Indian inside

Creato il 28 settembre 2014 da Sopravvivereinindia @svivereinindia

Siccome oggi è domenica, mi sono abbandonata alla rilettura di (quasi) tutto il mio blog. È una cosa che non faccio mai, ma che ogni tanto devi fare, anzi non lo devi proprio fare per forza, ma i miei friends dicono che è meglio farlo ogni tanto.

Rileggendo i bei tempi andati mi è venuto in mente un episodio di cui avrei sempre voluto parlare ma che avevo totalmente dimenticato. Come sapete, miei cari amici, io nella mia society venivo trattata quasi al pari di un’appestata, il perché non lo sappiamo e, forse, non lo sapremo mai. Questa non accettazione mi scocciava un pochino e mi faceva anche sentire piccola, povera e non voluta, stile piccola fiammiferaia. Tutto questo non-amore mi aveva riportato ai tempi bui in cui credevo di essere bruttissima, ma, brutta non come una persona esteticamente non bella per i canoni moderni, proprio brutta dentro, come un avvenimento spiacevole, qualcosa di più del semplice brutto, qualcosa proprio di sbagliato. Vabbè erano anni demmerda, la terribile adolescenza e bla bla bla.

Arrivata in India carica di aspettative e di tanto amore mi accorsi che tutto sto love non veniva apprezzato. Intanto, i giovani che lavoravano nella mia society mi guardavano strano, ma lo facevano solo se ero da sola, quindi, quando ero in cortile con qualcuno e dicevo: “di solito mi guardano strano, ma oggi no”, il mio interlocutore mi credeva irrimediabilmente pazza.

Lo sguardo strano di uno dei lavoratori della society è sfociato nella famosissima palpata in ascensore, dopo quel giorno io ho smesso di essere gentile e i miei amici si sono convinti che non ero io la pazza. Le donne ricche della mia society mi guardavano con sospetto, non mi avvicinavano, non mi chiedevano cose e mi tenevano a debita distanza…. tranne quella volta del sari-party. Come ho già detto, una donna expat organizzavano, due volte l’anno, una festa in cui indossavi il sari, ti incontravi in un ristorante, mangiavi, bevevi ed eri felice, in pratica era una bella opportunità per conoscere altre espatriate.

Sono andata ad entrambi i sari party con la mia vicina di casa, lei aveva l’autista quindi era più comodo, e nel tragitto casa-ristorante potevamo chiederci a vicenda (almeno mille volte) come facessero le indiane a lavorare con il sari, visto che noi faticavamo a camminare. Bona, la prima volta che indossai il sari ricevetti i complimenti dal vigilantes della piscina, lui mi vide, fece un big sorrisone e con tanto di pollice in alto mi disse: “ma stai un amore!”

Io gli sorrisi e scappai, perché come al solito ero in ritardo e comunque il vigilantes della piscina era l’unica persona che lavorava nella society gentile con me.

La seconda volta che indossai il sari, la mia donna delle pulizie mi aveva agghindato a dovere, perché l’altra volta si era accorta che non avevo abbastanza oro addosso, non avevo accessori, ero maledettamente sobria e se le cose devi farle le devi fare bene. Quindi oltre al sari, che non è proprio comodo, avevo anche questi chili di bigiotteria addosso, vi lascio immaginare! Nel tragitto appartamento di casa-appartamento della mia amica, con addosso le mie ciabatte brillantinate con la zeppe (non ridete che le vorreste anche voi) ad un certo punto incrocio una signora indiana. La tizia stava parlando al cellulare, mi vede, sorride, si ferma e, cosa ai limiti del surreale, inizia a chiamarmi. Io inizialmente non mi accorsi che parlava proprio a me, per mesi nessun indiano mi aveva mai neanche solo salutato, figuriamoci parlarmi apertamente! Scendo dal pero e mi volto, la tizia mi guarda con un sorrisone che non aveva neanche mia nonna alla mia cresima, e mi dice “mamma mia cara, ma stai di un amore, ti sta benissimo il sari, stai veramente bene” anche lei con tanto di pollice alzato.

In quel momento il cielo si è illuminato, ho sorriso a mia volta, ho fatto finta di essere perfettamente a mio agio e l’ho ringraziata con garbo, forse mi è anche spuntata una lacrima.

Alla fine, dopo mesi e mesi ho capito… loro volevano solo indianizzarmi, rendermi more indian and less veneta, forse non sapevano che il veneto non si cancella né si sostituisce. Oggi però posso dire che ogni tanto mi viene quell’istinto di mangiare con le mani, o di sputare per terra come i lama e, ovviamente, di bere superalcolici durante i pasti. Forse un po’ ci sono riusciti, forse l’indianizzazione è già in corso, forse fra pochi mesi inizierò a guidare come una pazza… ma lo faccio già, non vorrà mica dire che sono già un po’ indiana inside?!


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