Il "DeCretino del Fare Sciocchezze" del governo Letta continua a produrre danni. Troppi 80 punti, e quindi troppo poco pensati, da burocrati di partito, senza un sufficiente apporto di "esperti del ramo". L'ultima perla saltata fuori è quella sul capitolo wi-fi, che rischia di peggiorare la situazione già poco avanzata di oggi.
Insomma, non riescono a farne una giusta, neanche sotto tortura. E pensare, prima di scrivere? Tafanus
Gli esperti contro la norma sulla connettività inserita nel "Decreto del Fare" del governo. Il Garante: "Ha effetti opposti a quelli voluti". Anche il ministero dello Sviluppo economico prepara un emendamento (di Alessandro Longo - Repubblica.it)
E' una pioggia di proteste e di richieste di rettifica per il testo del Decreto Fare che, nelle intenzioni del Governo, doveva liberalizzare il Wi-Fi offerto dagli esercenti. In realtà è un pasticcio che potrebbe addirittura frenarne lo sviluppo e creare numerose incertezze normative, persino tra gli operatori telefonici.
LA SCHEDA La norma / Negli altri Paesi
L'ultima
denuncia contro la norma wi-fi del Decreto viene dal garante della
Privacy, che ne chiede lo stralcio. Ma emendamenti urgenti sono stati
presentati anche da Stefano Quintarelli (Scelta Civica) e Antonio
Palmieri (Pdl). Un emendamento è stato redatto persino dal ministero
allo Sviluppo economico, che si è reso conto dei problemi dell'attuale
testo. Tutte indicazioni che molto probabilmente incideranno in fase di
conversione del decreto in legge.
L'accusa del Garante non poteva
essere più esplicita. In una nota denuncia che - così com'è stato
scritto- il decreto ha un effetto opposto alla liberalizzazione a cui il
governo mirava. "Reintroduce obblighi di monitoraggio e registrazione
dei dati", gli stessi stabiliti dal decreto Pisanu e poi decaduti quando
ci si è reso conto dei danni che stavano provocando alla diffusione del
wi-fi pubblico in Italia.
Il motivo è che il decreto stabilisce
l'inedito obbligo "di tracciare alcune informazioni relative
all'accesso alla rete (come il cosiddetto 'indirizzo fisico' del
terminale, mac address)". C'è inoltre un profilo di
illegittimità perché questi dati "a differenza di quanto sostenuto nella
norma, sono - ai sensi della Direttiva Europea sulla riservatezza e del
Codice privacy - dati personali, in quanto molto spesso riconducibili
all'utente che si è collegato a Internet", prosegue il Garante. Ecco
perché "auspica lo stralcio della norma e l'approfondimento di questi
aspetti nell'ambito di un provvedimento che non abbia carattere
d'urgenza".
Anche l'emendamento presentato da Quintarelli e Palmieri chiede di eliminare i riferimenti al mac address,
per gli stessi motivi. In particolare, indica lo stralcio del comma 1
dell'articolo 10, che recita: "L'offerta di accesso ad internet al
pubblico è libera e non richiede la identificazione personale degli
utilizzatori. Resta fermo l'obbligo del gestore di garantire la
tracciabilità del collegamento (mac address)".
La prima
parte del comma è infatti superflua (non c'è già bisogno di
identificazione), mentre la seconda introduce i problemi di cui sopra.
Stessa
richiesta dallo Sviluppo economico, "perché il secondo comma,
interpretato in modo stringente, obbligherebbe gli esercenti a fare una
cosa che non è stata mai fatta finora e che è molto difficile: un
registro dove ogni mac address sia associato ai proprietari del
dispositivo". Per altro non servirebbe ai fini di sicurezza, visto che è
molto facile cambiare il proprio mac address, come nota anche l'associazione provider Assoprovider.
Altro
problema: nel testo si legge che non c'è obbligo di identificazione "se
l'offerta di accesso ad internet non costituisce l'attività commerciale
prevalente del gestore". Ma in questa definizione potrebbero rientrare
anche gli operatori telefonici, che non hanno da internet i principali
ricavi. Significherebbe la possibilità di attivare sim dati senza
fornire alcun documento o strumento di identificazione personale: una
rivoluzione per il sistema di sicurezza pubblica.
Su questo
punto c'è divergenza di opinioni; alcuni giuristi, come Fulvio Sarzana,
ritengono che la norma non si applichi agli operatori perché su questi
restano in vigore gli obblighi del Codice delle comunicazioni
elettroniche. Certo è che, a detta di tutti gli esperti e gli addetti ai
lavori, il testo è stato scritto male e, anche se mirava a
liberalizzare il wi-fi, ora getta il settore, aziende ed esercenti nel caos interpretativo.
Bisognerà
vedere se la conversione in legge sistemerà il pasticcio e varerà una
vera liberalizzazione senza equivoci. Ma è anche possibile che il
risultato finale che uscirà dalle Camere sia un azzeramento della norma.
Un ritorno al passato, a una situazione pre-decreto per quanto riguarda
il wi-fi. Con buona pace per chi sperava in una liberalizzazione reale.