Informazione sul web: come può tutelare la salute?

Creato il 25 dicembre 2013 da Rodolfo Monacelli @CorrettaInforma

Il giornalista, mediatore tra Asl e cittadino. Come l’informazione sulla Rete può tutelare la salute?

Può l’informazione sul web sostituire una consulenza medica? Come discernere le informazioni attendibili da quelle infondate? È ammissibile che un pezzo venga “montato” in campo sanitario? A queste e altre domande hanno provato a rispondere i relatori del seminario che si è svolto il 12 dicembre nel Polo didattico Volponi dell’Università di Urbino.

Senza dubbio, sia le Asl che i giornalisti devono garantire un servizio al cittadino con la massima serietà e responsabilità possibile. A ribadire questa tesi sono intervenuti ricercatori, giornalisti e professionisti come Lella Mazzoli, Aldo Ricci, Gea Ducci, direttori rispettivamente di DiSCUm e IFG, dell’Azienda Ospedali Riuniti Marche Nord e del Master MIOS. Hanno preso parte al dibattito, inoltre, Franco Elisei de Il Messaggero Marche, Luigi Luminati de Il resto del Carlino, Silvia Sinibaldi de Il Corriere dell’Adriatico Pesaro, Licia Caprara de Il sole 24 ore e altri portavoce del Servizio Urp, Comunicazione e informazione.

Ad unanimità è stata incoraggiata l’attività giornalistica al fine di migliorare l’efficienza del sistema sanitario italiano. Diffidenza e circospezione reciproca da parte di queste due entità non possono che disorientare il cittadino sempre più disinformato perché incapace di vagliare notizie contraddittorie fra loro. L’utente della rete è sì bombardato da un elevatissimo numero di notizie, anche sensazionali ma non sempre complete o attendibili. Così, si creano “masse di pesciolini” che si spostano all’improvviso, ora seguendo una corrente, ora un’altra. Una metafora del genere è tanto verosimile quanto allarmante. Per evitare i rischi di un’informazione sviante, le fonti dei comunicati non devono essere ufficiose ma ufficiali. Nel campo sanitario, questa voce di prima mano può essere fornita soltanto dagli addetti ai lavori, ossia dalle Asl stesse. Se queste creassero un patto di fiducia e di solidarietà con i media, il paziente sarebbe sicuramente più tutelato e non si farebbe suggestionare dai consigli propinati dalla tv e dalla rete.

Attenzione pure a quell’informazione che spesso sfiora il campo pubblicitario. Preoccuparsi della propria salute non significa assumere persino medicinali superflui, come osserva acutamente Licia Caprara. Affinchè l’enorme potere divulgativo dei social network sia convertito per instillare spontaneamente un comportamento di vita sano ed attivo, non ci può essere né superficialità né autoreferenzialità da parte del mondo scientifico. Enfasi e interesse di parte, a maggior ragione, devono essere estranei al linguaggio dell’informazione sanitaria.

Nonostante i buoni propositi, come ammette Franco Elisei, la rapidità di interazione tra sanità e informazione si verifica soprattutto nei momenti di criticità. Quando un fatto di cronaca richiama l’attenzione pubblica, l’esigenza di notizie si fa impellente. Eppure gli enti sanitari si mostrano sempre reticenti. A volte rassicurano pur non avendone i presupposti, altre volte, invece, si chiudono dietro un deleterio “no comment”. Ecco che, inevitabilmente, si accresce il sospetto di una verità preoccupante ma celata volutamente dalle autorità. Qui ha inizio, purtroppo, la non-comunicabilità tra istituzioni e cittadino. Se gli intermediari non possono svolgere a pieno il proprio mestiere, la popolazione reagirà con sdegno e sfiducia proprio per la mancata chiarezza comunicativa. Davanti ad un caso di malasanità, ad esempio, non avere risposte alle domande sulle vittime, le cause e le responsabilità, può creare conseguenze imperdonabili. Il danno arrecato al lavoro del giornalista va a svantaggio della società intera.

Forse, però, come chiarisce Luigi Luminati, è tutta colpa di una politica che non c’è. Quanto è lontana ormai dai giovani quella vecchia idea di politica come progetto da costruire insieme per l’intera collettività! Tuttavia, il fattore umano non può essere accantonato né dai tagli alla sanità, né da una politica manageriale.


Potrebbero interessarti anche :

Possono interessarti anche questi articoli :