasse dell’incidente”.

Repubblica.it

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